Poste e Ferrovie, per Padoan il 2015 sarà l'anno delle privatizzazioni (per finta)

di 23.02.2015 10:55 CET
Renzi Padoan
Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan Reuters

Privatizzare società pubbliche è un po' il ritornello degli ultimi decenni, è un po' come quando in una famiglia non ci sono più soldi e allora si comincia a vendere di tutto, dalla propria auto all'argenteria. D'altronde non è un segreto che l'Italia non naviga in buone acque, visto che abbiamo oltre 2.000 miliardi di debito pubblico con un rapporto debito/PIL oltre il 130%, +30 punti in 7 anni. Il problema è che l'Italia non cresce, quindi se non si riesce a far salire il PIL conviene cercare di abbattere il debito pubblico.

Ovviamente le privatizzazioni non risolvono il problema del debito, il governo Letta aveva annunciato privatizzazioni per 10 - 12 miliardi, di cui la metà destinati a ridurre il debito pubblico: 5 - 6 miliardi, praticamente bruscolini. Per mancanza di tempo non si è fatto più niente, ma Renzi ha subito rilanciato di voler attuare il piano del governo Letta.

Dopo tante parole il ministro Padoan ha confermato che nel 2015 Poste e Ferrovie cercheranno capitali privati "con l'obiettivo di creare più efficienza, con servizi migliori per i cittadini". Peccato però che l'obiettivo non sia quello di favorire i cittadini come dichiarato, ma si intende fare cassa per dare respiro allo Stato. Sotto questo punto di vista tutto il mondo è paese, visto che un po' in tutto il mondo han deciso di privatizzare per cercare di risollevare la propria situazione economica: nel Regno Unito, ad esempio, il governo ha ceduto la Royal Mail, ma con una differenza sostanziale, ovvero mantenendo in portafogli una quota inferiore al 50%, destinata peraltro a scendere.

Infatti il piano della coppia Renzi - Padoan non è liberarsi dei gioielli di famiglia, ma fare cassa cedendo quote di minoranza e rimanendo saldamente al controllo. Un piano che potrebbe fruttare decisamente meno di quanto preventivato, perché se è vero che gli interessi ad acquistare quote di una società vanno al di là del controllo della stessa, è altrettanto vero che se si vuole cambiare la società (in meglio o in peggio) è necessario avere la maggioranza e non è detto che ci sia così tanto interesse a diventare socio di minoranza dello Stato.

Le società interessate da queste piano di privatizzazioni sono quattro, si tratta la vendita del 40% di Ferrovie dello Stato, del 40% di Poste italiane, del 5% di ENEL e del 49% di ENAV. Quote di minoranza per le prime tre, che di fatto non avranno ricadute sulle gestioni di queste società. Mentre si perderebbe il controllo di ENAV, la società che controlla il traffico aereo. Insomma, i capitali saranno attirati solo da dividendi e guadagni sul prezzo delle azioni, ma difficilmente si potranno imporre miglioramenti di efficienza: si pensi ad esempio alle FFSS, che sembra continueranno a mantenere il controllo della rete su cui viaggiano i concorrenti, a cominciare da Italo.

Queste privatizzazioni porteranno un po' di liquidità, ma il problema grosso sono le società partecipate dagli enti locali: sono oltre 5.000 ed un terzo di queste sono in perdita. In generale le società partecipate nel 2013 (ultimo anno di riferimento) ci son costate ben 25,93 miliardi di euro e forse è arrivata l'ora di darci un taglio.

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