Primarie PD: tutto ciò che vi siete persi e tutto ciò che c'è da sapere in breve

Emiliano renzi orlando
Michele Emiliano, Matteo Renzi e Andrea Orlando, candidati alla segreteria del Partito Democratico nel 2017 Flickr/Damiano Zoffoli + Reuters

Domenica 30 aprile si terranno le tanto attese primarie del Partito Democratico. I votanti saranno chiamati a scegliere l’assemblea nazionale del partito, ma soprattutto il nuovo segretario e probabile candidato Premier. In corsa ci sono l’ex Presidente del Consiglio ed ex segretario PD, Matteo Renzi, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando e il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Tre leader molto diversi tra loro che, attraverso le loro mozioni congressuali (cioè i programmi) cercheranno di portare i cittadini nei gazebo presenti in tutta Italia convincendoli ad apporre una X sul loro nome presente sulle schede.

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Un appuntamento importante non solo per i democratici, ma per l’intero Paese. Sia perché, come abbiamo già detto, il nuovo segretario sarà il probabile candidato alla presidenza del Consiglio nell’ambito delle prossime elezioni politiche (la scelta non è automatica, anzi, non sempre le due figure hanno coinciso) sia perché determinerà l’importazione politica di uno dei primi due partiti del Paese. Lo scopo, una volta eletto, sarà quello di recuperare il terreno perso nel corso di questi mesi, superare definitivamente la scissione e tornare ad essere il primo partito italiano dopo aver perso la leadership in favore del Movimento 5 Stelle.

Le primarie del 30 aprile dunque, devono essere considerate una delle tappe chiave del lungo cammino che porterà gli italiani alle urne.

I candidati


Sono tre i candidati alle primarie del Partito Democratico. Il primo è ovviamente Matteo Renzi, segretario del PD fino allo scorso febbraio ed ex Premier italiano in carica dal 2014 al 2016, quando ha deciso di dimettersi a causa della sconfitta subita al referendum costituzionale del 4 dicembre. Come detto, in base ai sondaggi e alle aspettative di tutti, è il favorito nella corsa. Il suo slogan è: "Avanti, insieme".

Il secondo candidato è il ministro della Giustizia dei Governi Renzi e Gentiloni, Andrea Orlando, apprezzato dalla frangia più a sinistra del partito, ma anche da coloro che hanno deciso di non scindersi e di “combattere il nemico dall’interno". Orlando era uno degli esponenti principali della corrente del partito denominata “Giovani Turchi”. Il suo slogan è: "Unire l'Italia, unire il Pd".

Terzo ed ultimo candidato è il governatore della Puglia, nonché magistrato in aspettativa, Michele Emiliano che, dopo aver dominato la scena con le minacce di scissione, ha deciso di rimanere “tradendo” i suoi ex alleati Speranza, Bersani, ecc. Slogan: "L'Italia è il nostro partito"

Primarie PD Fac simile della scheda delle primarie del Partito Democratico  partitodemocratico.it

Le mozioni di Renzi, Orlando ed Emiliano


Al centro della mozione, cioè del programma, di Matteo Renzi ci sono Unione Europea e lavoro. Secondo l’ex Premier bisogna agire allo scopo di cambiare e rafforzare l’UE che, nonostante le difficoltà, era e rimane un “orizzonte strategico” che riuscirà a sconfiggere i muri, la chiusura e i nazionalismi. “Al di là delle necessarie riforme dell’assetto istituzionale, si devono da subito porre le basi per una nuova politica europea in campo sociale, nella gestione dei flussi migratori, rispetto alla difesa comune e in materia fiscale”, ha spiegato Renzi nella sua Enews.

Dopo aver rivendicato i successi dei suoi mille giorni, Jobs Act su tutti, l’ex Presidente del Consiglio preannuncia la sua idea di partito, una forza politica prima di correnti che non sia sotto scacco dei piccoli gruppi. Un PD democratico, trasparente e responsabile che torni a dialogare dopo le difficoltà degli ultimi mesi.

Per Andrea Orlando invece la missione più importante è quella di sconfiggere le forze populiste dilaganti in Italia e in Europa attraverso l’unione delle varie forze di centrosinistra.

Per battere il populismo occorre andare avanti uniti, riconquistare il voto dei cittadini più giovani che nell’ambito del referendum costituzionale del 4 dicembre hanno dimostrato tutta la loro disaffezione nei confronti del PD votando in massa per il NO.

Secondo il ministro della Giustizia né la Buona Scuola né tanto meno il Jobs Act (vale a dire i due fiori all’occhiello del Governo Renzi) hanno raggiunto i risultati sperati. Per rafforzare il Paese, secondo lui, occorre puntare sugli investimenti pubblici.

Rispetto a Matteo Renzi ha una visione opposta del ruolo che si candida ad occupare. Se per Renzi la figura del Segretario coincide con quella del Premier, per Orlando i due ruoli sono e soprattutto devono rimanere distinti e separati.

Nel caso (remoto in base ai sondaggi) in cui a vincere sia Michele Emiliano , in base a quanto affermato, la prima mossa sarà quella di promuovere il ritorno degli scissionisti: Rossi, Speranza, Bersani e D’Alema su tutti.

Il PD inoltre tornerà ad essere il partito del “Noi” dopo la stagione dell’io rappresentata da Matteo Renzi che a detta sua non solo avrebbe rovinato il Partito, ma l’Italia. Il Partito democratico inoltre non sarà più il partito dei “banchieri e dei petrolieri”.

Al centro di tutto ci saranno l’Italia, ma soprattutto il Sud, territorio in cui i democratici sembrano essere sempre più deboli. Mai più alleanze con Forza Italia, mentre il Movimento 5 Stelle deve essere considerato un “fenomeno importante” a cui guardare.

I sondaggi e le previsioni


Il grande dubbio quest’anno non riguarda tanto il vincitore, dato che il risultato sembra essere scontato, quanto l’affluenza.

Lo scorso 3 aprile, giorno in cui si è chiuso il voto riservato ai soli iscritti ai circoli del Partito Democratico a votare era stato il 59,29% degli aventi diritto. Una percentuale salutata dai democratici come un grande successo. Peccato che l’apparenza inganni perché se da un lato è vero che nel 2013, anno in cui si è tenuto il precedente congresso,  a votare era stato il 55,34% degli aventi diritto dall’altro lato occorre tenere in considerazione che quattro anni fa il numero dei tesserati del PD i era pari a 539.354 militanti. Oggi invece sono 449.852. Il che significa che hanno votato circa 30mila iscritti in meno.

Le primarie però saranno aperte a tutti, militanti e semplici cittadini. La speranza del PD è quella di portare alle urne 2 milioni di persone. Sotto questa cifra, a prescindere dal nome del vincitore, sarebbe comunque una sconfitta.

Per quanto riguarda i sondaggi, nulla dovrebbe cambiare rispetto al voto determinato dai circoli. In base a tutte le rilevazioni effettuate a prevalere, con un margine molto ampio sarà Matteo Renzi, seguito da Andrea Orlando e Michele Emiliano. Un risultato fotocopia a quello sancito lo scorso 3 aprile, quando secondo i dati forniti dal Partito al primo posto si è piazzato l’ex Premier con il 66% delle preferenze, seguito dal ministro della Giustizia (25%) e dal Governatore della Puglia (8%). Da sottolineare che, in passato, il candidato vincitore nei circoli ha sempre vinto anche le primarie.

Ricordiamo che, nel caso in cui nessuno dei tre candidati dovesse superare la maggioranza assoluta, vale a dire  il 50% più uno dei voti, ad eleggere il nuovo segretario sarà l’Assemblea Nazionale.