Quando il Pdl applaudiva la legge Severino

  | 21.08.2013 6:32 CEST
Alfano-Berlusconi
Il segretario e il leader del Pdl

La politica italiana è l'arte del rimangiarsi parole e leggi sostenute fino al giorno prima. Non fa eccezione l'atteggiamento del Pdl nei confronti della cosiddetta legge Severino, il decreto legislativo sull'incandidabilità pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 4 gennaio.

Una legge votata anche dal centodestra, ieri come oggi al governo assieme al Pd, prima per sostenere i tecnici oggi per condurre le danze in prima persona. La legge che oggi 'deve' essere trascinata davanti la Consulta, ieri andava bene per essere utilizzata a scopi elettorali. Il Fatto Quotidiano ha ripescato alcune di queste dichiarazioni:

 "Abbiamo affermato l'esigenza che l'incandidabilità riguardi sentenze definitive. Su altre questioni siamo insoddisfatti" (Fabrizio Cicchitto, giugno 2012)

"Va benissimo questo giro di vite sulla incandidabilità per rendere più credibile la politica" (Daniela Santanchè, novembre 2012) 

"È del tutto infondato l'allarme di incostituzionalità di una norma che prevedesse l'incandidabilità a seguito di condanna definitiva" (Gaetano Pecorella, novembre 2012)

"Il decreto sull'incandidabilità nasce da una nostra proposta che aveva come prima firma quella del sottoscritto" (Angelino Alfano, dicembre 2012)

"Il Senato ha fatto la sua parte, esprimendo il parere sull'incandidabilità, dando così una risposta pronta e celere" (Renato Schifani, dicembre 2012)

"C'è una legge di recente approvata che prevede l'incandidabilità di coloro che hanno condanne passate in giudicato: per me vale quella" (Nunzia De Girolamo, gennaio 2013). 

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