Sahara Occidentale: Marocco e Nazioni Unite ai ferri corti. E intanto Rabat corteggia Mosca

Mohamed VI Putin
Il re del Marocco Mohamed VI incontra al Cremlino di Mosca il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin. 15 marzo 2016. REUTERS/Maxim Shipenkov

Sono ai minimi storici i rapporti tra il Regno del Marocco e le Nazioni Unite dopo che il segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon, in visita al campo profughi Saharawi di Tindouf in Algeria il 5 marzo scorso, ha definito con il termine “occupazione” la presenza del Marocco nel Sahara Occidentale.

L'ONU cerca di mediare a un accordo tra il Sahara Occidentale e il Regno del Marocco dal 1991: la Repubblica Democratica Araba del Sahrawi si è autoproclamata indipendente dal Regno nel 1976 e da allora aspira alla piena sovranità nazionale e al completo riconoscimento a livello internazionale. L'attuale transizione è affidata alla missione MINURSO - Mission des Nations Unies pour l'Organisation d'un Référendum au Sahara Occidental - composta da 482 persone, di cui 246 civili. La missione garantisce anzitutto il rispetto del cessate il fuoco tra il Fronte Polisario - l'organo di autogoverno della regione - e il Marocco e punta a creare, tramite la consultazione referendaria, i punti che stabiliranno l'integrazione e il livello di autodeterminazione del Sahara Occidentale. La missione è stata prolungata più volte e a fine 2006 la stima dei costi era di circa 1,5 miliardi di dollari.

Oggi la sede della missione MINURSO si trova a El Ayun ma un ufficio di collegamento con il Fronte Polisario è proprio nel campo di Tindouf. Le parole di Ban Ki Moon non sono piaciute al Marocco, che nei giorni successivi alle parole del segretario generale ha letteralmente mobilitato la propria diplomazia cercando, almeno questo appare, di creare diversi fronti di rottura: già il 4 marzo Federica Mogherini era volata a Rabat dopo che il governo marocchino aveva deciso di sospendere i propri rapporti con Bruxelles. La ragione sarebbe l'annullamento da parte di un Tribunale dell'Unione Europea, il 10 dicembre scorso, di un importante accordo agricolo, provvedimento basato su una denuncia ricevuta dalla Corte Europea di Giustizia da parte del Fronte Polisario nel 2012 nella quale si denunciava una distribuzione iniqua dei redditi da esportazione agricola dei prodotti delle provincie meridionali del Marocco.

Rabat si è sentita offesa e anche se ha mantenuto, e mantiene tutt'ora, buoni contatti con la diplomazia europea il 25 febbraio scorso tramite il portavoce del governo Mustapha El Khalfi si è detta “profondamente delusa […] Il Marocco non può accettare di essere trattato come mero oggetto di procedimenti giudiziari”. Un tema, quello della giustizia occidentale, che di questi tempi è molto caldo in Africa.

Ma le parole di Ban Ki Moon per il Regno del Marocco hanno rappresentato un ulteriore motivo di nervosismo: una decina di giorni dopo le dichiarazioni algerine del segretario generale infatti il Marocco ha deciso unilateralmente di ridimensionare il proprio contingente alla missione MINURSO e, più in generale, di valutare il ritiro dei 2.300 caschi blu marocchini in forza presso le Nazioni Unite. Lunedì 14 marzo Saleheddine Mezouar, Ministro degli Esteri e della Cooperazione di Rabat, e Ban Ki Moon si sono incontrati proprio per parlare di questo e il ministro marocchino, riferisce Jeune Afrique, avrebbe lamentato la “mancanza di rispetto” del segretario generale dell'ONU annunciandogli le decisioni del governo del Paese nord-africano. Il giorno dopo, il 15 marzo, in un comunicato stampa Rabat annunciava anche la cancellazione del suo contributo volontario - 32 milioni di dollari l'anno secondo Middle East Eye - per il finanziamento della MINURSO.

Le cose sembrano precipitare molto rapidamente: lo scorso finesettimana si sono tenute in più località del Marocco manifestazioni, c'è chi dice organizzate direttamente dal governo, per contestare le parole di Ban Ki Moon sull'"occupazione” marocchina nel Sahara Occidentale e mercoledì 16 marzo Stephane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite, annunciava la cancellazione del prossimo viaggio di Ban Ki Moon a Rabat e ha definito “una sorpresa” la forzatura del governo del Regno sulla missione nel Sahara Occidentale. Lo stesso Ban Ki Moon non più tardi di lunedì scorso si era detto “deluso e arrabbiato” per le manifestazioni contro di lui.

Giovedì 17 marzo il Marocco ha annunciato ulteriori misure all'interno dello scontro aperto con il segretario generale Ban Ki Moon: “Le decisioni sin qui prese sono irrevocabili […] altre sono in fase di studio” ha dichiarato Mezouar prima della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di giovedì, avente all'ordine del giorno proprio le recenti frizioni tra Marocco e ONU. Rabat ha comunicato di avere ufficialmente chiesto il rientro dei suoi 84 membri civili della missione MINURSO.

A livello internazionale sembra che l'intenzione sia di smorzare i toni: Ismael Gaspar Martins, ambasciatore dell'Angola alle Nazioni Unite, il quale presiede le riunioni del Consiglio di Sicurezza nel mese di marzo, ha parlato di “leggera incomprensione” e di “equivoco”, dicendosi comunque "preoccupato" e Dujarric non è dello stesso avviso. Il portavoce di Ban Ki Moon ha affermato che la decisione del Marocco di ritirare il suo personale dalla missione è “una sfida logistica” e senza tali membri “è quasi impossibile per la missione adempiere al suo mandato”. A chiudere il cerchio delle dichiarazioni è stato il Fronte Polisario, che sempre giovedì 17 marzo ha avvertito che la fine della missione MINUSCO sarebbe “la via più breve per la ripresa della guerra”.

Lo ha detto Ahmed Boukhari, rappresentante del Fronte Polisario alle Nazioni Unite, ai giornalisti, spiegando che il vuoto creato da un eventuale fallimento della missione porterebbe inevitabilmente a una nuova escalation di violenze. Il Consiglio di Sicurezza però sembra diviso: Francia, Egitto, Senegal, Spagna e Giappone infatti sembra sostengano il Marocco - la riunione del Consiglio è a porte chiuse e i diplomatici interpellati da al-Arabiya hanno chiesto l'anonimato - e anche la Russia sembra essere sempre più vicina a difendere le posizioni marocchine.

Il 15 e 16 marzo infatti re Mohammed VI è stato in visita ufficiale a Mosca ed ha incontrato Vladimir Putin in un incontro definito “pietra miliare” nelle relazioni tra i due paesi: sono molti i punti d'accordo siglati tra i due paesi questa settimana, ma i più interessanti riguardano i nuovi accordi bilaterali sul rafforzamento della sicurezza, su nuovi scambi in campo energetico e sopratutto sulla questione del Sahara Occidentale: “La Federazione russa tiene debitamente conto della posizione del Regno del Marocco per la soluzione di questo problema. La Federazione russa e il Regno del Marocco non supportano alcun tentativo di accelerazione nel processo politico”. Parole che suonano quasi come un monito alle Nazioni Unite a non interferire più negli interessi di Rabat sul Sahara Occidentale.