Quanti sono gli italiani musulmani che dicono Allah Akbar

di 27.05.2017 11:00 CEST
Preghiera durante il Ramadan
Un rifugiato afghano in preghiera durante il mese sacro del Ramadan REUTERS/Adrees Latif

Il 26 maggio è iniziato il ramadan per quasi 2 miliardi di musulmani sparsi per il mondo. Il periodo sacro per la religione islamica (uno dei cinque pilastri dell’Islam) dura circa un mese, durante il quale ai fedeli viene proibito mangiare, bere, fumare e fare sesso nelle ore diurne. Come si potrà quindi immaginare questi obblighi divengono particolarmente duri quando il mese del Ramadan cade in estate, periodo in cui le giornate sono più lunghe. Il Ramandan si basa infatti sul calendario islamico, composto da 355 giorni, e ogni anno cade quindi con 10 o 11 giorni di anticipo. Ricordiamo che possono astenersi dal digiuno le donne in gravidanza, mentre le donne che hanno il ciclo e le persone che sono in viaggio possono sospendere il digiuno, ma dovranno recuperare i giorni persi durante il successivo mese di Shawwal.

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In Italia abbiamo una comunità di musulmani in crescita, continuando però a rappresentare una nicchia, nonostante l’Islam sia di fatto la seconda religione del paese dietro a quella cristiana. Non ci sono dati certi che certificano quanti musulmani ci siano in Italia ma solo una serie di stime effettuate da istituti terzi: più o meno l’insieme di queste stime ci porta a dire che il numero di musulmani in Italia sono poco più il 2% della popolazione, ovvero circa 1,4 milioni (questi i numeri di ISMU aggiornati a inizio 2016). Tra questi la quasi totalità, circa il 90%, sono sunniti: 90% è anche la proporzione di sunniti nei confronti dei musulmani in tutto il mondo, mentre il rimanente 10% è rappresentato da sciiti. La divisione tra sunniti e sciiti ha portato a diversi e prolungati conflitti tra musulmani nel corso della storia, e ancora oggi gli attriti tra queste due fazioni hanno contribuito a infiammare il caos che brucia in Medio Oriente. Si ricorda qui brevemente la rivalità tra Arabia Saudita, a maggioranza sunnita, e Iran, a maggioranza sciita. Sunniti sono anche i maggiori gruppi estremisti Daesh, anche noto come Isis, e al-Qaeda.

Ancora più complicato avere numeri puntuali su quelli che sono gli italiani musulmani, sia quelli nati italiani musulmani sia di quelli che si sono convertiti successivamente all’Islam. Alcuni numeri ce li dà l’UCOII, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, ente che offre servizi di varia natura alle comunità musulmane in Italia: secondo l’UCOII gli italiani convertiti all’Islam dovrebbero essere circa 70.000 (rilevazione che si riferisce al 2012, ma la cifra oggi potrebbe essere più alta, dato che si parla di circa 4.000 convertiti all’anno). Diverse le ragioni che spingono i nostri concittadini ad abbracciare questa religione. In generale, possiamo dire che l’attenzione nei confronti dell’Islam è aumentata quando i riflettori si sono accesi dopo gli attentati dell’11 settembre, nonostante questa abbia avuto connotazioni fortemente negative. Non è raro ascoltare testimonianze di italiani che si sono avvicinati all’Islam perché disillusi dai valori occidentali, e sono diverse le donne italiane che hanno scelto volontariamente di indossare il niqab o l’hijab. Molti altri invece si sono convertiti perché spinti da amore: in quasi tutti i paesi a maggioranza musulmana la donna non può sposare un uomo di una religione diversa, negando quindi un diritto fondamentale che una società come quella europea dà per scontato.

Questo ci fa comprendere quindi che il fenomeno è poco conosciuto anche dagli addetti ai lavori e che dovrebbe pertanto essere oggetto di analisi più approfondita, anche per supportare le politiche di integrazione e di gestione delle comunità che appaiono oggi sempre più importanti per definire le regole di una sana convivenza.