Riforma partecipate: il Governo continua con i ritocchi che alleggeriscono la scure sui carrozzoni pubblici

Renzi Madia
Matteo Renzi e Marianna Madia REUTERS/Remo Casilli

Per il decreto partecipate si cambia ancora. A sette mesi dal varo da parte del Consiglio dei Ministri, la legge promessa in campagna elettorale dal premier per tagliare le partecipate da 8mila e mille non è ancora legge ed ha subìto continui ritocchi. Sempre alleggerendo la mannaia che deve cadere sui carrozzoni pubblici.

Al termine dell’ultimo Consiglio dei Ministri, la legge sulle partecipate è stata rinviata alle Camere per un secondo parere da parte di deputati e senatori che, seppur favorevoli all’impianto del testo, hanno sollevato perplessità su alcuni punti. Nonostante il nuovo passaggio in Parlamento, però, il Ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia assicura l’approvazione della legge “entro l’estate”.

Ciò che si nota, però, in questo lungo e laborioso iter di approvazione è che ad ogni ritocco della legge, che avrebbe dovuto eliminare i carrozzoni dello Stato e le scatole vuote in perdita perenne, l’intervento del Governo si fa meno incisivo. E così spunta fuori la lista delle partecipate che non si possono toccare, criteri meno selettivi per le partecipate da eliminare, sconti sui tagli a stipendi e buonuscite. Insomma il sospetto è che la montagna, dopo tanti annunci, partorisca soltanto un topolino.

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Criteri per i tagli

Il primo ritocco interessa i criteri per tagliare le partecipate. Il testo prevede che le società sotto determinate soglie debbano essere chiuse o aggregate ad altre società più grandi. Nella prima versione del testo la soglia di fatturato minimo richiesto era di un milione di euro, ora è di 500mila: chi sta sotto scompare. Anche il requisito delle perdite ha subito un’aggiustatina: saltano le società in rosso per quattro dei cinque esercizi precedenti, ma solo se il risultato negativo è di "ammontare non inferiore al 5% del fatturato".

Questi ritocchi sui criteri che dividono le partecipate sommerse da quelle salvate si aggiungono alle precedenti modifiche del febbraio scorso. Alla legge sulle partecipate è stato aggiunto l’allegato A del decreto, un’appendice che elenca le società che il Governo ha deciso di esentare dalla mannaia a firma Madia. In pratica, circa una quarantina di società partecipate, i carrozzoni più pesanti e costosi, erano già al sicuro indipendentemente dal loro bilancio. Tra le società “salvate” dal Governo ci sono la società Expo 2015 Spa, ArExpo, Coni, Sogin, Anas, Gse, Invitalia, Eur, Invimit.

Buonuscite e premi

Anche sul fronte economico, di bonus, stipendi e buonuscite, arrivano buone nuove per i manager. I premi restano anche se la partecipata è in rosso a patto soltanto che siano inferiori rispetto a quelli dell’esercizio precedente. Paletti poco vincolanti per quanto riguarda i tetti retributivi dei manager. Nella prima versione del testo si fissava il tetto dei 240mila euro per tutti i vertici della partecipate italiane. Adesso, invece, la legge sulle partecipate prevede che lo Stato o l'amministrazione pubblica, se titolari di una partecipazione “superiore al 10% del capitale” – possa proporre agli organi societari l’introduzione di un limite a stipendi e buonuscite d’oro. In pratica si tratta di un suggerimento anziché di un ordine da rispettare.

Tempistica

La legge, come confermato dal Ministro Madia, vedrà la luce entro l’estate. Ma i primi effetti non si vedranno prima del 2018: nei primi due anni sarà fatta una prima valutazione e revisione, ma i tagli veri e propri arriveranno tra almeno due anni. Nella versione precedente del testo invece si parlava di razionalizzazione straordinaria entro sei mesi dall’approvazione. 

Personale della partecipate

Infine, il capitolo personale. La razionalizzazione delle partecipate creerà per forza un esercito di personale in esubero. I sindacati stimano almeno 150mila lavoratori a rischio licenziamento. La gestione degli esuberi sarà affidata alle Regioni che “agevolano i processi di mobilità in ambito regionale” e coloro che non saranno ricollocati dalle Regioni finiranno nelle liste dell'Anpal, la nuova agenzia per le politiche attive. Intanto, però, le società a controllo pubblico non potranno procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato fino al 30 giugno 2018 (nel testo originario era il 31 dicembre 2018).