"Salvare" l'Argentina: con il neo Presidente Macri si avvicina l'era dell'austerità

Argentina
Sostenitori di Macri festeggiano la vittoria elettorale REUTERS/Ivan Alvarado

Nel ballottaggio argentino 32 milioni di cittadini si sono recati alle urne per scegliere il successore di Christina Fernandez de Kirchner e porre così fine all’era, durata 12 anni, dei Kirchner alla guida del Paese. Alla fine a vincere è stato Mauricio Macri, candidato liberale di centrodestra, sindaco di Buenos Aires, ingegnere di origini italiane, leader del partito Cambiemos e sfavorito alla vigilia del ballottaggio.

L’unica certezza che regnava sulle elezioni presidenziali dell’Argentina è che chiunque avesse vinto avrebbe avuto il duro compito di rimettere in piedi un Paese distrutto delle politiche economiche dei Kirchner. L’Argentina è da anni in piena crisi economica e adesso Macri dovrà rimboccarsi le maniche a dare ai suoi cittadini quel cambiamento promesso in campagna elettorale. Il suo avversario, il candidato peronista Daniel Scioli appoggiato dalla Presidente uscente, ha cercato di presentare Macri come il nuovo “affamatore del popolo”, pronto ad approvare misure di austerità per tentare di riportare l’Argentina al passo con gli altri Paesi emergenti e tra i mercati internazionali. Per farlo Macri dovrà subito approvare misure impopolari con il rischio di erodere, in poco tempo, il consenso ottenuto al ballottaggio. Risolvere il contenzioso con i fondi USA, riportare il cambio dollaro/peso al cambio reale e combattere l’inflazione, alleggerire le imposte sul commercio internazionale, rimuovere i controlli sui capitali e riorganizzare i sussidi alla popolazione: sono queste alcune delle misure indicate come prioritarie dal neo Presidente dell’Argentina.

L'Argentina nell'era Kirchner 

Il governo a luci e ombre della famiglia Kirchner ha guidato l’Argentina per gli ultimi 12 anni. Dopo il disastroso fallimento del 2001 l’Argentina ha cercato di ripartire facendo soprattutto affidamento sui prezzi alti delle materie prime agricole di cui il Paese è tra i principali fornitori. Ma la politica dei Kirchner presentata come keynesiana non ha fatto altro che peggiorare la situazione. L’aumento della spesa pubblica argentina, infatti, con le assunzioni di massa e gli assegni di mantenimento è riuscita ad abbassare il numero dei poveri, esploso a causa del fallimento del Paese. I consumi delle famiglie sono così timidamente ripartiti. Anche la giustizia ha fatto passi avanti, sono stati arrestati tutti i colpevoli di violenza durante la dittatura e sono state approvate leggi di civiltà come le unioni tra omosessuali.

I sostenitori della politica dei Kirchner ricordano che durante il loro “regno” povertà e disoccupazione sono fortemente diminuite grazie all’estensione della pensione a gran parte della popolazione e all’introduzione di una sorta di assegno familiare. Ma questi risultati sono stati raggiunti innalzando al massimo la spesa pubblica dell’Argentina che da circa 4 anni è nuovamente scivolata in una profonda recessione.

Al deterioramente dei conti pubblici, il governo argentino ha risposto con politiche inadeguate che hanno portato allo scoppio dell’inflazione e al totale isolamento dell’Argentina. La differenza tra il cambio ufficiale dollaro/peso e quello del mercato nero è alle stelle: scambiato ufficialmentea intorno ai 9 dollari, sul mercato nero il peso viaggia a circa 15, cioè svalutato del 40%. Secondo il Wall Street Journal, le riserve di valute estere , dal 2011 ad oggi, si sono dimezzatte a circa 27 miliardi di dollari. E pare che le risorse liquide, cioè subito disponibili per pagare le importazioni siano anche inferiori. É chiaro quindi il rischio che sta correndo l’Argentina, quello di trovarsi senza valuta straniera sufficiente per pagare le importazioni.

Macri Presidente: la cura promessa

Al governo Macri toccherà il difficile compito di blocare quest’emorragia. In campagna elettorale ha indicato come soluzione l’inizio di un’era di austerità necessaria per rendere nuovamente sostenibile il bilancio statale dell’Argentina.

L’elezione di Macri rappresenta una svolta per la politica economica dell’Argentina. Il sindaco di Buenos Aires, ben visto dai mercati internazionali, ha promesso una rapida soluzione del contenzioso in corso con i cosiddetti fondi avvoltoio. Lo scorso anno l’Argentina è finita in default tecnico perchè non ha trovato un accordo con gli hedge fund statunitensi a cui i giudici USA hanno riconosciuto il pieno di diritto di essere rimborsati dei titoli coinvolti nel default del 2001. In pratica l’Argentina doveva versare subito 1,3 miliardi di dollari che il governo si è sempre rifiutato di pagare. Cercando di mostrarsi disponibile nei confronti dei fondi statunitensi, Macri ha promesso che troverà con loro “il migliore accordo nell'interesse dell'Argentina”.

Per riallacciare i rapporto con gli investitori stranieri è necessario per l’Argentina ricucire la spaccatura con i fondi statunitensi e tutti coloro che hanno investito nel Paese. L’Argentina deve recuperare non solo la fiducia degli investitori, ma anche quella delle istituzioni internazionali. Il FMI negli ultimi anni ha minacciato più volte di espellere l’Argentina accusando il governo di pubblicare statistiche false sull’andamento economico del Paese. Tuttora, secondo il governo, l’inflazione del peso è al 14% circa mentre gli analisti la danno tra il 30 e il 40%.

E Macri, rispetto al suo competiror, in campagna elettorale ha promesso una marcia più serrata verso lo smantellamento degli espedienti economici messi in campo dalla presidente Kirchner. Nel giorno del suo insedimento, fissato per il 10 dicembre, Macri potrebbe già imporre la libera fluttuazione del peso che, quindi, sarebbe svalutato del 30-40% riallineando il cambio con il dollaro sul prezzo reale. Altre misure che Macri indica come prioritarie appena messo piene nella Casa Rosada sono la rimozione dei controlli sui capitalidelle restrizioni a importazioni e esportazioni, la rimodulazione delle imposte sui commerci internazionali e l'eliminazione di parte dei sussidi alla popolazione in particolare quelli elargiti con più disinvoltura del governo Kirchner.

Insomma tutta la polvere che la presidente Kirchner ha nascosto per anni sotto il tappeto argentino sta per uscire allo scoperto. Si preannunciano comunque momenti difficili per l’Argentina e soprattutto per i cittadini, coloro che pagheranno più di tutti il costo dell’incontro con la realtà di un Paese in profonda crisi e delle misure di austerità promesse per tentare di salvarlo.