Rischi geopolitici e di Terza Guerra Mondiale fanno brillare l'oro: cerchiamo di capire per quanto

Un lingotto d'oro di 250 kg.
Un lingotto d'oro di 250 kg. Reuters

Se negli anni passati l’oro ha avuto dei ribassi importanti dopo i picchi fatti registrare nel 2011, a seguito della grave crisi economica che aveva colpito in pieno Stati Uniti e Europa, nel 2016 si è registrata una lieve variazione di tendenza e nel primo trimestre del 2017 il metallo giallo è emersa tra le migliori commodities in termini di performance. In generale possiamo dire che un po’ tutti i metalli preziosi stanno vivendo una fase abbastanza positiva, trainati dall’incertezza politica degli ultimi mesi e da una ripresa della domanda in paesi chiave come India e Cina.

Per capire se il rally continuerà anche nei prossimi trimestri bisogna andare ad analizzare e pesare le variabili più significative che muovono questo mercato: l’incertezza politica ed economica; la domanda e l’offerta dell’oro fisico; l’andamento dell’inflazione.

Euforia e paura, promesse di espansione e rischi geopolitici: tutto nella stessa minestra


Stiamo vivendo una fase particolarmente delicata per le democrazie occidentali e per gli equilibri geopolitici mondiali. Nel corso del 2016 abbiamo assistito ad eventi storici come il referendum sulla Brexit e alla vittoria di Trump nella corsa come presidente degli Stati Uniti, mentre la Russia ha rafforzato la propria presenza in Siria e nell’est europeo e buona parte del Medio Oriente è scosso da un caos che non fa altro che partorire altro caos. Eppure, proprio a seguito della vittoria di Trump il mercato azionario ha iniziato un rally che solo recentemente sta dando segnali di rallentamento, sulla scia delle promesse politiche del neo presidente statunitense in materia fiscale e infrastrutturale (cose comunque che abbiamo già spiegato in diverse occasioni in nostre altre analisi).

Abbiamo in particolare visto come le compagnie tecnologiche statunitensi quotate in borsa siano quelle che hanno fatto registrare i rialzi più significativi, nonostante siano proprio le imprese della Silicon Valley ad essersi schierate in più occasioni contro le politiche di Trump e siano quelle che rischiano nel lungo periodo di subire gravi ripercussioni economiche (per via della chiusura, di mezzi e risorse umane che hanno fatto della Silicon Valley il maggiore hub tecnologico del pianeta). Eclatante il caso di Snap Inc., che è riuscita a quotarsi a Wall Street con un’ipo record nonostante il modello sia inesistente e la compagnia non riesce a generare il becco di un quattrino. Proprio la compagnia di Snapchat è diventata simbolo dell’euforia che sta coinvolgendo negli ultimi mesi i mercati azionari.

Solitamente quando l’avversione al rischio sale gli investitori tendono ad alleggerire i portafogli dai beni rifugio e quindi anche dai metalli preziosi e dall’oro (che è considerato il bene rifugio per antonomasia), ma abbiamo visto che quando è partito il rally di novembre anche le quotazioni dell’oro sono iniziate a salire con convinzione. Questo sta accadendo per una serie di fattori e ovviamente cercare di spiegarne il motivo è lo scopo di quest’articolo.

La mancata divergenza tra oro e mercato azionario risiede nel fatto che accanto alle prospettive di crescita economiche degli USA e di qualche altro paese vanno a braccetto rischi geopolitici molto alti. Insomma, gli elementi che per dire che l’economia è in ripresa, seppur timida, ci sono ma ci sono anche una valanga di fattori che fanno pensare che tante cose potrebbero andare storto. Investitori e fondi di investimento più cauti e razionali stanno insomma bilanciando l’euforia sul mercato azionario con i classici strumenti considerati più sicuri, tenendo quindi in conto sia le aspettative positive che quelle negative.

Altra cosa importante di cui dover tener conto è che i rialzi della stragrande maggioranza delle compagnie dallo scoppio della crisi ad oggi sono stati alimentati dalle compagnie stesse: molte compagnie non hanno fatto altro che continuare ad acquistare le proprie azioni, sostenendone quindi il rialzo (in qualche modo anche i programmi delle varie banche centrali, USA e Unione europea in testa, hanno contribuito al processo).

Cina e India paesi chiave per la domanda e l’offerta del mercato


Paesi come Cina e India hanno un peso notevole sulla domanda e sull’offerta nel mercato di questo metallo prezioso, basti pensare che il Dragone è responsabile da solo di circa il 50 per cento della produzione di oro mondiale. Negli ultimi 4 anni la domanda in questi paesi ha subito un brusco rallentamento, anche a causa della frenata del PIL fatta registrare da Pechino, cosa che ovviamente ha comportato un arresto dell’ascesa della classe media del paese.

In generale comunque bisogna considerare che in entrambi questi paesi il bacino di persone che ancora deve beneficiare del progresso compiuto negli scorsi anni è enorme, ed è lecito quindi attendersi che nel medio-lungo periodo la domanda di oro rimanga alta. In India in particolar modo l’oro ha anche una connotazione religiosa e spirituale, oltre ovviamente ad essere un bene rifugio come nel resto del mondo, e regalare oggetti d’oro è considerato di buon auspicio. Nel corso del festival di Gudi Padwa, che segna l’inizio della primavera, si registra tipicamente un’impennata nell’acquisto della gioielleria d’oro e quindi nella domanda fisica di questo metallo prezioso ed è probabile che questo trend continui a crescere, al netto di possibili crisi economiche e rallentamenti vari che pure potrebbero colpire il paese.

Alla fame di oro di Cina e India devono comunque sommarsi le dinamiche della domanda nel resto del mondo. Ad esempio, negli ultimi otto mesi su BullionVault, il maggiore servizio online per acquistare oro, si è registrato un picco di domanda che non si vedeva da 5 anni a questa parte, spinto perlopiù dalle incertezze politiche che interessano anche aree come Stati Uniti e Europa. Parliamo di servizi che vendono ‘oro cartaceo’ e che probabilmente non sarebbero in grado di onorare la conversione in oro fisico qualora ci fosse una richiesta di massa: nel caso dovesse scoppiare un’altra crisi le richieste di oro fisico potrebbero essere tali che queste compagnie si troverebbero con le spalle al muro, e questo ovviamente produrrebbe ulteriori spinte al rialzo dei prezzi.

In generale possiamo quindi dire che la domanda di Cina e India, anche se negli ultimi anni ha fatto segnare delle flessioni, è stata sufficientemente alta da tenere i prezzi dell’oro a galla sopra i 1000 dollari per oncia e per il momento le dinamiche generali lasciano pensare che la domanda in questi paesi possa rimanere alta ancora per diversi decenni.

Inflazione in aumento negli USA: quanto può incidere realmente


La teoria dice che inflazione e prezzi dell’oro hanno una forte correlazione: quando l’inflazione è vista in rialzo le persone cercano strumenti e beni per difendere la perdita di potere di acquisto dei propri guadagni e l’oro è uno di questi. Quindi, secondo la teoria quando l’inflazione tende a salire sale anche la domanda di oro e i prezzi del metallo giallo dovrebbero quindi avere spinte al rialzo. Mentre questo sembra vero nel breve periodo su orizzonti temporali più lunghi l’oro non sembra essere un grande bene rifugio, basti pensare che nel ventennio che va dal 1980 al 2000 le quotazioni dello strumento sono precipitate da 560 dollari l’oncia a 275, perdendo praticamente il 50% del valore. Anche in questo mercato bisogna quindi fare particolarmente attenzione al timing di entrata e all’orizzonte temporale di investimento, altrimenti si rischia non solo di non coprire l’inflazione ma anche di perdere molti soldi.

Ad ogni modo, i segnali di ripresa di inflazione negli Stati Uniti (con qualche timido segnale arrivato anche all’interno dell’Unione Europea) potrebbero contribuire a dare qualche spinta alla domanda dell’oro, almeno nel breve periodo.

Cosa ci dice l'analisi tecnica: nuovo test della trendline ribassista


Oro, grafico giornaliero 07/04/2017 Grafico dell'oro su timeframe giornaliero aggiornato al 07/04/2017. I prezzi stanno nuovamente testando la trendline ribassista.  IBTimes Italia / XTB

Se osserviamo il grafico dell’oro sul timeframe giornaliero possiamo vedere che dopo aver toccato a fine 2015 i minimi intorno ai 1000 dollari per oncia i prezzi hanno iniziato a recuperare fino a toccare la trendline ribassista. Vediamo che ci sono stati diversi tentativi di rottura di questa trendline, ma i prezzi non sono mai riusciti a rompere questo livello. Il ribasso estivo del 2016 ha permesso di individuare una trendline ascendente, e i prezzi si trovano ora compressi in un’area individuata da queste due linee.

Attualmente l’oro si appresta a effettuare l’ennesimo tentativo di rottura della trendline ribassista e in caso di superamento di quest’ostacolo i prezzi andrebbero a testare prima i massimi del 2013 (linea orizzontale del nostro grafico) e poi i 1500 dollari l’oncia. Nel caso però la spinta non dovesse essere sufficiente allora è probabile attendersi una nuova fase ribassista fino a ritestare la trendline ascendente.

Adesso guarda: Analisi tecnica di Tesla (TSLA) al 3 aprile 2017


 

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