Pronti i negoziati sulla Siria ma non ci sarà una svolta

Tramonto siriano
Un combattente ribelle del Free Syrian Army sul retro di un pick-up, dove è montata anche una mitragliatrice. Sullo sfondo la "superluna" delle scorse settimane. Dael, governatorato di Daraa, Siria. 14 novembre 2016. REUTERS/Alaa Al-Faqir

I colloqui di pace tra il governo siriano e i suoi avversari, tanto attesi, potrebbero non portare ad una svolta immediata nel conflitto ma creare le giuste dinamiche per arrivare alla pace, secondo quanto dichiarato dall'inviato delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura mercoledì 22 febbraio.

Secondo quanto detto dall'Associated Press, sollevando diverse preoccupazioni il giorno prima dell'inizio dei colloqui, giovedì 23 febbraio a Ginevra, Staffan de Mistura ha anche avvertito come alcune fughe di notizie non meglio specificate potrebbero cercare di minare i suoi sforzi per portare la pace nella nazione devastata dalla guerra.

“Vogliamo dare la possibilità al popolo siriano, ai partiti siriani, di cercare di avere un qualche tipo di dialogo” che possa condurre “oltre il semplice conflitto”, ha dichiarato l'ambasciatore ai cronisti giunti a Ginevra, aggiungendo inoltre di essere determinato a mantenere “un atteggiamento proattivo” nel corso dei colloqui.

“Non mi aspetto una svolta immediata da queste trattative bensì l'inizio di una serie di negoziazioni che saranno in grado di affrontare molto più in profondità le diverse questioni di merito” ha detto ai cronisti.

L'ambasciatore ha anche specificato che le discussioni si concentreranno sullo svolgimento di nuove elezioni, la redazione di una nuova Costituzione e una nuova governance.

La guerra civile siriana – esplosa tra il presidente Bashar al-Assad e gruppi ribelli che ne chiedono la cacciata – è esplosa quasi sei anni fa, devastando la nazione mediorientale e causando decine di migliaia di morti, oltre a milioni di sfollati.

La Russia sta fornendo supporto aereo alle forze si Assad nella loro lotta per riconquistare le aree controllate dai ribelli nel Paese, mentre altre fazioni ribelli ricevono sostegno dalla Turchia. Il conflitto che ne consegue e la morte di civili innocenti hanno spinto le Nazioni Unite a mediare l'accordo di pace.

In seguito delle pressioni internazionali per fermare la violenza e le uccisioni Russia e Turchia hanno concordato un cessate il fuoco – anche a nome delle parti in conflitto – imposto a partire dal dicembre 2016. L'accordo è stato spesso violato da ambo le parti.

I due alleati hanno anche promosso un ciclo di negoziati di pace ad Astana, in Kazakhstan, sforzi seguiti subito dopo l'annuncio della vittoria ad Aleppo da parte del governo di Assad, importante roccaforte dei ribelli.

Nel frattempo, alla vigilia dell'inizio dei colloqui di pace mediati dall'ONU, il principale gruppo di opposizione ha svolto incontri a porte chiuse, secondo le agenzie stampa. Salem Al Meslet, portavoce del gruppo, ha detto all'Associated Press che vuole colloqui “diretti” con le delegazioni governative: “Non vogliamo che questo giro di negoziati sia come l'ultima volta” ha detto, accusando la delegazione di Assad di “essere qui solo per guadagnare tempo e commettere più crimini in Siria”.

“Non vi è alcuna fiducia in questo regime. Questa è la ragione per cui stiamo ancora combattendo, non solo con le armi ma con ogni sforzo che ci possiamo permettere, per far finire veramente questo grande crimine in Siria” ha detto Al Meslet.