Prescrizione, la riforma zoppica. E il NCD vuole tagliare anche la gamba sana

di c.forleo@ibtimes.com 25.03.2015 9:14 CET

A dieci anni dalla legge ex Cirielli forse è arrivato il momento di mettere mano alla prescrizione. Forse perché, anche nel giorno dell'approvazione alla Camera, il governo sembra comunque intenzionato a tirarla per le lunghe.

Il DDL passato ieri a Montecitorio senza i voti del Nuovo Centro Destra è atteso ora al Senato, dove gli alfaniani hanno un peso maggiore e possono affondare la legge. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha già dato rassicurazioni in merito: "Possibili modifiche a Palazzo Madama". In tal caso la legge dovrà nuovamente tornare alla Camera per l'approvazione definitiva. Non era più semplice e sensato concordare queste modifiche prima del voto di ieri, risparmiando un inutile passaggio supplementare?

Ma non è questo l'unico problema della riforma. Il DDL è stato anche ribattezzato 'prescrizione lunga', con un presunto "raddoppio dei termini". La realtà è diversa. I tempi di prescrizione si calcolano in base al "massimo della pena edittale stabilita per il singolo reato". In alcuni casi previsti dalla legge, il corso della prescrizione viene sospeso, ma in nessun caso "può comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere".

Secondo il DDL approvato ieri per i soli casi di corruzione semplice, aggravata e in atti giudiziari, la prescrizione aumenta della metà rispetto al massimo della pena edittale. Ad esempio nel caso di corruzione propria, oggi punita da 4 a 8 anni, la prescrizione scatterebbe dopo 12.

Si parla di raddoppio dei termini perché il governo ha in programma di aumentare le pene per l'ex articolo 319 del codice di procedura penale, la corruzione propria, che passerebbe ad un massimo di 10 anni. In questo caso, in combinato con la riforma approvata dalla Camera, la prescrizione scatterebbe dopo 15. Ma i due provvedimenti non viaggiano assieme: l'aumento delle pene per la corruzione è incardinato al Senato, dove il DDL è giunto in Aula la scorsa settimana ma dovrà aspettare prima di essere votato per un pasticcio del governo sul falso in bilancio.

In ogni caso, dopo anni di sole chiacchiere e promesse al vento, sarebbe comunque un timido passo in avanti. Sempre che il doppio iter, oggetto da mesi di continui rinvii, venga davvero completato. E che 'ragione di maggioranza' (vedi NCD) non comporti strada facendo un annacquamento delle due leggi. Un altro timore, espresso sotto voce, è che ci possa essere uno scambio: l'NCD si piega sulla prescrizione, ma detterà tempi e modi sull'annunciata riforma delle intercettazioni, tornate nel mirino dopo il caso Lupi.

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Allo stesso modo non si può non notare come la riforma nel suo insieme sia incompleta. L'aumento della metà dei tempi di prescrizione non si estende agli altri reati contro la pubblica amministrazione (concussione, peculato, abuso d'ufficio etc.). Una proposta di modifica in tal senso, anche per i reati societari, era stata avanzata dal Movimento Cinque Stelle ma dalla maggioranza, già spaccata sulla corruzione, è arrivato un no.

Critico il provvedimento anche nella parte in cui prevede lo stop alla prescrizione per due anni dopo il primo grado e di un anno dopo l'Appello, ma che si applica solo in caso di condanna e non di assoluzione.  "Anziché procedere a una radicale destrutturazione della disciplina attuale, con definitiva interruzione della prescrizione dopo l'esercizio dell'azione penale o quanto meno dopo sentenza di primo grado, si limita a prevedere due cause di sospensione della prescrizione. La soluzione rischia di aumentare ulteriormente la durata dei processi, senza produrre apprezzabili vantaggi". E' il giudizio dell'Associazione Nazionale Magistrati, contenuto in un documento depositato durante l'audizione in Commissione Giustizia del mese scorso.

Il principio della prescrizione è quello della "ragionevole durata dei processi" e della "certezza dei rapporti giuridici", ma il sistema oggi in vigore finisce per premiare chi, con tattiche dilatorie, riesce a tirarla per le lunghe. L'Italia rappresenta da tempo un'anomalia nel panorama continentale. Ed è l'Unione stessa ad averci chiesto interventi per correggere il tiro. Ma si sa, "ce lo chiede l'Europa" è uno slogan che va bene solo in determinati contesti.