Salvataggio Banco Popular: vigilanza europea sotto accusa. Qualche domanda a cui l'EBA dovrebbe rispondere

Euro, BCE
Il simbolo dell'Euro di fronte alla sede della BCE a Francoforte REUTERS/KAI PFAFFENBACH

Stiamo assistendo al salvataggio lampo del Banco Popular, finito sull'orlo del fallimento. Il protagonista del colpo di scena è il Santander, l’istituto che prima si è sfilato dal salvataggio e poi si è proposto come Cavaliere bianco per salvare il Banco Popular spendendo un euro simbolico per comprare la banca e 7 miliardi per rimetterla in carreggiata. Così facendo ha permesso al Governo di Madrid di evitare la ricapitalizzazione precauzionale e quindi di spendere anche solo un euro per l’operazione.

Tutti contenti quindi tranne gli oltre 300mila azionisti della banca e i titolari di bond subordinati che hanno visto azzerarsi i loro investimenti per un totale di circa 3,3 miliardi tra azioni e bond. Ma senza l’intervento del Santander la vicenda del Banco Popular avrebbe potuto chiudersi con l’epilogo peggiore, cioè con la risoluzione tramite bail-in. Tutto è bene quindi quel che finisce (quasi) bene, ma il salvataggio sul Banco Popular apre diversi interrogativi circa l’operato delle autorità europee.

All’indomani dei risultati degli stress test del 2016 che hanno promosso, anche se con riserva, il banco Popular la banca ha iniziato a traballare arrivando in meno di un anno sull’orlo del fallimento. E ironia della sorte proprio in queste ore in cui una banca ritenuta solida è stata salvata da una collega, l’EBA (Autorità bancaria europea) sta pianificando il prossimo stress test in programma per il 2018. Alla luce della vicenda spagnola è lecito interrogarsi sull’utilità e sulla credibilità delle verifiche europee che mettono sotto pressione alcuni istituti, mentre chiudono un occhio oppure non si accorgono delle criticità di altri.

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Salvataggio Banco Popular


Visti i salvataggi delle banche italiane che si trascinano per mesi e addirittura anni, il salvataggio lampo del Banco Popular sembra un miracolo.

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Nelle settimane scorse il Banco Popular ha avviato una procedura di gara per cercare un Cavaliere bianco interessato all’acquisto dell’istituto. Nel giro di pochi giorni il Santander si è fatto avanti e l’operazione, sostenuta dal Governo di Madrid, è stata approvata da commissione europea e BCE in tempi record.

Così Santander ha pagato un euro per l’acquisto della banca e ora si prepara ad una cura rivitalizzante che costerà quasi 8 miliardi. Il Salvatore infatti deve versare 7,9 miliardi di accantonamenti extra (di cui 7,2 miliardi sull’immobiliare) sugli asset deteriorati del Banco. Santander secondo i suoi calcoli dovrebbe avere un ritorno dell’investimento del 13-14% nel 2020 grazie alla maggior presenza sul territorio spagnolo e alle sinergie sui costi. La vicenda del Banco Popular quindi si chiude con un lieto fine in tempi rapidissimi e scongiurando il rischio contagio su tutto il sistema.

Quello che in Italia non riusciamo proprio a fare. Il pasticcio su Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara è ancora una ferita aperta per il sistema che tra salvataggio, risorse al Fondo di risoluzione e partecipazioni in Atlante ha speso molti miliardi alla ricerca della stabilità perduta. Ma i veri problemi italiani sono due: il primo è che non ci sono banche con spalle così robuste da reggere un intervento del genere senza rischiare di fare una brutta fine. Il sistema bancario ha già dato abbastanza e non è più disposto a buttare soldi in salvataggi disperati. Non solo: non ci dimentichiamo che la Spagna ormai ha una crescita che viaggia nell’ordine del 3% l’anno, mentre l’Italia arranca nel tentativo di uscire dalla spirale dello zero virgola.

Banco Popular e la vigilanza europea


Facciamo un passo indietro e torniamo al 2016 quando la BCE ha fatto gli ultimi stress test su 51 banche sistemiche europee. Tra i bocciati c’era MPS che da quel momento infatti ha iniziato il calvario che dovrebbe concludersi nel 2017 con la ricapitalizzazione precauzionale. Banco Popular figurava tra i promossi degli stress test, anche se faceva parte di quel gruppo di 10 banche che avrebbero sofferto maggiormente nello scenario avverso.

Nell’ipotesi di una nuova recessione alla fine del 2018 il Banca Popular secondo, l’EBA avrebbe avuto un 6,6% e un Common Equity Tier 1 del 7% entrambi al 13,5% nello scenario di base, un livello di assoluta serenità per la solidità della banca. Secondo le verifiche europee quindi anche sotto sforzo e nello scenario avverso banco Popular avrebbe resistito alla tempesta (basta pensare che per MPS il capitale è risultato negativo a -2,4%).

Non solo. Secondo l'EBA in caso di scenario avverso Banco Popular avrebbe accumulato perdite per un massimo di 1,36 miliardi nel giro di tre anni, peccato che nella realtà a fine 2016 la banca spagnola avesse già un buco da oltre 3,5 miliardi. Quasi il triplo rispetto alla stima delle autorità che oltretutto consideravano uno scenario apocalittico con PIL UE a -1,2% nel 2016 e -1,3% nel 2017; una riduzione tra il 2,5% e il 4,6% del tasso di crescita cumulata nelle economie avanzate e una riduzione tra il 4,5% e il 9,7% del PIL totale dei paesi emergenti rispetto alle proiezioni di base nel 2018.

Da dove viene quel buco? Il principale responsabile del quasi-fallimento del Banco Popular sono i crediti malati immobiliari. Dopo l’esito degli esami europei i vertici della banca, zitti zitti, hanno svalutato crediti per oltre 4 miliardi.

A questo punto è lecito farsi qualche domanda: è possibile che gli organi di vigilanza europei, quelli che spulciano per mesi i conti delle banche mettendole sotto la lente di ingrandimento e sotto sforzo per valutarne le reazioni, non si siano accorti che c’era nel Banco Popular una bomba pronta ad esplodere? E se l’hanno vista perché hanno permesso alla banca spagnola di superare i test?

La vicenda del Banco Popular rivela un chiaro malfunzionamento nelle verifiche e nella vigilanza europea. Gli indizi per capire che banca Popular fosse sull’orlo di una crisi c’erano tutti, com’è possibile che siano sfuggiti alla pignoleria dell’EBA? Disattenzione o malafede?

Domande che resteranno probabilmente senza risposta, mentre le autorità si preparano a lanciare il prossimo stress test. Nel 2018, ha annunciato l’EBA, le banche italiane che parteciperanno alle verifiche sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM e UBI Banca. Assente – vista la posizione in bilico – MPS.

La presentazione del prossimo stress test avviene mentre la vicenda spagnola getta una pesante ombra sulla credibilità della vigilanza europea che, prima di chiamare all’appello le banche europee, dovrebbe dare spiegazioni sul proprio operato.