Riforma RAI, via alla battaglia del Senato tra emendamenti e ostruzionismo

di 22.07.2015 10:33 CEST
Il celebre "Cavallo morente" di Francesco Messina, all'ingresso della Rai
Il celebre "Cavallo morente" di Francesco Messina, all'ingresso della Rai. Reuters

Una riforma, 1600 emendamenti. È questa la fotografia del DDL Rai, arrivato in Aula al Senato martedì e gravato da una valanga di richieste di modifica. 800, la maggior parte, sono state avanzate solo dalla Lega Nord. Altre 600, invece, sono giunte dalle fila del MoVimento 5 stelle.

In questo quadro, con ulteriori emendamenti presentati da Forza Italia (un centinaio), SeL (45) e le minoranze PD, l'iter della riforma rischia di essere tutt'altro che in discesa. Un risvolto ipotizzabile però già nei giorni scorsi: il testo, infatti, era stato approvato in commissione a patto che il governo non ne blindasse tutti i contenuti, aprendo così ad uno spazio di dialogo. L'ipotesi più plausibile è che l'iter del ddl subisca un forte rallentamento, diventa di fatto una proroga dell'attuale CDA RAI altrimenti da rinnovare con la vecchia legge Gasparri.

Ad ogni modo, mentre sulla riforma della TV pubblica continua ad aleggiare lo spettro di un possibile ritorno al matrimonio d'interesse tra Forza Italia e Partito Democratico, ad opporsi con particolare vigore al ddl sono il Carroccio e il M5s. Sentito da Askanews il leghista Jonny Crosio ha spiegato che la Lega è assolutamente pronta a mettere in campo un asfissiante ostruzionismo: "Renzi aveva promesso agli italiani che avrebbe tolto i partiti dalla Rai, ma se vuole fare Tele Renzi dovrà passare sopra i nostri cadaveri", aggiungendo che i senatori leghisti si aspettano di tutto, "anche qualche canguro con la complicità del presidente Grasso. Anche loro però devono aspettarsi di tutto".

Per quanto riguarda il MoVimento 5 stelle, invece, l'enorme numero di emendamenti sembra avere altri obiettivi. "L'informazione è troppo importante per poter alzare le mani e andarsene dal tavolo. Ma i 600 emendamenti sono uno strumento di pressione, non hanno un intento ostruzionistico", spiega in tal senso Alberto Airola. I grillini, in merito alla riforma, puntano soprattutto a modificarne gli aspetti relativi alla trasparenza e alla presenza della politica nel CDA, con l'intenzione di escludere dalla governance chiunque sia stato eletto "in amministrazioni pubbliche, dal Parlamento ai comuni", scrive l'Huffington Post.

Tuttavia, anche i pentastellati non escludono l'ipotesi di alzare le barricate in Aula: "Il testo così com'è è penoso, ma finora Governo e maggioranza hanno dato disponibilità a inserire alcuni paletti sui requisiti di competenza e indipendenza per i componenti del Consiglio di amministrazione. E noi chiediamo anche che l'amministratore delegato non sia nominato nell'assemblea dei soci, cioè esclusivamente dal Governo, ma in Cda. Siamo molto agguerriti ma anche disponibili", ha aggiunto lo stesso Airola.