Putin, discorso di fine anno: "non bisogna collegare il terrorismo con l'Islam"

di 24.12.2016 9:03 CET
Putin, conferenza di fine anno
Putin mentre parla durante la conferenza di fine anno del 2016 REUTERS/Sergei Karpukhin

Nel corso della sua campagna, Trump ha spesso associato il “terrorismo” con i musulmani sparsi nel mondo parlando di “terrorismo islamico radicale”, una frase con cui ha accusato Obama per aver sempre rifiutato di collegare la religione agli attentati.

Tuttavia, sembra che il pensiero di Putin è maggiormente allineato con quello di Obama piuttosto che con quello di Trump, accusato di essere stato aiutato a vincere le elezioni presidenziali del 2016 proprio da Putin.

Nel corso della conferenza annuale svoltasi venerdì (23 dicembre), Putin ha detto che preferisce “non collegare Islam e terrorismo”, secondo quanto riportato dal media russo Sputnik.

“Preferirei che l’Islam non venisse menzionato invano quando si parla di terrorismo. Su questo punto ha ragione”, ha detto Putin quando gli è stato chiesto se la frase “Daesh, un’organizzazione terroristica in Russia” dovrebbe essere bannata dall’uso dei media.

A seguito dell’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, eseguito in nome della Siria, queste dichiarazioni potrebbero confondere qualcuno.

Ma le parole di Putin non fanno altro che rafforzare un concetto già espresso altre volte riguardo i collegamenti tra Islam e attentati. In un evento dello scorso maggio dedicato all’Islam nella Russia, Putin ha detto che Mosca sarà sempre “un alleato su cui contare” per “il mondo islamico”, secondo quanto riportato da Newsweek.

“Mi piacerebbe confermare che all’interno della Russia il mondo islamico troverà sempre un alleato fidato, preparato per collaborare nel cercare di risolvere i problemi”, ha detto Putin.

“Sosteniamo la posizione dei paesi musulmani per rafforzare valori come la giustizia e il ruolo delle leggi nelle relazioni internazionali”.

Le promesse di Putin e la sua retorica vanno a braccetto con la sua politica estera e con i tentativi della Russia di rafforzare la propria presenza militare in diverse aree del mondo. Mentre gli aiuti in Siria portati avanti dalla coalizione a guida statunitense, fatti di raid aerei e truppe nel territorio, hanno mostrato diversi limiti in questi cinque anni di guerra civile, la Russia ha aperto in questa nazione una base permanente e sta considerando l’idea di espandere la sua presenza in Vietnam e Venezuela.

I sondaggi mostrano i benefici per Putin, in termini politici, nel continuare a mantenere questa traiettoria in termini di politica estera. Nel giugno del 2015, una ricerca dell’istituto Pew ha indicato che il 90 per cento dei russi ha approvato le mosse di Putin nei confronti della Cina e l’85 per cento vede con favore il vederlo lavorare con gli Stati Uniti.