Precari Scuola, il bluff continua: che fine ha fatto il disegno di legge?

di 24.03.2015 9:10 CET
Scuola
Alunni nell'aula di una scuola elementare Reuters

"La riforma della scuola è quella principale per il Paese, ne siamo orgogliosi. Ora la palla passa al Parlamento. Le proposte sono realizzabili abbastanza rapidamente, con grande intensità, se il Parlamento vorrà lavorare con senso d'urgenza. Sono molto ottimista".

Era il 12 marzo e Matteo Renzi, mostrando le solite slide, ostentava il consueto ottimismo mediatico sulla riforma della scuola. Ma, come troppe volte nel suo primo anno di governo, alle parole non seguono i fatti: due settimane dopo il disegno di legge licenziato dal Consiglio dei Ministri è al momento fermo ai blocchi di partenza.

C'è tempo fino alla fine di maggio per approvare il DDL  e dare il tempo al Ministero dell'Istruzione di giungere al 1° settembre avendo completato le procedure di immissione a ruolo dei 100.701 precari in attesa di stabilizzazione. Promessa già ridimensionata in corso d'opera, rispetto ai 148.100 di settembre 2014.

Il governo e la maggioranza sanno che il tempo gli gioca contro, conoscono le scadenze, ma due settimane sono volate via senza che sia stato fatto il minimo passa avanti. La riforma è attesa alla Camera dei Deputati, ma spulciando sul sito della Commissione Competente (la Settima: Cultura, Scienza e Istruzione) fino a giovedì 26 marzo non è prevista alcuna convocazione per discutere dell'argomento. Probabile a questo punto che si debba attendere la prossima settimana.

Nel calendario non mancano gli intoppi (la Pasqua, il primo maggio, la campagna elettorale per le Regionali) per un Parlamento che non è noto per essere una scheggia ma ha ricevuto la patata bollente dal governo Renzi in estremo ritardo, il perfetto capro espiatorio se il DDL non dovesse tagliare la linea del traguardo nei tempi prefissati.

La riforma della scuola non verte solo sulle stabilizzazioni dei precari ma è un testo complesso che rischia di essere reso non emendabile proprio a causa della mancanza di tempo. Per alcuni si tratterebbe solo dell'ultimo schiaffo che il governo ha voluto dare al Parlamento, già limitato dalla decretazione d'urgenza, DDL governativi e dal continuo ricorso al voto di fiducia.