Back to the future: la fine della stagione riformista

di 18.03.2017 10:08 CET

Back to the future: la fine della stagione riformista.

La decisione del Senato contro la decadenza del forzitaliota Minzolini, come prevederebbe la Legge Severino, col voto determinante di senatori di maggioranza di Ncd e Pd, ha suscitato roventi polemiche, soprattutto dei grillini che la giudicano un trionfo della Casta e un ceffone ai cittadini, per cui non ci si potrà meravigliare se vi saranno manifestazioni “anche violente”: il che, più che un’oggettiva osservazione, sembra una sciagurata esortazione. E uno strascico di polemiche di cui non se ne sentiva alcun bisogno.

Pare incredibile che, prima con la difesa a spada tratta di Lotti e ora con l'”assoluzione” senatoriale di Minzolini, molti esponenti della maggioranza facciano di tutto per gettare benzina sul fuoco del populismo. Ma forse c’è una logica in questa apparente follia, e la lettura del caso va completata adocchiando le conseguenze possibili indirette.

Il caso Minzolini, potrebbe infatti aiutare Berlusconi nel giudizio della Corte di Strasburgo sull’incandidabilità, che è poi un giudizio sulla Legge Severino, platealmente rinnegata dal Senato (nuovità assoluta di un ‘senatus a propri is legibus solutus’). E se Berlusconi riconquistasse la candidabilità, le prospettive delle elezioni politiche potrebbero cambiare e potrebbe diventare più realistica l’ipotesi di larghe intese Pd-Fi per il dopo elezioni, su cui puntano una parte dei piddini e dei berlusconiani per tentare di arginare Grillo e Salvini.

L’abolizione dei voucher non è passato inosservata in Europa. Nel suo commento giornaliero, Eurointelligence la vede come la conferma che in Italia la stagione delle riforme è archiviata e che – anche grazie al sistema elettorale proporzionale, che nessuno finge neanche più di voler cambiare – il paese scivola verso una situazione di totale ingovernabilità.

Intanto, il Senato salva un condannato per appropriazione indebita dalla decadenza essenzialmente per ragioni di solidarietà personale tra parlamentari (sperando che lo scambio occulto con il voto di fiducia su Lotti sia solo una malignità). Insomma, indietro a tutta forza verso la palude della Prima repubblica – e non abbiamo nemmeno più i democristiani per gestirla decentemente.

La vicenda dei voucher lavoro è emblematica di come in Italia si procede con le riforme. Una norma sui voucher per i lavori occasionali esiste in molti altri paesi dove, come in Italia, ci sono abusi che vengono contestati e repressi. Da noi invece, con la scusa che alcuni ne approfittano, si chiede di cancellare la norma o di ridurla a niente, come nel caso di limitarli alla sole famiglie. Così si finisce per privilegiare il lavoro nero rispetto a quello in chiaro.