Quel pasticciaccio brutto della direttiva Bolkestein in Italia. Ecco il futuro (incerto) di balneari e ambulanti

spiaggia rosa, isola di budelli, sardegna
Isola di Budelli in Sardegna CC BY-SA 2.0

La direttiva europea Bolkestein continua a far discutere. O meglio in Italia si discute dell’incapacità del Governo di trovare una soluzione che metta tutti d’accordo: normativa europea, esigenze dei concessionari (ambulanti o balneari) e Governo italiano.

Tutto nasce dalla ormai famigerata direttiva Bolkestein che prevede la concorrenza per la concessione di beni demaniali come le spiagge o gli spazi pubblici delle città. L’Italia, come spesso accade, ha sempre fatto di testa sua, prorogando in modo automatico le concessioni in scadenza, senza metterle a bando e aprendo all’eventuale concorrenza di altri interessati. Così la sentenza dello scorso anno ha dato torto all’Italia, decidendo di fatto la decadenza delle concessioni prorogate in modo automatico e obbligando il Paese a rimettere a gara tutte le concessioni.

Inutile dire che balneari e ambulanti sono scesi sul piede di guerra. La situazione resta complessa e molto confusa. Per quanto riguarda i balneari infatti, il Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 2017, ha licenziato un disegno di legge di delega al Governo per la revisione e il “riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico ricreativo per favorire, nel rispetto della normativa europea, lo sviluppo e l’innovazione dell’impresa turistico-ricreativa”.

Linea diversa per gli ambulanti per i quali il Governo ha inserito un emendamento al decreto Milleproroghe che dovrebbe ottenere il via libera al Senato proprio in queste ore. In entrambi i casi il Governo intende blindare le concessioni in essere e prevede una proroga per dare il tempo a Regioni e Comuni di mettere a punto la normativa sulla quale organizzare le aste per assegnare le concessioni degli spazi pubblici.

Al momento però le idee sono poche e molto confuse.

Direttiva Bolkestein e sentenza corte UE

La vicenda ruota intorno alla direttiva dell'Unione Europea 2006/123/CE conosciuta come direttiva Bolkestein da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi che ha sostenuto la sua approvazione. La direttiva Bolkestein è stata presentata dalla Commissione europea nel febbraio del 2004 e emanata nel 2006. La legislazione italiana ha recepito la direttiva tramite l’approvazione del decreto legislativo numero 59 del 26 marzo 2010 e sbarcato in Gazzetta ufficiale il 23 aprile 2010. La direttiva si concentra sui servizi del mercato unico europeo e vuole affermare il principio di concorrenza e libero mercato per quanto riguarda le concessioni di spazi pubblici, siano essi spiagge, sponde dei fiumi, specchi d’acqua oppure spazi in città dove mettere banchetti per la vendita al pubblico.

L’usanza italiana era di rinnovare in modo automatico le concessioni in scadenza, come se la concessione di uno spazio pubblico fosse legata ad un rapporto privato tra operatore e Stato e non oggetto di contratto pubblico di gestione temporanea. In Italia le concessioni sono da decenni tramandate di padre in figlio, di generazione in generazione, come se si trattasse di una proprietà privata e non di un bene pubblico. Sono numerosi in Italia casi di veri e propri monopoli di famiglie e gruppi che gestiscono le concessioni e gli spazi di grandi città, come Roma, o delle località balneari.

D’altra parte però ci sono le ragioni degli operatori. I balneari per esempio rivendicano le spese per la manutenzione degli spazi pubblici a loro affidati e soprattutto gli investimenti per la costruzione o ristrutturazione di stabilimenti balneari, bar o ristoranti che non possono poi passare ad altri.

Comunque sia, il 14 luglio del 2016 è arrivata la sentenza della Corte UE interpellata dal TAR proprio sulla “tradizione” italiana del rinnovo automatico delle concessioni demaniali: “Il diritto dell'Unione – si legge nel comunicato della Corte - osta a che le concessioni per l'esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri siano prorogate in modo automatico in assenza di qualsiasi procedura di selezione dei potenziali candidati”. “Tale proroga - prosegue - prevista dalla legge italiana impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati”.

La Corte è chiarissima: per affidare una concessione demaniale ad un imprenditore balneare è necessario indire delle gare pubbliche e trasparenti, gare che dovranno “garantire imparzialità e trasparenza con adeguata pubblicità”.

Bolkestein contro balneari

La sentenza della Corte ha fatto salire i balneari sulle barricate, ma la soluzione non è ancora dietro l’angolo. Il 27 gennaio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge delega elencando i principi e i criteri che il Governo dovrà osservare e le modalità di affidamento delle concessioni nel rispetto dei principi di “concorrenza, sostenibilità ambientale, libertà di stabilimento, garanzia dell’esercizio, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e il riconoscimento e tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale”.

Al fine di garantire la pluralità e la differenziazione dell’offerta, dovranno, inoltre, essere stabiliti adeguati limiti minimi e massimi di durata delle concessioni entro i quali le regioni potranno a loro volta fissare la durata delle stesse.

Il Governo viene, inoltre, delegato alla revisione dei canoni concessori, che dovranno essere determinati con l’applicazione di valori tabellari, tenendo conto della tipologia dei beni oggetto di concessione, anche con riguardo alle pertinenze e alle relative situazioni pregresse.

I balneari hanno chiesto al Governo di prevedere una proroga di 20-30 anni prima di bandire nuove aste, ma è impensabile che la proposta venga accettata. L’Italia è stata tirata per un orecchio dall’Europa sul tema delle concessioni demaniali marittime e al massimo potrà prevedere un breve periodo transitorio nel quale mettere a punto la nuova disciplina.

Di questo le associazioni dei balneari sono consapevoli. Simone Battistoni, vicepresidente nazionale del Sindacato Italiano Balneari/Confcommercio, al termine di un incontro con il Ministro Enrico Costa ha spiegato che “se da una parte Costa ha detto che non possiamo aspettarci un periodo transitorio di 30 o 40 anni dall’altra ha ribadito che non si può ‘tirare una riga su tutto quanto ha costruito la nostra categoria’.

La strada verso regole chiare e certe per disciplinare l’affidamento delle concessioni demaniali marittime è ancora lunga: licenziata dal Consiglio dei ministri, la legge delega dovrà essere approvata dal Parlamento e poi toccherà al Governo approvare i vari decreti delegati per indicare le regole del gioco.

Bolkestein contro ambulanti

Discorso leggermente diverso per gli ambulanti, coloro che occupano suolo pubblico con baracchine e banchetti. Per loro il Governo è intervenuto in modo più rapido e mirato. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato l’emendamento al decreto Milleproroge che proroga fino a tutto il 2018 le concessioni in essere.

Ma anche in questo caso il balletto normativo ha rischiato di far impazzire le categorie interessate: l’emendamento approvato infatti, è alla sua quarta formulazione che, al netto di sorprese dell’ultim’ora, dovrebbe essere quella definitiva.

 "Al fine di allineare le scadenze delle concessioni di commercio su aree pubbliche garantendo omogeneità di gestione delle procedure di assegnazione – recita l’emendamento - il termine delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione e con scadenza anteriore al 31 dicembre 2018 è prorogato fino a tale data (nella versione precedente c’era anche la dicitura “fatte comunque salve le procedure già avviate e i relativi effetti”). Le amministrazioni interessate, che non vi abbiano già provveduto, devono pertanto avviare le procedure di selezione pubblica, nel rispetto della vigente normativa dello Stato e delle Regioni, al fine del rilascio delle nuove concessioni entro la suddetta data. Nelle more degli adempimenti da parte dei Comuni sono comunque salvaguardati i diritti degli operatori uscenti".

Le concessioni sono così prorogate al 31 dicembre del 2018 anche nel caso dei Comuni che hanno già avviato le pratiche per indire l’asta. La dicitura presente nella formulazione precedente del testo, infatti, aveva creato forti dubbi e perplessità: all’interno della stessa Regione c’erano casi di Comuni che stavano per avviare le aste, così come indicato dalla direttiva Bolkestein, e altri che aspettavano il via libera del Governo. In questo modo invece, si impone a tutti Comuni di avviare le procedure di gara entro il 31 dicembre 2018 senza alcuna distinzione. Insomma il principio della libertà di commercio per gli ambulanti italiani inizierà a valere soltanto dal 2019.