Referendum costituzionale: auguri, ne avremo bisogno

di 04.12.2016 7:00 CET
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Si è conclusa finalmente una campagna elettorale odiosa come non si vedeva da tempo, e come forse non abbiamo mai visto. Vorremmo poter dire che ce la dimenticheremo in fretta, ma probabilmente peccheremmo di ottimismo, visto che siamo sicuri che la prossima sarà anche peggiore di questa: entro diciotto mesi bisognerà rinnovare il Parlamento, e non riusciamo a immaginare una campagna diversa, se non peggiore, rispetto a quella che abbiamo appena vissuto.

Lunedì inizierà una nuova campagna elettorale, forse avremo una nuova Costituzione o forse no, ma di sicuro avremo gli stessi problemi economici e sociali di prima, gli stessi partiti e movimenti politici di prima, ignoranti e palesemente incapaci di governare, e gli stessi mezzi di informazione di prima, ormai rassegnati a seguire, invece che fermare, le spinte della società post-fattuale in cui ci troviamo.

Proprio oggi quei grandi mezzi di informazione sprecano fiumi di inchiostro per stigmatizzare quella stessa campagna elettorale che hanno contribuito a creare, raggiungendo livelli di ipocrisia melensa da record, un record che siamo certi verrà presto battuto.

Questi vecchi o, al limite, semi-nuovi grandi mezzi di informazione non hanno compreso che il loro ruolo è cambiato: i giornalisti non possono limitarsi a reggere il microfono, perché il potere ha capito come sfruttarli. Troppi giornalisti oggi riportano acriticamente le parole di questo e quel politico, sottolineando rarissimamente che si trattano di parole non vere o quantomeno distorte. Il 90% della cronaca di questo referendum, anzi, di tutta la cronaca politica, andrebbe buttato.

È quello che abbiamo fatto umilmente su queste pagine: il lavoro di Vittoria e Marta è stato al limite del mitologico. Abbiamo buttato il 90% del rumore generato dalle tifoserie e analizzato la riforma per quella che è e per quello che fa, relegando ad un solo angolino le ragioni di parte (peraltro purgandole dalle scemenze più grosse che i comitati abbiano partorito).

Sul resto abbiamo calato un pietoso silenzio, come siamo soliti fare con le dichiarazioni dei politici: chiamatela censura, noi la definiamo igiene.

Oggigiorno i partiti e i movimenti politici hanno strumenti potentissimi per diffondere le proprie idiozie senza alcuna mediazione, e non c'è bisogno di mezzi di informazione che facciano da cassa di risonanza a questa lordura, e ce n'è ancor meno di chi prima partecipa a questa lotta nel fango e poi fa la verginella scandalizzata.

Non faremo un endorsement per questo referendum perché la squadra di IBTimes è spaccata fra sì e no come il Paese, ma anche e soprattutto perché sappiamo bene cosa succederà dopo. Niente se vince il sì, niente se vince il no: i problemi di questo Paese resteranno lì dove sono da venti anni e più, senza che ci sia una parte politica che abbia un'idea coerente su come risolverli e senza mezzi di informazione mainstream in grado di costringerla a fare il proprio dovere.

Sappiamo anche cosa faremo noi: continueremo a non essere imparziali nel fare informazione, perché la verità non sta quasi mai nel mezzo e quasi mai da una sola parte. Anzi in questo momento storico la verità, insieme ai fatti, è su Marte. Noi siamo dalla parte di chi, come noi, prima di aprire bocca o tracciare una X sulla scheda elettorale, vuole capirci qualcosa.

Siamo consapevoli di non essere depositari della verità, ma siamo testardamente, quasi stupidamente, impegnati nella sua ricerca, a differenza di chi, ignorante almeno quanto noi, crede di sapere tutto e cavalca la rabbia e la paura proponendo soluzioni semplici e inadeguate ai paurosamente complessi problemi dei nostri tempi.

Continueremo a essere dalla parte di chi vorrà leggerci, spiegando l'Italia e il mondo per quello che sono, e non per quello che partiti e movimenti politici vorrebbero far credere che fossero, perché a prescindere da chi vincerà questo referendum il futuro sarà degli ignoranti, e cioè di tutti noi.

Tuttavia, qualunque sia la Costituzione in vigore lunedì mattina, sarà fondamentale imparare a individuare chi non solo è ignorante, ma ignora pure di esserlo, perché i problemi sono sempre più pressanti e sempre più una minaccia esistenziale, e il tempo per affrontarli è troppo poco per continuare sulla lurida strada tracciata da questo referendum.