Rischio Terza Guerra Mondiale: mai così alto dal 1945 ad oggi

Panometro di Dresda
Sullo sfondo una foto a 360 gradi che mostra le macerie di Dresda, in Germania, all'interno del Panometro di Dresda REUTERS/Fabrizio Bensch

Recentemente si è registrata un’impennata nella ricerca da parte degli utenti web delle chiavi “Terza Guerra Mondiale”, elemento che in qualche modo testimonia la crescente preoccupazione delle persone nei riguardi di un nuovo conflitto globale. È una preoccupazione che è salita vertiginosamente da quando Trump è diventato presidente degli Stati Uniti e che ha avuto nelle ultime settimane un’altra impennata, a causa delle crescenti tensioni con la Corea del Nord. La paura di un conflitto bellico su scala mondiale non è ad ogni modo una preoccupazione degli ultimi mesi. Rimanendo nella storia più recente degli ultimi anni, i timori di una possibile Terza Guerra Mondiale si sono accesi a seguito dell’annessione della Crimea alla Russia e del conseguente braccio di ferro tra Mosca e le nazioni occidentali, Stati Uniti in testa.

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Quello che stiamo vivendo è in effetti un periodo molto turbolento, dove alla violenza e al dramma in Medio Oriente, si mescolano una crisi migranti che non si vedeva dalla Seconda Guerra Mondiale e una crisi economica e sociale che ha colpito in modo molto significativo tutto il mondo sviluppato. Premettiamo quindi che le percezioni negative dei cittadini a tal riguardo trovano le dovute giustificazioni, considerando che ci sono molti dei segni che hanno preceduto i due conflitti mondiali.

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Il termine Terza Guerra Mondiale ad ogni modo non è nuovo ed è iniziato a circolare già dopo la fine del secondo conflitto mondiale, a indicare uno scenario bellico su scala globale che sarebbe seguito dopo la pace siglata nel 1945. I continui attriti tra l’Unione Sovietica e Nato che hanno caratterizzato la Guerra Fredda nella seconda metà del ventesimo secolo hanno fatto vivere il mondo con la paura costante di un’imminente guerra nucleare tra i due blocchi. Tra i momenti di tensione più significativi ricordiamo: la crisi missilistica cubana del 1962; la guerra dello Yom Kippur del 1973; i falsi allarmi del 1979 e del 1983, causati rispettivamente da un malfunzionamento dei computer statunitensi e sovietici, i quali avevano erroneamente indicato un attacco nucleare da parte del nemico; l’incidente del missile norvegese del 1995, quando un razzo lanciato per fini di ricerca da un gruppo di scienziati norvegesi e statunitensi venne scambiato dalla Federazione Russa da un missile nucleare.

Secondo alcuni esperti la stessa Guerra Fredda può essere interpretata come Terza Guerra Mondiale, mentre per altri il conflitto mondiale dei nostri tempi è la lotta contro l’estremismo islamico e il terrorismo internazionale.

Vediamo di capire meglio quanto dobbiamo realmente preoccuparci.

Nuove tensioni tra Federazione Russa e Nato


Da quando c’è stata l’annessione della Crimea a Mosca le tensioni tra la Russia e i paesi Nato è salita alle stelle. Unione Europea e Stati Uniti hanno colpito Putin con sanzioni che hanno contribuito ad affossare la debole economia russa e a generare una profonda recessione. Putin d’altro canto ha risposto: rilanciando la sfida in Medio Oriente e in Siria, con l’aumento del sostegno ad Assad, salvando il leader siriano da una disfatta ormai imminente; aumentando le pressioni militari sui confini dell’est europeo; aumentando la propria influenza in Libia, dove sta cercando di sostenere il generale Haftar; interferendo nei processi democratici di Stati Uniti e Unione Europea per trovare il sostegno di quei leader che dovrebbero, almeno sulla carta, avere una visione politica più compatibile con quella del numero uno del Cremlino.

 

I confronti tra Russia e Nato, e in particolare con gli Stati Uniti, sono sempre oggetto di profonde preoccupazioni per tutti i paesi, dato che parliamo delle forze militari che detengono quasi la totalità degli arsenali nucleari attualmente in circolazione. Del resto abbiamo poc’anzi visto come il confronto tra questi due blocchi abbia più volte fatto pensare nel corso della Guerra Fredda ad un'imminente esplosione del conflitto atomico. Abbiamo però constatato come alla fine il raziocinio e la prudenza siano prevalsi e gli arsenali atomici si siano alla fine rilevati come uno dei più efficaci repellenti in grado di tenere lontana una guerra tra super potenze.

Mentre è sicuramente corretto parlare di nuova Guerra Fredda per le rinnovate tensioni Federazione Russa e fronte occidentale, affermare che queste possano portarci - da sole - alla Terza Guerra Mondiale è al momento da escludere.  

Il guanto di sfida lanciato da Trump alla Corea del Nord


Quando Kim Jong-Un salì al potere nel dicembre del 2011, succedendo alla morte del padre Kim Jong-Il, erano molti a credere che il più giovane figlio dell’ex dittatore coreano avrebbe potuto aprire il regime di Pyongyang al mondo. Kim Jong-Un si è invece rilevato un leader che non si è fatto alcuno scrupolo per rafforzare il proprio potere interno e che ha finito per isolare il suo paese ancora di più, a causa delle sue continue dimostrazioni di forza. Da quando Kim Jong-Un è al timone della Corea del Nord abbiamo assistito a due test atomici e a diversi test di missili balistici, cosa che ha finito per innervosire tutti i paesi vicini, compreso l’alleato cinese, che è stato costretto ad applicare delle sanzioni per cercare di disincentivare ulteriori colpi di testa da parte del giovane dittatore nord-coreano. Al momento, tuttavia, questo tipo di sanzioni non sono in grado di portare la Corea del Nord alla ragione, dato che parliamo di un paese che ha una fitta rete di commercio all’interno dell’economia nera: la guerra in Siria ad esempio sta dando al regime di Pyongyang grosse opportunità di entrata.

Da quando Trump è salito alla Casa Bianca la Corea del Nord sembra essere diventato uno dei suoi obiettivi principali, e nel corso del mese di aprile le tensioni con Washington, almeno a parole, sono saliti a livelli che non si erano mai visti sotto l’amministrazione Obama. Ad ogni modo, anche volendo prendere in considerazione lo scenario peggiore, che vedrebbe una nuova guerra nelle penisola coreana, è improbabile che questo possa poi portare a un conflitto più esteso, anche se dovessero ripresentarsi gli schieramenti già visti nel 1950. Kim Jong-Un sta facendo di tutto per isolarsi sempre di più a livello internazionale e a dare sempre meno ragioni ai suoi pochi alleati per offrirgli protezione in caso di attacco. Trump pare aver trovato dunque nella Corea del Nord il paese ideale contro il quale poter alzare i toni e mostrare ai suoi elettori un’America forte e che non si fa mettere in piedi in testa da nessuno. Al momento solo una mossa particolarmente stupida da parte di Kim potrebbe portare ad un vero conflitto nella penisola, ma anche se questo dovesse accadere è difficile pensare che la Corea del Nord possa trascinarci dentro un nuovo conflitto mondiale.

I problemi economici e sociali dei nostri tempi


Viviamo in un periodo di intensa incertezza economica, che sta colpendo in modo significativo la classe media di tanti paesi sviluppati, amplificando le divergenze tra ricchi e poveri del pianeta, specie nelle aree rurali distanti dai grandi conglomerati urbani. La disoccupazione e la precarietà, destinati probabilmente a crescere con la quarta rivoluzione industriale, uniti a problemi democratici che vedono una popolazione sempre più anziana e con i giovani che hanno prospettive pensionistiche che rasentano lo zero, stanno facendo crescere il risentimento dei cittadini. I risultati elettorali del 2016 (vedi referendum sulla Brexit e vittoria di Trump alle presidenziali statunitensi), così come il moltiplicarsi di movimenti politici alternativi a quelli tradizionali in tutta Europa, sono una diretta conseguenza delle frustrazioni e del malcontento accumulato negli ultimi anni dal corpo elettorale.

Le due guerre mondiali sono state precedute da intensi shock economici (la crisi del 1873-1895 prima della Prima Guerra Mondiale e la Grande depressione del 1929 prima della Seconda Guerra Mondiale) e da mutamenti degli assetti geopolitici (in particolar modo in Europa, dove già a inizio Novecento era in corso un processo di interconnessione economica e di apertura nei confronti dei paesi dell’est europeo) e di evoluzione dei metodi di produzione (con la seconda rivoluzione industriale) che ha coinvolto tutti i lavoratori dei paesi occidentali.

Gli squilibri economici e geopolitici sono senza dubbio un forte campanello di allarme: alla base dei conflitti alla fine c’è sempre un problema di scarsità delle risorse e dei fattori della produzione, uniti alla rottura dei fragili equilibri geopolitici ed economici che uniscono i paesi interessati. La Grande recessione del 2007 sembra aver proiettato i paesi occidentali in un periodo di incertezza senza apparente via d’uscita, e se molti paesi - USA in testa - sono usciti tecnicamente dalla recessione, la crisi è continuata praticamente sotto forma di crisi sociale e politica.

I problemi all’interno dell’Europa


È all’interno dell’Europa che si sono sviluppati la maggior parte degli elementi negativi che hanno portato ai due conflitti mondiali, e bisogna quindi mostrare la massima attenzione a accade all’interno del Vecchio Continente.

Sappiamo che il processo di integrazione dell’Unione è in crisi e lo stato di avanzamento del progetto non è ancora maturo a sufficienza per poter affrontare problemi come quella dei debiti sovrani, che ha colpito i paesi periferici dell’area (tra cui figura anche l’Italia), e l’emergenza migranti che è esplosa con la guerra civile siriana.

Il malcontento della classe media europea, specie quella che è rimasta ai margini della globalizzazione e che quindi non è riuscita a trarre beneficio dalle opportunità offerte dalle aperture commerciali con altri paesi, ha supportato lo sviluppo di movimenti politici alternativi e spesso estremisti. Parliamo di partiti che hanno diversi punti in comune con il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori fondato da Hitler e al Partito Fascista Repubblicano di Benito Mussolini, che come sappiamo hanno preceduto la Seconda Guerra Mondiale e sono tra le cause di questo conflitto.

Quanto sta accadendo in Europa rischia di avere conseguenze negative molto gravi, e sicuramente molto più dei tanti conflitti regionali, che già coinvolgono diversi attori internazionali ma che probabilmente non hanno la forza - per fortuna - di estendersi anche in Europa, Stati Uniti, e paesi chiave del continente asiatico.

Attentati e estremismo in aumento, ovunque


Gli estremismi, religiosi e politici, sono in crescita in diverse aree del pianeta e pare che il numero e la qualità degli attentati siano destinati a crescere per il resto del secolo. Le ideologie intorno al quale nascono, crescono e maturano questi gruppi hanno radici abbastanza differenti, ma è possibile identificare diversi nessi causali in comune: cattiva gestione del paese o parti di esso, sia da parte delle forze locali e/o da parte del paese colonizzatore; alta corruzione; alta disoccupazione giovanile; guerre; prospettive di miglioramento molto basse; problemi sociali di vario genere (compresi quelli razziali e di integrazione). Un cocktail di elementi fortemente presenti in diverse aree del continente africano, in Medio Oriente e in alcune regioni dell’Asia, e dove per l’appunto di concentrano la maggior parte dei gruppi estremisti. La spinta verso gruppi, bollati come terroristi dalla maggior parte governi, sia locali che occidentali, rimarrà costante fino a quando queste negatività non verranno rimosse e non pare ci siano i segnali per farci dire che questo avverrà presto.

La crisi economica e sociale che sta colpendo la classe media occidentale dovrebbe in qualche modo spingere le nuove generazioni verso gruppi estremisti, a carattere prevalentemente politico (un po’ come già accadde in Italia negli anni di piombo). Questo processo in verità sarà abbastanza lento, dal momento che i giovani occidentali hanno accesso a una serie di servizi e di beni che in qualche modo disincentiva la formazione di gruppi estremisti: trovare lavoro è complicato e le prospettive per il futuro non sono allettanti, ma meglio andare al cinema e giocare alla Playstation, fino a quando si avrà la possibilità di scegliere. Altro elemento da considerare è che spesso i giovani che trovano la porta della legalità sbarrata vengono assorbiti dalle organizzazioni criminali, che da un lato si possono trovare a fare affari con organizzazioni estremiste ma che non necessariamente hanno interesse a compiere attentati.

In generale possiamo dire che i gruppi estremisti non hanno attualmente il know how, i mezzi e l’organizzazione per poter ambire a dichiarare una guerra mondiale (e molto probabilmente non l’avranno neanche tra una decina di anni e oltre), ma sicuramente i continui attacchi al mondo civile sono un elemento di stabilizzazione che può favorire la formazione di altri elementi causali in grado di aprire le danze di un nuovo conflitto (prendendo ad esempio quanto sta accadendo in Europa, gli attentati finiscono per favorire l’odio e rafforzare il consenso dei partiti anti-euro).

Cambiamento climatico e scarsità delle risorse idriche e alimentari


I cambiamenti climatici in atto stanno già avendo effetti importanti in diverse aree del pianeta, colpendo le produzioni agricole e le risorse idriche, oltre a causare danni importanti per via dei fenomeni climatici estremi (che sono destinati a crescere nel corso degli anni).

Per il momento il problema è rimasto confinato all’interno delle regioni che sono state direttamente investite dalla carestia di turno, anche grazie alla moderna rete di stoccaggio e di trasporto che consente di non far percepire questo tipo di problemi ai paesi sviluppati (se non con un piccolo rialzo dei prezzi della materia prima coinvolta).

La situazione potrebbe tuttavia peggiorare e non è improbabile che nel giro di qualche decennio le risorse alimentari e l’acqua finiscano per scarseggiare anche per i paesi più avanzati, che a quel punto sarebbero costretti a intervenire militarmente qualora il libero mercato non dovesse più essere in grado di garantire i beni di cui ha bisogno la sua popolazione.

Per concludere: si siamo vicini alla Terza Guerra Mondiale come mai prima dal 1945 ad oggi


Se dovessimo prendere questi problemi singolarmente potremmo essere portati spontaneamente a dire, a ragione, che nel corso della Guerra Fredda le tensioni con la Russia sono state più alte di quelle odierne, che nella penisola coreana in passato c’è stato un conflitto e che oggi ci sono solo forti attriti, che l’Unione europea è più integrata oggi di quanto non lo fosse vent’anni fa. E nonostante questo non si è mai arrivati ad una Terza Guerra Mondiale, anche se i presupposti per poterne parlare c’erano tutti.

Quello che sorprende oggi, in negativo, è l’impressionante serie di elementi ed eventi avversi presenti nello stesso istante di tempo. È difficile trovare nel periodo temporale che va dal 1945 ad oggi un periodo tanto complicato. Alle tensioni tra Nato e Russia, che in tempo di Guerra Fredda pure bastavano per indicare il mondo sull’orlo del conflitto mondiale, dobbiamo oggi aggiungere una crisi economica paragonabile a quella del ‘29, la comparsa di movimenti politici paragonabili al nazismo e al fascismo, un’Europa che rischia nuovamente di sfaldarsi, il caos in Medio Oriente e in diverse altre regioni del pianeta (est Europa, penisola coreana e Mar Cinese in testa). Tanto basta per poter affermare che la probabilità di un conflitto mondiale non è mai stata così alta come in questi anni.

Difficile invece dire se effettivamente la Terza Guerra Mondiale avrà luogo e quando. Tutto quello che sappiamo, anche alla luce dei due precedenti conflitti mondiali, è che spesso i problemi odierni sono spesso problemi irrisolti (o mal affrontati) del passato, e che prima o poi questi portano alla rottura dei deboli equilibri che legano le nazioni e quindi a confronti armati tra le parti.

Per ora il mondo va avanti, come un elefante in equilibrio su una corda sospesa su un dirupo.