Quant'è sicura l'energia nucleare 31 anni dopo Chernobyl?

La centrale nucleare di Grohnde, Germania
La centrale nucleare di Grohnde, Germania Heinz-Josef Lücking (CC BY-SA 3.0 DE)

31 anni ed un giorno fa il mondo fu messo brutalmente di fronte ai rischi dell'energia nucleare: l'incidente alla centrale di Chernobyl causò danni a persone e cose che ancora oggi persistono. Ma quell'episodio in molti paesi causò anche un netto stop alla diffusione degli impianti di questo tipo. Abbiamo voluto attendere un giorno per evitare di discuterne proprio nel giorno dedicato alla commemorazione, ma oggi pensiamo sia giusto porsi la domanda: quanto è sicura l'energia nucleare?

L'opinione pubblica al riguardo è stata formata principalmente tra la fine degli anni '70 e '80, quando l'incidente di Chernobyl (1986) ed il "quasi-incidente" di Three Mile Island (1979): a quel tempo il dibattito era basato "soltanto" sull'inquinamento prodotto nella produzione di energia, ma non sull'impatto che questa poteva avere in termini di cambiamento climatico (sebbene molti anni dopo sia stato scoperto come chi operava nei combustibili fossili fosse già a conoscenza del problema).

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La realtà è che le centrali elettriche che sfruttano combustibili fossili producono molti più danni di quanto una centrale nucleare possa fare con un incidente (e considerate che gli incidenti capitano anche lì), ma dal momento che questo avviene nel corso degli anni e non con un singolo episodio l'impatto sull'immaginario collettivo è notevolmente ridotto.

Motivo per il quale, se si mostrano a qualcuno le ciminiere di una centrale elettrica a carbone non si produrrà un effetto significativo, mentre indicando le torri di raffreddamento di un impianto nucleare si stimoleranno pensieri che comprenderanno funghi atomici ed il celebre pesce a tre occhi dei Simpson.

In un certo senso, si tratta dello stesso effetto che si produce con gli incidenti aerei: volare è il modo più sicuro di viaggiare, eppure in giro si trova tanta gente mortalmente spaventata dall'idea di staccarsi dal suolo ma che non ha nessun problema a viaggiare in auto, sebbene ogni anno nel mondo muoiano in incidenti aerei più o meno le persone che perdono la vita in incidenti stradali in Italia nel corso di uno o due mesi.

Ad ogni modo, così come viaggiare in aereo presenta dei rischi peculiari, la stessa cosa avviene per l'energia nucleare: le radiazioni, come sa più o meno chiunque, possono causare danni enormi sia nel breve che nel lungo periodo, o addirittura uccidere in tempi rapidissimi nei casi più gravi (a Chernobyl ci furono 49 morti nelle ore e nei giorni successivi all'esplosione, quasi tutte persone che si impegnarono a contenere il disastro).

Semplificando molto il discorso, l'energia nucleare viene prodotta con delle barre di materiale radioattivo che riscaldano dell'acqua: in questo modo si produce del vapore che fa girare delle enormi turbine, che producono quindi l'energia che viene poi distribuita in rete.

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Se tutto viene effettuato nei modi prescritti ed in base alle regolamentazioni, il rilascio nell'ambiente di quell'acqua e di quel vapore è responsabile di un aumento del rischio di sviluppare un tumore per chi si trova nelle aree circostanti inferiore rispetto a quello che si avrebbe fumando qualche sigaretta al giorno. Volendo quantificare: normalmente chi vive in un raggio di 80 km da una centrale nucleare riceve una quantità di radiazioni pari a 0,1 μSv (microsievert) all'anno, mentre vivere al livello del mare espone a 260 μSv all'anno per l'esposizione alla radiazione cosmica.

pripyat chernobyl Un panorama della città-fantasma di Pripyat catturato con un drone. Sullo sfondo, la centrale nucleare di Chernobyl  Pepo Jiménez (CC0 1.0), via Wikimedia Commons

Un discorso analogo potrebbe essere fatto per quanto riguarda l'isolamento del materiale radioattivo usato (circa un terzo del materiale radioattivo di un reattore viene sostituito ogni due anni): la dimostrazione di come questo possa essere fatto in totale sicurezza viene dai reattori a fissione nucleare naturale, luoghi dove la fissione avviene senza l'intervento della tecnologia. L'unico luogo conosciuto di questo tipo si trova ad Oklo, nel Gabon: si ritiene che questa "centrale naturale" sia stata in funzione per centinaia di migliaia di anni, senza causare contaminazioni della terra e dell'acqua circostanti.

Come detto, il timore principale è però quello di un incidente catastrofico che possa alterare in modo drammatico ed irrimediabile l'ambiente circostante. In questo caso, i nomi che vengono in mente sono due, Chernobyl e Fukushima, gli unici eventi che abbiano raggiunto il livello 7 della International Nuclear and Radiological Event Scale (INES). Eppure, nonostante vengano spesso accomunati, i due eventi sono notevolmente diversi sotto molti punti di vista.

Chernobyl fu il risultato di una disastrosa combinazione di difetti progettuali ed errori umani. Questi ultimi sono ovviamente un rischio sempre presente, anche se il sempre crescente ruolo dei sistemi computerizzati ne minimizza progressivamente l'impatto. I primi invece sono stati superati proprio grazie a quanto si è imparato dall'incidente ucraino: i reattori di tipo RBMK erano infatti congegnati in modo che nel liquido di raffreddamento si formassero delle sacche di vapore all'aumentare della temperatura, cosa che provocava l'aumento della reazione a catena, anziché la diminuzione.

Fukushima è invece stata la migliore dimostrazione di come sia sempre necessario aspettarsi il peggio. Subito dopo il terremoto, i reattori della centrale giapponese bloccarono automaticamente le reazioni di fissione: il problema fu causato dal conseguente tsunami che allagò i generatori diesel, posti pochi metri sopra il livello del mare, che avrebbero dovuto permettere di continuare ad operare le pompe necessarie a raffreddare i reattori.

Vista aerea della centrale nucleare di Fukushima Vista aerea della centrale nucleare di Fukushima  Reuters

Questo portò a ben tre fusioni del nocciolo e la fuoriuscita di materiale radioattivo da 3 dei 6 reattori. La conseguenza fu la creazione di una cosiddetta zona di esclusione (tuttora in funzione) di 20 km intorno alla centrale. L'approccio progettuale delle centrali nucleari più recenti (quella di Fukushima Dai-ichi risale alla seconda metà degli anni '60) prende in considerazione il rischio rappresentato dall'impossibilità di utilizzo delle pompe di raffreddamento, facendo affidamento su una forza che nessun evento naturale può cancellare: la gravità. L'acqua può infatti essere inviata verso il nocciolo grazie al fatto di porre i serbatoi in alto.

Sia ben chiaro: un rischio esiste sempre ed è probabilmente non eliminabile, ma i miglioramenti tecnologici consentono ogni giorno di più di tenerlo sotto controllo. Come detto, i rischi esistono anche con centrali che operano con combustibili fossili e senza neanche bisogno di una concatenazione di eventi che porti ad un catastrofico incidente.

carbone energia Il carbone, l'energia del futuro (almeno secondo Donald Trump)  Tony Webster (CC BY-SA 2.0)

Una centrale elettrica a carbone rilascia nell'aria diossido di zolfo, ossidi di azoto, mercurio. Uno studio del 2004 mostrò come questo tipo di impianti causi 24.000 morti nei soli Stati Uniti ogni anno, il che significa circa 6 volte le 4.000 vittime stimate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come conseguenza dell'incidente nucleare di Chernobyl.

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Sfortunatamente, il carbone ed i combustibili fossili in generale hanno ancora molti "fan" in giro per il mondo. Uno dei più incalliti, purtroppo, si è recentemente trasferito in un grosso edificio bianco al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington, DC, e da lì sta lanciando regolamentazioni energetiche che sembrano appena uscite dagli anni '20 del XX secolo.

La soluzione non è certo la demonizzazione dell'energia nucleare, ma forse neanche la sua adozione incondizionata. Fortunatamente, in molti paesi le regolamentazioni in questo campo stanno sempre più puntando verso le energie rinnovabili, anche grazie al supporto di investimenti molto significativi dal punto di vista finanziario o a progetti ambiziosi come quello delle Gigafactory di Tesla. Del resto, non si è mai sentito nessuno gridare: "Fate evacuare l'area, c'è un incendio in quell'impianto fotovoltaico".

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