Possibile guerra Cina-USA: dopo Donald Trump l'uomo forte della Casa Bianca è Steve Bannon?

Steve Bannon
Stephen Bannon nel corso di una riunione alla Casa Bianca. Washington, Stati Uniti, 2 febbraio 2017. REUTERS/Carlos Barria
  • Secondo Stepehen Bannon gli Stati Uniti andranno in guerra nel Mar Cinese Meridionale entro i prossimi 5-10 anni;
  • Bannon ha un'influenza molto forte sull'inquilino della Casa Bianca, ne suggerisce in molti casi strategia e dottrina ed è in questo momento uno degli uomini più potenti e influenti al mondo;
  • Secondo Bannon e Trump i conflitti con la Cina sono anche di tipo religioso, in quanto i cinesi temono il cristianesimo.

Stephen Bannon, ex direttore di Breitbart News diventato stratega della campagna elettorale repubblicana di Donald Trump ed oggi capo-stratega della Casa Bianca, viene descritto da molti come “il secondo uomo più potente del mondo” dopo il Presidente, of course.

C'è quindi da tenerlo in debita considerazione quando, spulciando tra le sue recenti dichiarazioni in materia di politica estera e di politica militare, ascoltiamo che “nei prossimi 5 o 10 anni andremo in guerra nel Mar Cinese Meridionale, non c'è alcun dubbio su questo”. A dichiararlo, per l'appunto, fu proprio Steve Bannon meno di un anno fa, era il marzo 2016, e pochi mesi dopo in una lettera al Washington Post scrisse anche che “quello cui stiamo assistendo oggi è la nascita di un nuovo ordine politico”.

Se Trump rappresenta “la speranza” allora Bannon rappresenta “la dottrina” e di questo non solo ne è consapevole ma ne è anche motivatissimo attore: appena entrato alla Casa Bianca, dove ha un ufficio per sé a pochi metri dallo Studio Ovale, ha iniziato a negoziare - ottenendolo - un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e si è mostrato allo staff come un collaboratore decisamente privilegiato del Presidente Trump. È l'unico a partecipare alle riunioni senza giacca e cravatta, le sue dichiarazioni e le sue prese di posizione non di rado vengono riprese a distanza di poche ore o pochi giorni da The Donald in persona, è sagace e sa utilizzare a suo vantaggio ogni strumento del potere a sua disposizione e alla Casa Bianca è soprannominato “l'Enciclopedia”. Bannon, scrive il Time, ha una sinergia mentale unica con Trump: “Sono entrambi grandi narratori” ha dichiarato Kellyanne Conway, consigliere del Presidente, sono entrambi loquaci e sfacciati, politicamente scorretti e amanti del denaro, entrambi puntano il dito da anni contro l'establishment repubblicano e democratico ed entrambi hanno visioni coincidenti sul commercio, immigrazione, sicurezza pubblica nazionale, ambiente e, in generale, sulla cultura politica da rifondare. Mentre tutti, persino i suoi fidati consiglieri, esortavano Trump a darsi una calmata ed abbassare i toni e l'asticella delle proposte politiche Bannon al contrario gettava benzina sul fuoco ed esortava Trump a spingersi ancora oltre, a proporsi come il distruttore del “vecchio” e promotore del “nuovo”.

Quello che è certo è che The Donald sembra determinato a infliggere colpi durissimi sia alla NATO che alle Nazioni Unite, almeno per quanto riguarda l'ingaggio degli Stati Uniti, e sopratutto a cambiare radicalmente la politica estera e militare americana: il primo “incidente diplomatico”, se così si può definire, Trump l'ha causato con la Cina quando era ancora Presidente-eletto telefonando al premier di Taiwan. E la Cina è da sempre il pallino di Trump: il suo indice ha indicato più volte Pechino come causa di tutti i mali (almeno di quelli economici) dell'America e in campagna elettorale non ha disdegnato dichiarazioni incendiarie sulla geopolitica asiatica. La questione, quindi, per ora si declina semplicemente portando pazienza e osservando cosa farà veramente Trump con la Cina nel Mar Cinese Meridionale.

Ciò che è possibile fare oggi è osservare come si svolgono le nuove dinamiche interne alla Casa Bianca, osservare chi sono i consiglieri più apprezzati ed ascoltati dal Presidente Trump e tirare un po' le somme. In questo Stephen Bannon ha una vera e propria antologia da consultare: “Stanno costruendo isole artificiali, come fossero portaerei stazionarie sulle quali posizionare missili. Vengono proprio di fronte al viso degli Stati Uniti sostenendo che quello è un tratto di mare anticamente di loro competenza” disse Bannon un anno fa. Oggi a quelle dichiarazioni si sommano quelle di Rex Tillerson, nominato Segretario di Stato da Trump, che ha detto nei giorni scorsi che gli Stati Uniti dovrebbero negare l'accesso alla Cina alle sette isole artificiali.

Cina e Stati Uniti sono, in poche parole, in rotta di collisione: se l'America farà ciò che ha proposto Tillerson uno scontro più muscolare sarà probabilmente inevitabile, anche perché Pechino trova sempre più alleati nel Mar Cinese Meridionale. Ultimi i vietnamiti, che nelle ultime settimane si sono impegnati a collaborare per risolvere la disputa territoriale.

Cercare di avere una visione del futuro osservando le dichiarazioni del passato di Bannon non è fantapolitica né fantagiornalismo: “L'Islam è la più radicale religione del mondo” diceva il corpulento consigliere presidenziale nel novembre 2015: “Credo che stiamo nuovamente per andare verso una grande guerra in Medio Oriente”.

Scavando il nocciolo della questione è sempre lo stesso: la religione. Il cristianesimo, secondo la dottrina Trump-Bannon (o Bannon-Trump che dir si voglia), è messo a forte rischio dall'espansionismo dell'Islam e da quello della Cina: “Più che l'America i cinesi temono il cristianesimo, più di ogni altra cosa” ha dichiarato Bannon, che invece sull'Islam dice che “sono arroganti, pensano che i giudeo-cristiani occidentali siano in ritirata” dichiarò durante una trasmissione radiofonica nel febbraio 2016. Se in materia di Islam abbiamo potuto avere un primo assaggio di ciò che sarà la presidenza Trump sulla Cina si attendono le prime mosse da parte dello Studio Ovale. O, più probabile, da parte dell'ufficio lì accanto: quello di Stephen Bannon.