Questo robot del MIT può leggere nel pensiero [VIDEO]

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Il sistema sviluppato dagli scienziati del MIT che permette ad un robot di "leggere nel pensiero" di una persona Jason Dorfman/MIT CSAIL

Tranquilli, questo articolo non tratta di robot che hanno perfezionato l'arte della telepatia: una cosa del genere non è (ancora) possibile. Detto questo, quanto realizzato dagli scienziati del MIT è qualcosa che si avvicina molto a questo risultato: un robot capace di "leggere" la mente di una persona per capire se il compito che sta svolgendo viene eseguito in modo corretto.

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Il sistema pensato dai ricercatori statunitensi prevede infatti che l'attività cerebrale di un partecipante umano venga monitorata tramite elettroencefalogramma: in questo modo, il robot è in grado di capire se il compito relativamente semplice che sta svolgendo (mettere in ordine degli oggetti) viene eseguito in modo giusto semplicemente analizzando le reazioni del suo "controllore".

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"Immaginate di essere in grado di dire istantaneamente ad un robot di fare una certa azione, senza aver bisogno di digitare un comando, spingere un bottone o anche dire una parola", spiega Daniela Rus, direttrice del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT. "Un approccio semplificato come questo migliorerebbe le nostre abilità di supervisionare i robot nelle fabbriche, le auto senza pilota ed altre tecnologie che non abbiamo ancora inventato".

In questo primo round di esperimenti i compiti da svolgere erano delle semplici operazioni binarie, anche se gli scienziati coinvolti ritengono che in futuro si potrà ottimizzare il sistema anche per azioni più elaborate. In questo caso, i test sono stati effettuati con Baxter di Rethink Robotics, un'azienda guidata da un ex-direttore del CSAIL.

Non è certo la prima volta che si cerca di creare una "mediazione" tra uomo e macchina tramite l'attività cerebrale: tanto per fare un paio di esempi, di recente c'è chi ha organizzato una gara di droni "guidati col pensiero", mentre prima che il progetto tramontasse c'era anche l'ipotesi di rendere i Google Glass controllabili con la mente.

La differenza è che in quei casi erano gli esseri umani a doversi avvicinare al modo di operare dei robot, "imparando" a controllare le proprie reazioni in modo da avere un'attività cerebrale che fornisse alle macchine delle specifiche indicazioni. Ciò che rende particolarmente interessante il lavoro del MIT è il fatto che in questo caso sia il robot a capire gli esseri umani.

Per fare questo sono stati utilizzati i cosiddetti "error-related potentials" (ErrP), dei segnali che il nostro cervello produce ogni volta che il nostro cervello nota degli errori: il sistema è in grado di rilevarli per far capire al robot se l'umano che ha di fronte concorda o meno con la decisione. "Mentre si guarda il robot, tutto ciò che si deve fare è concordare o non concordare mentalmente con ciò che sta facendo", spiega la Rus. "Non devi addestrarti per pensare in un certo modo: la macchina si adatta a te e non il contrario".

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Un altro aspetto particolarmente interessante deriva dal fatto che i segnali ErrP siano relativamente deboli e quindi non facili da rilevare. Gli scienziati del MIT stanno lavorando sulla possibilità di rilevare quelli che definiscono "errori secondari", che avvengono quando il sistema non rileva la correzione umana.

"Se il robot non è sicuro della sua decisione, può innescare una reazione umana per ottenere una risposta più accurata", spiega Stephanie Gil, ricercatrice del CSAIL. "Questi segnali possono enormemente migliorare l'accuratezza, creando un dialogo continuo tra esseri umani e robot nel comunicare le proprie scelte".