Russia: il paese deve tornare ad acquistare all'estero per far ripartire l'economia

di 21.04.2017 9:39 CEST
Banconote russe
Rubli di vario taglio su un tavolo durante un'esposizione a Varsavia, in Polonia. REUTERS/Kacper Pempel/Files

Sono terminati due anni pesantissimi per l’economia russa, un mix di fattori quali basso prezzo del petrolio, svalutazione del rublo ed in parte sanzioni occidentali si è abbattuto su un’economia già di per sé debole, trascinando il Paese in un periodo di recessione e di forte contrazioni delle importazioni.

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Le dogane della Federazione hanno da poco reso pubblici i dati relativi all’interscambio della Russia con il resto del mondo ed anche il 2016 si è chiuso con un risultato non esaltante. Le esportazioni russe sono diminuite del 16% rispetto al 2015, fermandosi a poco meno di 260 miliardi di euro, mentre rimane pressoché invariato il volume delle importazioni, fermo a 165 miliardi.

Il dato stabile delle importazioni, anche se non in crescita, è un elemento tutto sommato positivo se confrontato con la forte contrazione del 2015. Tra i Paesi europei si registra un dato positivo per la Francia, mentre in lieve decrescita i volumi di import dai principali partner europei: Germania, Italia e Polonia, in diminuzione anche il volume di import da Stati Uniti e Giappone, cresce invece la Cina e la Corea del Sud.

L’analisi dei dati relativi alle importazioni russe dall’Italia evidenzia una forte diminuzione per il settore dei macchinari e l’arredamento ed una crescita, anche se contenuta, per gli altri settori: cresce anche il settore degli alimentari, nonostante l’embargo russo oramai in atto da più di due anni.

La Russia a causa del forte gap tecnologico ha necessità di importare tecnologia dall’estero per sperare in un avanzamento della propria industria e la mancata crescita delle importazioni proprio nel settore dei macchinari non è sicuramente un dato positivo. L’Europa, nel settore della meccanica, è un partner quasi obbligato per la Russia: Cina e Corea del Sud non sono in grado di sostituire né per tecnologia né per tipicità e volumi i Paesi europei.

I dati negativi della meccanica relativi all’export europeo ed italiano sono particolarmente pesanti: parliamo di un volume di vendite nel 2016 per l’Italia che è circa la metà rispetto a quello del 2014, conseguenza della svalutazione del rublo e degli scarsi investimenti del biennio passato; poco significative le ripercussioni delle sanzioni economiche occidentali che infatti sfiorano solamente il settore della meccanica, colpendo settori ben definiti e poco rilevanti in termini di volumi.   

Sono diversi anni che in Russia, media e politici, parlano di sostituzione delle importazioni (vi è anche una normativa specifica con quote di sostituzione da libro dei sogni), ma in realtà, escludendo alcuni settori (quello agroalimentare in particolare) in cui si è notato un leggero miglioramento, la Russia dipende (e dipenderà) ancora pesantemente dagli acquisti dall’estero e non poteva essere diversamente, considerando la struttura dell’economia russa e la scarsa propensione ad investimenti a medio e lungo termine da parte di oligarchi e businessman russi.

Le previsioni relative ai dati macroeconomici del 2017 evidenziano una situazione meno preoccupante rispetto al biennio passato: il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare anche se poco, l’inflazione dovrebbe essere sotto controllo e gli investimenti potrebbero tornare a crescere e se il rublo si manterrà sugli stessi livelli attuali nei confronti di dollaro ed euro, la Russia ricomincerà a comprare a ritmi sostenuti semplicemente perché non può farne a meno.

La Russia è un mercato rilevante per l’Italia, non è ai primissimi posti tra i partner commerciali, ma è comunque un mercato di riferimento. Considerando i dati del 2016, la Russia si posiziona al tredicesimo posto tra i partner commerciali, con una quota sul totale delle esportazioni italiane di poco più dell’1.5%, al pari della Romania e poco dopo l’Austria. L’aspetto caratteristico ed in parte rilevante delle vendite in Russia è connesso comunque non tanto con il volume delle transazioni, quanto con la particolare propensione delle aziende russe a regolare le commesse con pagamenti anticipati. Forse retaggio del periodo sovietico, quando a causa della penuria di prodotti chi aveva il bene, chi possedeva il prodotto dettava le condizioni, anche adesso il mercato è ancora quello del venditore. Le aziende russe sono abituate a fare acquisti quando hanno liquidità sufficiente, sono infatti poche le aziende che avendo bilanci in ordine e struttura patrimoniale ben definita hanno la possibilità di accedere al credito bancario.

L’Italia ha esportato nel 2016 merci e servizi in Russia per 7 miliardi di euro, più della metà costituita da macchinari e semilavorati, solo il 25 per cento da prodotti tipici del Made in Italy: abbigliamento, calzature, alimentari ed arredamento. Anche se la Russia non è il mercato principale per le esportazioni italiane e ben distante da Germania e Francia che acquistano insieme prodotti e servizi per un totale di quasi 100 miliardi e non è neanche la Spagna che importa quasi tre volte il volume russo, né la Polonia o la Cina ben oltre i 10 miliardi, è comunque un mercato rilevante nel quale le aziende italiane riescono ad ottenere condizioni che su mercati evoluti oramai è quasi impossibile ottenere.