Russia: Bank Peresvet naviga in cattive acque e costringe la Banca Centrale Russa ad intervenire nuovamente

di 25.10.2016 17:00 CEST
Rublo, Banca Centrale della Russia
Una moneta commemorativa del rublo all'interno della Banca Centrale della Russia REUTERS/Maxim Zmeyev

La Chiesa ortodossa russa, subordinata per decenni alla veemenza del regime comunista, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, oltre a fare nuovamente breccia ed avere un posto privilegiato nel cuore e nello spirito dei russi, è riuscita a ben inserirsi anche nel tessuto economico e finanziario della nazione. Tra gli interessi finanziari del Patriarcato di Mosca anche la proprietà del 50% di Bank Peresvet, la Banca per la Carità e lo Sviluppo Spirituale della Patria.

Bank Peresvet è una banca commerciale, opera nella Federazione sulla base di una licenza rilasciata nel 1992. È quindi una banca come le altre, con circa 20.000 clienti, filiali a Mosca e San Pietroburgo e posizionata tra le prime cinquanta banche della Federazione Russa. Sul sito istituzionale si legge che la banca “gode di un elevato livello di fiducia da parte della clientela e dei partner e che l’attività poggia sui principi di trasparenza e rispetto della legge.”  

Dopo una settimana in cui le voci si sono rincorse, nella giornata di venerdì 21 ottobre, la Banca Centrale Russa si è vista costretta a porre la Banca per la Carità e lo sviluppo Spirituale della Patria in Amministrazione Temporanea.

La Temporanea Amministrazione è un provvedimento che la Banca Centrale applica quando rileva comportamenti palesemente non conformi alla normativa bancaria. Ha la durata di sei mesi, durante i quali gli organi e gli incarichi direttivi vengono sospesi e la Banca Centrale ha la possibilità di approfondire e valutare la gravità del danno. Terminati i sei mesi di amministrazione straordinaria, se l’attività economica dell’istituto non è compromessa dalle irregolarità, viene individuata una banca o un ente risanatore che con il supporto pubblico si sostituisce e prosegue la gestione, se invece le irregolarità hanno minato in maniera profonda il bilancio e l’attivita’ dell’istituto, viene ritirata la licenza e la banca posta in liquidazione.

Comunque vada, il Patriarcato di Mosca non ci farà una bella figura, ma è un ulteriore colpo anche alla credibilità dei businessman russi: nella compagine azionaria, oltre al Patriarcato di Mosca, vi è anche la Camera del Commercio e dell’Industria della Federazione Russa con una quota del 25%.

Chi invece continua nella propria opera di pulizia è la Banca Centrale Russa, che dal 2013, con Elvira Nabiullina Governatrice, si è mossa cercando di mettere un minimo di ordine in un sistema che di ordine ne aveva ben poco. In poco più di 18 mesi sono stati circa 160 gli istituti nei confronti dei quali la Banca Centrale ha deciso di intervenire ed almeno a 140 di questi, da gennaio 2014, ha dovuto ritirare la licenza. Non sono mancate le critiche all’operato del Regolatore federale soprattutto indirizzate alle modalità degli interventi, quasi sempre ex-post e con l’Agenzia per la Tutela dei Depositi obbligata ad agire, non sempre di buon grado, a garanzia di conti correnti e depositi privati. Certo servirebbero leggi federali per rendere il sistema finanziario più trasparente ed evitare che gli interventi della Banca Centrale possano sembrare eccessivamente discrezionali, ma in attesa che il legislatore si attivi, la Banca Centrale si è mossa cercando di dare un minimo di credibilità e stabilità all’intero sistema.