Sconcerto NATO sulla Spagna: Madrid fa rifornire navi russe dirette in Siria per bombardare

Admiral Kuznetsov
La nave ammiraglio Kuznetsov della Marina militare russa fotografata dall'aeronautica norvegese durante il suo passaggio in acque internazionali al largo delle coste scandinave. 17 ottobre 2016. Norwegian Royal Airforce/REUTERS

Nello stesso giorno in cui il Re di Spagna Felipe VI di Borbone ha incaricato Mariano Rajoy, premier uscente da 10 mesi, di formare il nuovo governo del Regno, sul Paese si abbatte una bufera politica per aver autorizzato il rifornimento delle navi da guerra russe in rotta verso il Mediterraneo orientale, per dare sostegno nella battaglia di Aleppo.

Questa mattina infatti, mercoledì 26 ottobre, una flotta di sette navi da guerra russe guidate dalla portaerei ammiraglio Kuznetsov attraverserà lo Stretto di Gibilterra per attraccare a Ceuta, enclave spagnola in Marocco sulla costa settentrionale dell'Africa, e fare rifornimento di carburante dopo 10 giorni di navigazione. Lo status giuridico di Ceuta, territorio rivendicato dal Regno del Marocco, è piuttosto singolare: ufficialmente parte dell'Unione Europea - in quanto territorio spagnolo - è incerto il suo status NATO e dal 2011 almeno 60 navi da guerra russe hanno attraccato nel suo porto per rifornirsi.

La notizia è stata resa nota da un tweet di Guy Verhofstadt, presidente di ALDE (Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei) ed europarlamentare, che ha ricordato come appena la scorsa settimana la Spagna abbia firmato un documento europeo che descrive le attività belliche russa in Siria come “crimini di guerra”, documento tuttavia non seguito da alcuna azione concreta da parte dell'Unione: “Sul serio?” si chiede con sdegno ironico l'europarlamentare liberale.

Quella della Spagna nei confronti della Russia è una posizione piuttosto contraddittoria, in Europa c'è chi la definisce “ipocrita”, poco dissimile da quella italiana: appena il 20 ottobre scorso, l'occasione era il vertice del Consiglio Europeo, Madrid si è detta d'accordo con tutti gli altri 28 paesi UE nel condannare bombardamenti e azioni militari russe su Aleppo, in Siria, ma si è allineata alla posizione italiana che ha spaccato l'Unione ed impedito a questa di emettere una minaccia formale alla Russia sulla possibilità di sollevare nuove sanzioni. Pochi giorni fa la flotta russa ha attraversato il Canale della Manica, seguita miglio dopo miglio dalle navi inglesi HMS Richmond e HMS Duncan in quella che l'analista diplomatico del Guardian Patrick Wintour ha definito “la più grossa dimostrazione della forza navale russa degli ultimi anni”.

Nella tarda notte tra martedì 25 e mercoledì 26 ottobre, mentre a Bruxelles e nell'opinione pubblica spagnola montavano le polemiche, il Ministero degli Affari Esteri di Madrid ha fatto sapere al quotidiano El Pais di stare riesaminando il permesso rilasciato alla flotta russa: le autorizzazioni “sono in corso di revisione sulla base delle informazioni che stiamo ricevendo dai nostri alleati e dalle autorità russe” si legge sul quotidiano ABC, che cita fonti ministeriali. Ma il fatto più grave è probabilmente un altro: nei giorni scorsi due navi spagnole, la fregata Almirante Juan de Borbòn e la nave logistica Cantabria, avrebbero assistito, e non solo “agganciato”, le navi da guerra russe durante il loro passaggio nelle acque internazionali dopo essersi lasciate alle spalle le bianche scogliere di Dover.

Pedro Morenes, rappresentante del governo spagnolo in pectore alla riunione dei ministri della Difesa UE tenutasi a Parigi il 25 ottobre, ha garantito ai colleghi europei che Madrid avrebbe chiesto dettagli e chiarimenti a Mosca circa “scopo e destinazione” della flotta, spiegando che l'autorizzazione per fermarsi a Ceuta e fare rifornimento di carburante è “un'autorizzazione preventiva” e che comunque l'assistenza spagnola ai russi a Ceuta è sempre stata di tipo commerciale e perfettamente trasparente. Come sottolineato dal segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ogni nazione NATO può decidere autonomamente chi e come può ottenere rifornimenti e supporto nei propri porti: secondo quanto riferisce il Telegraph non è previsto l'ingresso in porto della Kuznetsov ma unicamente della nave cisterna che la accompagna e delle altre navi in appoggio e, scrive il quotidiano inglese citando un portavoce del ministero degli Esteri di Madrid, le richieste della Marina russa sono state valutate “caso per caso, a seconda delle caratteristiche della nave in questione”. Una versione che contraddice in parte quella riferita da Morenes ai colleghi europei.

A metà settembre lo Stato Maggiore della Difesa russa ha approvato un piano per il rischieramento operativo nella Repubblica Araba Siriana e la Kuznetsov avrà un ruolo di primaria importanza, schierata a poche miglia dalla costa siriana per consentire al gruppo aeronautico a bordo di svolgere al meglio le proprie attività militari su Aleppo. Solo sulla Kuznetsov sono stati imbarcati 15 caccia, tra SU-33 e MIG-29K/KUB, e dieci elicotteri Ka-52K, Ka-27 e Ka-31. “Siamo molto preoccupati, e lo abbiamo detto chiaramente, circa l'uso potenziale di quel gruppo da battaglia per aumentare gli attacchi aerei su Aleppo” ha dichiarato Stoltenberg martedì 25 ottobre mentre l'europarlamentare Verhofstadt ha definito il supporto spagnolo ai russi “scandaloso”.

La NATO monitora i movimenti della flotta russa dai lavori sulla Kuznetsov presso i cantieri navali di Rosljakovo, nella regione russa di Murmansk sul mare di Barents: dall'Europa settentrionale la ammiraglio Kuznetsov è affiancata da un incrociatore da battaglia a propulsione nucleare, due navi da guerra anti-sommergibile ed altre quattro navi di sostegno, probabilmente scortate a loro volta da due sottomarini. Uno spettacolo più unico che raro dalla fine dell'Unione Sovietica che potrebbe non esaurirsi con questa flotta, visto che nel mar Baltico da almeno ieri sera (25 ottobre) alcune corvette russe hanno cominciato a manovrare verso l'Atlantico, seguite dal solito codazzo di navi della NATO (tra cui la fregata danese Niels Juel). Ma è la Kuznetsov ad attirare tutte le attenzioni in questi giorni.

I social media sono pieni di foto della grande nave russa, con il suo spettacolare pennacchio di fumo nero che esce copioso dai camini in cima alla torre, mentre si dirige verso Gibilterra per proseguire poi verso il Mediterraneo orientale, uno dei tratti di mare più affollati in questo periodo: sul posto non ci sono solo i russi, come la nave Shibalin che ha attraversato lo stretto del Bosforo il 24 ottobre, e siriani ma anche la portaerei francese Charles De Gaulle, la USS Ross e la USS Carney, anch'essa diretta verso il Mar Nero attraverso il Bosforo il 23 ottobre scorso: i cittadini di Istanbul osservano ogni giorno il passaggio di navi militari battenti diverse bandiere.

Alcuni analisti militari citati dal Guardian affermano che il dispiegamento navale della Russia è una chiara dimostrazione di forza, in pochi hanno la possibilità di inviare così lontano da casa un gruppo di ben otto portaerei, ma probabilmente le manovre più interessanti avvengono nel Baltico e non sono quelle della Kuznetsov, che farebbe da specchietto. Dal settembre 2015 la maggior parte degli aerei russi che bombardano Aleppo decollano dalla base di Hmeimim, nella provincia costiera siriana di Latakia, fino ad oggi tra l'altro sottoutilizzata. La Duma, il parlamento russo, ha votato la settimana scorsa per rendere permanente l'utilizzo della base aerea in Siria.

Il viaggio della Kuznetsov è quindi solo fumo negli occhi?

“Non è certo l'inizio della Terza Guerra Mondiale, è più un esercizio di pubbliche relazioni, una dimostrazione di forza” ha dichiarato al Guardian Igor Sutyagin, senior fellow in studi russi presso il Royal United Services. “Questa flotta non ha la capacità di sostenere una guerra ad alta intensità per più di 50 minuti” ha continuato Sutyagin, chiudendo così il capitolo Terza Guerra Mondiale o Nuova Guerra Fredda che sia. Ma è anche vero che i movimenti navali russi potrebbero rappresentare in breve un importante deterrente agli interventi occidentali in Siria e ad un nuovo accordo per il cessate il fuoco su Aleppo: di fatto la Russia, quando avrà piazzato tutte le sue pedine in mare, potrà garantire un efficace scudo di difesa aerea alla Siria, per la prima volta nella storia schierato fuori dai confini della Russia.

Il Cremlino ha tutto il diritto di far circolare tali imbarcazioni in acque internazionali e questa è anche la posizione dell'inviato di Washington presso la NATO Douglas Lute: “Il problema” ha continuato Lute “si porrebbe se questa nave contribuisse ai bombardamenti indiscriminati su obiettivi civili nel nord-ovest della Siria, in particolare nei dintorni di Aleppo”. Certamente tali manovre non ispirano fiducia circa la serietà di Mosca nel cercare una soluzione politica e diplomatica alla crisi in Siria, anzi il contrario: secondo l'agenzia russa Tass il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha detto nel corso di una riunione del Consiglio di Difesa russo tenutasi nel settembre scorso che il piano è di “rafforzare la capacità di combattimento” della flotta del Cremlino nel Mediterraneo e nel Mar Nero.