Scontro Arabia Saudita-Iran e petrolio: il vero pericolo non è la guerra

di 06.01.2016 9:13 CET
Arabia
Soldati sauditi REUTERS/Faisal Al Nasser

Per tre decenni il regime sciita di Teheran e quello sunnita dell'Arabia Saudita si sono contesi il titolo di maggiore potenza regionale, con petrolio e ideologia come monete. Nella battaglia per modellare il Medio Oriente come più desiderano, essi sono entrati in entrambi i mercati, esportando energia e idee per fomentare i conflitti nei paesi vicini, ad esempio in Yemen, Siria e Iraq, tutti i paesi che sono stati campo di battaglia delle forze contrapposte dell’Iran e dell'Arabia Saudita. I mercati globali stanno guardando con ansia le due nazioni, i cui rapporti si stanno riscaldando a seguito dell'esecuzione da parte dell'Arabia Saudita di un prominente membro del clero sciita, Sheick Nimr al-nimr, nella giornata di sabato, e con il conseguente attacco all'ambasciata Saudita in Iran e la fine delle relazioni diplomatiche fra i due paesi.

Le nazioni si trovano su sponde opposte dello Stretto di Hormuz, all'imboccatura del Golfo Persico, dove c'è la maggiore concentrazione di riserve petrolifere del mondo. Circa 17 milioni di barili di petrolio passano attraverso lo Stretto ogni giorno, e se gli iraniani dovessero minacciare di bloccare l'accesso adesso, i prezzi del petrolio potrebbero essere spinti al rialzo poiché il trasporto di materia prima dai maggiori produttori di petrolio del mondo verrebbe enormemente ristretto.

Tuttavia analisti hanno detto a International Business Times che la faida diplomatica delle potenze appartenenti all'OPEC non dovrebbe comportare un significativo aumento dei prezzi sul mercato dell'energia. La maggiore minaccia nella regione, essi affermano, è la possibilità di un'aumentata separazione settaria nella popolazione civile.

«Si tratta di una regione che abbonda di conflitti, ma al momento non ci sono le condizioni per scatenare una guerra vera e propria - ha detto Nicholas Heras, un ricercatore per il Medio Oriente presso il Center for New American Security CNAS - Ciò che potrebbe portare ad un aumento dei prezzi petroliferi potrebbe essere la decisione da parte dei corpi delle Guardie rivoluzionarie dell'Iran di rendere l'esecuzione di Sheick al-Nimr  una questione ideologica».

L’Arabia Saudita ed Iran nuotano entrambe nel petrolio, con il regno sunnita, il maggiore esportatore di petrolio del mondo, che produce circa 10 milioni di barili al giorno. Il regime sciita dell'Iran produce circa 3 milioni di barili ogni giorno, e sta cercando di espandere la propria produzione nei prossimi anni dopo che le sanzioni delle Nazioni Unite verranno eliminate come parte dell'accordo nucleare firmato lo scorso anno. Questa non è una buona notizia per l'Arabia Saudita, concorrente diretto dell'Iran, che sta già affrontando un crollo dei prezzi del petrolio di circa il 40% nel corso dell'ultimo anno a causa della sovrapproduzione rispetto ad una domanda in calo. Le tensioni del weekend hanno visto il petrolio grezzo Brent salire del 2,3% lunedì mattina, ma gli analisti affermano che l'aumento probabilmente non durerà, e che a 38 dollari al barile il prezzo del petrolio si trova ad un livello incredibilmente basso dati i conflitti in corso nel Medio Oriente.

Mentre non c'è alcuna penuria di petrolio in giro, i trader sono preoccupati che un aumento delle tensioni tra Iran e Arabia Saudita possa impedire il trasporto della materia prima. L’Arabia Saudita subisce l’esistenza di due colli di bottiglia alle sue esportazioni petrolifere: lo stretto di Bab el Mandeb, al largo della costa dello Yemen, e lo stretto di Hormuz, condiviso con l'Iran.

Lo stretto di Hormuz è uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi nel mondo. Ogni seria minaccia al passaggio del petrolio nelle sue acque da parte dell'Iran avrebbe un effetto molto potente sui prezzi del petrolio a livello globale. Tuttavia gli scontri con l'Arabia Saudita, secondo Heras, non sono sufficienti per l'Iran per mettere a repentaglio la sua posizione internazionale o l'accordo sul nucleare firmato di recente, che comporterà più avanti la fine delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

«Non è stato ancora raggiunto quel di scontro. L'Iran non vuole rischiare di subire nuove sanzioni a causa di una guerra diplomatica con l'Arabia Saudita - ha detto Heras - L'esecuzione di Shake Nimr al-nimr non è una minaccia esistenziale alla Repubblica islamica dell'Iran».

L'altro collo di bottiglia nel traffico petrolifero dell'Arabia Saudita, Bab-el-Mandeb, sotto controllo yemenita, difficilmente sarà messo in pericolo dallo scontro con l'Iran, anche se alcuni alleati dei sauditi nel paese in guerra civile non hanno gradito che il regno, oltre ad al Nimr, abbia eseguito la condanna di diversi membri di Al Qaeda nella penisola arabica (AQAP). Da marzo 2015 i sauditi hanno guidato una coalizione di forze contro i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran. Questa coalizione comprende sia Paesi alleati del Golfo che tribù yemenite, alcune delle quali hanno legame con AQAP.

Tuttavia gli esperti ritengono che una rappresaglia contro i sauditi da parte dei supporter di Al Qaeda in Yemen è improbabile poiché entrambe le parti hanno come comuni nemici gli Houthi e i loro sostenitori iraniani.

«I sauditi sono vulnerabili in Yemen, ma è meno probabile che si arrivi ad una chiusura di Bab el Mandeb - ha detto Katherine Zimmermann, ricercatrice presso l'American Enterprise Institute ed esperta di Al Qaeda - AQAP è parte della coalizione [che combatte gli Houthi]».

Gli Stretti potrebbero essere protetti, ma le strade non lo sono, così l’Arabia Saudita e i mercati petroliferi globali potrebbero trovare maggiori minacce nell’aumento delle divisioni fra le sette in cui è diviso l'Islam.

«La minaccia reale viene dall'interno dell’Arabia, sotto forma di instabilità politica - ha detto Barakat a IBT - Se queste azioni prese dal governo dovessero sfociare in proteste di strada nelle province orientali dell'Arabia Saudita, allora temo che essi possano finire nei guai«.

La maggioranza delle strutture volte alla produzione di petrolio dei sauditi si trovano nelle province orientali, che ospitano la maggioranza della popolazione sciita dell'Arabia Saudita, che però sono solo il 20% della popolazione del Regno. Gli sciiti sono fortemente isolati dal resto della società saudita e non possono ottenere posizioni di potere.

Tra le strutture orientali c'è l'impianto di Abqaiq, la più grande struttura petrolifera del mondo, che è sotto il controllo della compagnia petrolifera nazionale Saudita Aramco. Precedenti attacchi nell'area, compreso un attacco da parte di un gruppo affiliato a Daesh sventato a settembre, aveva immediatamente causato un aumento dei prezzi petroliferi.

Il ricco distretto di Qatif è inoltre la zona di origine di al Nimr e la patria dei suoi seguaci.

Non ci sono stati attacchi sciiti alle infrastrutture petrolifere dell'area sin dalla fine degli anni 80, tuttavia gli osservatori temono che la recente esecuzione possa far arrivare ad un punto di rottura degli scontri settari che già covano da tempo. Le forze di sicurezza saudite hanno sparato ad un bambino sciita di 8 anni lunedì durante un'operazione volta a trovare individui coinvolti in atti ritenuti terroristici.

Nel breve periodo le frizioni geopolitiche non dovrebbero causare aumenti dei prezzi del petrolio più di qualche punto percentuale, ma nel lungo periodo l'ostilità tra le due reazioni potrebbe arrivare a conclusioni esplosive.

«La cosa triste riguardo questa situazione è l'aumento delle tensioni settarie nella popolazione civile - ha detto Barakat - Ciò che i sauditi e l’Iran hanno appena fatto non farà altro che rendere ancora più gravi queste tensioni fra le persone».