Sblocca Italia, sei Regioni contro il decreto: "E' incostituzionale"

di 19.12.2014 17:16 CET
Petrolio
Un uomo in bici passa davanti a dei barili di petrolio Reuters

Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. Sono sei le Regioni pronte a ricorrere alla Corte Costituzionale contro l'articolo 38 del decreto Sblocca-Italia, la contestata legge approvata dal Parlamento lo scorso mese di novembre. 

L'articolo 38 (Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali) prevede che "le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi". 

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Le Regioni, come sottolinea un comunicato di Legambiente, contestano il decreto perchè ritenuto contrario "al Titolo V della Costituzione, che bypassa l'intesa con le Regioni  e stabilisce corsie preferenziali e poco trasparenti per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessione uniche di ricerca e coltivazione di idrocarburi".

Ieri la giunta regionale abruzzese ha approvato la delibera con cui dà mandato all'avvocatura regionale di predisporre il ricorso alla Corte Costituzionale contro gli articoli 37 e 38 del citato decreto. E' una contestazione bipartisan del decreto dato che Abruzzo, Marche e Puglia sono guidate dal centrosinistra, mentre Campania, Lombardia e Veneto dal centrodestra. Mancano all'appello due delle Regioni maggiormente coinvolte dal decreto, la Basilicata e la Sicilia, governate dai candidati di centrosinistra Pittella e Crocetta. Proprio quest'assenza viene sottolineata da Legambiente. 

"Il presidente di ANCI Sicilia Leoluca Orlando nei giorni scorsi convocando l'iniziativa ha ricordato tra l'altro che  nel Canale di Sicilia, preso di mira dai petrolieri, 'le aree in cui si intende posizionare le trivelle' sono estremamente fragili data la presenza 'di sistemi vulcanici sommersi tutt'ora attivi'. Anche in Basilicata la protesta continua con in testa  i sindaci, a cominciare quelli della Val D'Agri (da dove si ricava il 70% del petrolio estratto in Italia), e, grazie ad un fronte ampio di cittadini, associazioni e  studenti, la protesta è arrivata in Regione,  con l'approvazione il 4 dicembre di una risoluzione del Consiglio regionale che chiede al Governatore Pittella  l'impugnazione delle disposizioni dell'art. 38 che umiliano i poteri regionali,  ma solo dopo che si sia tentata una mediazione con il Governo per superare con una norma correttiva nella Legge di Stabilità 2015 o nell'atteso decreto "Milleproroghe".