Rischio stangata IMU e TASI: salta la riforma del catasto. “Stime terrificanti” dalle simulazioni dell'Agenzia

Matteo Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Yves Herman

Dopo anni di promesse, tentativi e passi indietro, il Governo Renzi ha deciso di prendere il toro per le corna e dare finalmente all’Italia una moderna riforma del catasto. Ma con le modifiche al calcolo della rendita catastale, la stangata è servita. Il rischio è che con il nuovo catasto targato Renzi, i contribuenti debbano fronteggiare un forte aumento della tassazione sulla casa, IMU e TASI in primis. Ciò però contravviene al principio basilare della delega fiscale ovvero l’invarianza di gettito e così questa riforma non s’ha da fare, almeno per il momento.

Si terrà oggi pomeriggio alle 18 il Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto licenziare i decreti legislativi per la riforma del catasto. "Sono pronti sei decreti legislativi per attuare la delega fiscale che porteremo martedì in Consiglio dei ministri e che cambieranno profondamente il rapporto tra cittadini e Stato. Soprattutto per le aziende, all'inizio" queste la parole del premier nel fine settimana.

A bloccare la rifoma del catasto però sono arrivate le simulazioni dell’Agenzia dell’Entrate che hanno rivelato aumenti pazzeschi e stangate certe per tutte le abitazioni. Il primo stop alla riforma è arrivato ieri dal Presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone che ha parlato di “stime terrificanti (anche in sede governativa) in termini di aumenti di gettito” e parlando di “errore politico devastante” ha preso le distanze dalla riforma del catasto. Così oggi è arrivato lo stop ufficiale, la riforma del castato non rientra tra gli argomenti oggetto del CDM di oggi.

Il rinvio comunque era nell’aria, la riforma del catasto è una questione complessa e potenzialmente dolorosa dal punto di vista politico, un rischio che il premier in netto calo nei sondaggi non può permettersi. La riforma avanzata dal Governo si propone di cambiare l’algoritmo alla base del calcolo della rendite catastali andando a modificare il valore di oltre 65milioni di immobili in Italia. Il fulcro della riforma è il passaggio dal calcolo dei vani ai metri quadri dell’immobile come metro di valutazione unito ad altri parametri legati alla città e alla distanza dal centro. Ma secondo i primi calcoli, effettuati anche dalla UIL, i valori degli immobili, in periferia così come in centro schizzano verso l’alto. A soffrire maggiormente il rincaro sarebbero le abitazioni attualmente classificate come popolati e economiche, A4 e A3, soprattutto se posizionate in zone centrali di grandi città: in centro a Roma il valore di una casa popolare sale di 4 volte, a Napoli di 6.

Si tratta senza dubbio di una riforma sacrosanta per un catasto vecchio di 70 anni, quando immobili costruiti in zone di campagna lontane da Roma ora si ritrovano in un municipio dentro il raccordo anulare. Ma il rischio è che la riforma del catasto comporti una stangata di tasse sulla casa che superi il tetto di 24 miliardi di euro di gettito da IMU e TASI. Per mantenere l’invarianza di gettito, se i valori catastali salgono le aliquote di IMU e TASI devono scendere. Ma come? È la vera domanda a cui il Governo deve rispondere. Potrebbe essere l’occasione per introdurre la famosa local tax, magari semplificando il sistema di tassazione sulla casa e facendo in modo che la riforma del catasto non si trasformi in un disastro fiscale.