Regno Unito, vince l'instabilità: ecco tutti gli scenari possibili

Gatto Downind Street
Larry, il gatto di Downing Street, davanti alla residenza del Primo Ministro REUTERS/Stefan Wermuth

Si definisce hung parliament (parlamento appeso) una Camera dei Comuni in cui non esiste un partito in grado di controllare la maggioranza assoluta dei seggi, ovvero 326 su 650, o 323 se non si considerano i seggi conquistati dal partito irlandese Sinn Fein, che per tradizione si astiene dai lavori di Westminster perché non riconosce l'autorità del Parlamento inglese sull'Irlanda del Nord.

È questa la situazione in cui si troverà la prossima legislatura inglese, in cui il partito di maggioranza, quello conservatore del premier uscente Theresa May, può conquistare, nel momento in cui scriviamo, al massimo 319 seggi.

Nella storia del Regno Unito questa situazione è stata risolta in tre modi diversi. Vediamo quali sono le opzioni, quanto sono fattibili, quali sono i prossimi passi e quanto è probabile un governo Corbyn.

SEGUICI SU FACEBOOK  E SU TWITTER

Governo di minoranza


In questo caso il governo è formato dal partito che ha raggiunto la maggioranza relativa dei voti alla Camera, e cerca di trattare volta per volta con gli altri partiti in Parlamento per approvare le leggi che ritiene necessarie per realizzare il proprio programma di governo oppure per assicurarsi un numero di astensioni sufficienti per evitare che venga approvato un voto di sfiducia.

Si tratta di una situazione molto instabile, e solitamente questi governi durano molto poco. È avvenuto ad esempio nel 1974, quando i laburisti formarono un governo di minoranza che durò sette mesi. Alla fine il primo ministro Harold Wilson fu costretto a indire nuove elezioni nell'ottobre dello stesso anno, ottenendo così una piccola maggioranza di tre seggi. Non andò molto meglio, come vedremo tra un attimo.

Accordo formale tra i partiti


In questo caso uno dei partiti va al governo, mentre un altro partito dichiara che non sosterrà una mozione di sfiducia che potrebbe farlo cadere. Il partito di governo deve comunque negoziare con altri partiti sulle leggi che vuole approvare di volta in volta: l’alleato promette di astenersi su certe leggi, o anche votare a favore, ma il governo è costretto a una posizione di debolezza su altri temi su cui l’alleato potrebbe votare contro. Il governo è un po' più stabile, ma comunque non è nella posizione ideale per realizzare il proprio programma.

Questo accadde anche nel corso della legislatura che nacque a seguito delle seconde elezioni del 1974. A seguito di alcune elezioni straordinarie in alcuni dei colleghi, il partito laburista perse la piccola maggioranza di cui godeva, e fu costretto a scendere a patti con il partito liberal democratico nel 1977. Questa coalizione collassò circa due anni dopo, sfociando in un voto di sfiducia e nelle elezioni del 1979 che portarono al governo Margaret Thatcher.

Accordo di coalizione


In questo caso due (o eventualmente più partiti) vanno al governo insieme raggiungendo in questo modo la maggioranza assoluta necessaria per governare in relativa tranquillità. Relativa perché anche in questo caso è necessario fare i conti con la possibilità che ci siano divergenze tra le policy proposte dalle varie componenti di governo. Noi italiani siamo abituati a questa situazione (che sfocia in continui annacquamenti delle leggi, con grossi partiti ostaggio di piccoli e piccolissimi), che però è più rara dalle parti di Londra.

Questo caso è avvenuto a seguito delle elezioni del 2010 quando i conservatori di David Cameron non riuscirono a raggiungere la maggioranza di governo, e decisero di accordarsi con i liberaldemocratici di Nick Clegg, con quest'ultimo che divenne vice primo ministro. Una coalizione relativamente stabile, che durò 5 anni, fino al 2015. Non fu però molto conveniente per i liberaldemocratici, che furono puniti dagli elettori fino a rasentare l’estinzione. Com'è noto Cameron nel 2015 riuscì a sorpresa a raggiungere una maggioranza abbastanza confortevole di 330 seggi, che consegnò a May nel 2016 dopo aver perso il referendum sulla Brexit.

Quali sono gli scenari più probabili


Occorreranno alcuni giorni, se non qualche settimana, per capire come si svilupperà la situazione. I tempi sono questi: il 13 giugno il Parlamento si riunirà e vedremo in tale occasione se c'è una maggioranza (anche relativa) in grado di sostenere il governo. Un'altra occasione sarà il 19 giugno, nel corso del Queen's speech: verrà presentato un programma di governo alla Regina, e tale programma dovrà essere approvato dal Parlamento.

Lo scenario più probabile al momento è quello del governo di minoranza, che dovrebbe essere guida conservatore, ma non è detto che il primo ministro sia nuovamente Theresa May. Quest'ultima aveva dichiarato che si fosse dimessa avrebbe lasciato l'onore e l'onere di formare un governo a Jeremy Corbyn nel caso in cui avesse perso sei seggi. Ne ha persi almeno 11.

È anche possibile che il governo passi in mano a Boris Johnson, che fino a poche settimane fa sembrava sulla via dell'uscita, ma in questo caso diventerebbe più probabile ancora la possibilità di elezioni anticipate. Un governo Johnson nascerebbe, in sostanza, senza alcun mandato elettorale.

L'altra possibilità è quella di un accordo formale fra i partiti che permetta a un governo di minoranza conservatore di portare avanti qualche policy. Va escluso al momento un accordo con i laburisti e i liberaldemocratici, mentre sembra più probabile quella con il partito unionista dell'Irlanda del Nord, con il quale i conservatori hanno diverse affinità. Si tratterebbe comunque di un governo molto instabile, e non è difficile immaginare anche in questo caso che si possa andare a elezioni anticipate a distanza di pochi mesi.

Sembra invece lo scenario più improbabile la costruzione di una coalizione formale, visto che tutte le combinazioni possibili vedono un'aggregazione di forza troppo distanti tra loro perché si possa arrivare ad un accordo di governo. L'unica possibilità sarebbe un'alleanza di governo con conservatori e liberaldemocratici come quella del 2010, ma è molto probabile che i Libdem vogliano evitare di ripetere la disastrosa esperienza di quel periodo che li ha portati sull'orlo dell'estinzione.

Cosa succede adesso


I partiti hanno già cominciato ad annunciare pubblicamente quali saranno le loro intenzioni nelle negoziazioni per la formazione del nuovo governo, e hanno anche avviato contatti segreti per verificare l'esistenza di altre opzioni.

Per il momento Theresa May resterà in carica come primo ministro. Se dovesse essere chiaro che un'altra persona è in grado di formare un governo di maggioranza assoluta, o un governo di minoranza alternativo a quello di Theresa May, quest’ultima si sentirebbe costretta a rassegnare le dimissioni. È quello che è avvenuto nel 2010, quando Gordon Brown si dimise solo quando, alcuni giorni dopo le elezioni, cominciò ad essere chiaro che Conservatori e LibDem erano vicini ad un accordo.

È possibile, ovviamente, che sia la stessa Theresa May a formare accordi di questo tipo, ma al momento non appare certo che sia in grado di sopravvivere politicamente a questa batosta.

Sembra che si stia invece gonfiando la possibilità di un governo a guida laburista insieme a LibDem e SNP. Il problema è che questa coalizione sarebbe, permettete il gioco di parole, di “maggior minoranza”, avendo, al momento, 308 seggi contro i 314 dei Conservatori. Se i Tories dovessero lasciare spazio a Corbyn, è possibile che lo facciano perché vogliono vederlo schiantarsi prima di andare a elezioni anticipate.

Stando così le cose, insomma, al momento le probabilità stanno dalla parte delle elezioni anticipate nel giro di qualche mese, con la questione Brexit che resterà in freezer per un bel po'. Di cosa succede adesso alla Brexit abbiamo scritto in un altro articolo.