Siria, attenzione ad al-Qaeda: il gruppo islamista potrebbe spostare i giochi militari

Damasco
Il caos alla periferia di Damasco, dove è stato compiuto un attentato suicida non rivendicato da nessuno. Damasco, Siria, 11 marzo 2017. REUTERS/Omar Sanadiki
  • La strategia di al-Qaeda si è rivelata, sul lungo periodo, più efficace di quella di Daesh;
  • Gli attacchi suicidi mirati sostituiranno le azioni di guerriglia dietro le linee nemiche;
  • Al-Qaeda cerca così di riprendere l'attività "politica" in Siria.

Con la fuga dei miliziani di Daesh dal nord dell'Iraq, il progressivo ritiro dei territori del califfato in Siria e l'asserragliamento degli ultimi fedelissimi di al-Baghdadi tra Deir Ezzor e Raqqa sembra che il destino per lo Stato Islamico sia oramai segnato. Tuttavia, dopo aver perso significativamente la guerra territoriale con i propri omologhi di Daesh, sembra che al-Qaeda stia ritrovando nuovo vigore in terra siriana.

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Il gruppo Tahrir al-Sham (ufficialmente Hayat Tahrir al-Sham, fino a gennaio Jabhat Fatah al-Sham e precedentemente Fronte al-Nusra), il ramo della galassia qaedista in Siria guidato dal siriano Abu Mohammed al-Julani, ha annunciato alla fine di febbraio una serie di attacchi che andranno a colpire obiettivi strategici militari. Lo scorso 25 febbraio Tahrir al-Sham ha fatto capire a tutti cosa intendesse, colpendo con due attacchi suicidi che hanno colpito due strutture della sicurezza nazionale siriana ad Homs, provocando 50 morti e 24 feriti: agli esperti di terrorismo internazionale quegli attacchi hanno ricordato altri eventi simili avvenuti a Damasco nel dicembre 2011, agli albori della guerra civile, che colpirono obiettivi strategici per la sicurezza nazionale siriana provocando 44 morti. Homs è considerata strategica dagli islamisti perché è stata una delle prime città a sollevarsi contro il regime di Damasco.

Sin dall'inizio al-Qaeda in Siria ha disdegnato la guerra tradizionale, contrariamente a Daesh: ha condotto quasi sempre operazioni militari mordi e fuggi, ha accuratamente evitato il fronteggiare il nemico in modo tradizionale preferendo attacchi mirati con operazioni suicide e concentrando le forze su omicidi più o meno mirati. 

Quando l'egemonia di al-Qaeda in Medio Oriente è stata messa gravemente in discussione dallo strapotere lisergico di Daesh il gruppo fondato da Bin Laden si credeva sarebbe capitolato in favore del califfo ma così non è andata ed anzi oggi al-Qaeda conserva una posizione molto forte nella galassia islamista interna alla guerra civile. Al-Qaeda, con l'aumento della militarizzazione della guerra civile, ha cominciato ad affiancare agli attentati suicidi anche azioni di offesa oltre le linee nemiche (dei gruppi ribelli laici e di quelli islamisti) diffondendo il panico tra i loro combattenti. Questo ha persuaso molti gruppi ribelli ad avvicinarsi ai qaedisti.

Oggi questa tipologia di attacchi suicidi mirati sembra essere tornata di moda in Siria. La perdita di Aleppo ha avuto per i ribelli due conseguenze importanti: la prima riguarda l'impossibilità, oggi, di sconfiggere il regime di Assad e la seconda riguarda invece la perdita di territorio, e di sostegno, al gruppo armato. Perdere territorio, per al-Qaeda, implica una riorganizzazione che Daesh non riesce in alcun modo ad avviare e questo potrebbe presto portare al-Qaeda a tornare sovrana in Siria, almeno dal lato islamista. Le operazioni suicide annunciate potrebbero essere il nuovo tentativo dei qaedisti di fare, nuovamente, politica nei propri territori: l'azione di guerriglia infatti, dopo anni di guerra civile, è criticata dai sodali di al-Qaeda in Siria, anche perché scatena il pretesto perfetto per il regime per una risposta militare massiccia, mettendo così a rischio le vite di tutti. Gli attacchi mirati invece questo pretesto non lo concedono e in più sono un buon modo per mitigare l'impatto della perdita territoriale: il canovaccio è quello che abbiamo potuto osservare negli ultimi 2 anni in Africa occidentale, con piccoli gruppi di guerriglieri qaedisti che prima di farsi saltare in aria danno filo da torcere per ore ai servizi di sicurezza locali, cosa che tra l'altro indica un livello di preparazione altissimo dei suoi combattenti.

Contrariamente a Daesh, che si è avvalsa di giovani ragazzacci disillusi radicalizzati nelle banlieue, nelle carceri, nelle periferie europee e nel degrado della Primavera Araba nordafricana e mediorientale, al-Qaeda mostra una cura e un'attenzione molto più sensibile verso i propri combattenti: essi vengono così inglobati in un progetto, riescono a sentirsi parte di qualcosa che in realtà non esiste, data la perdita di territori. In questo senso le garanzie che al-Qaeda fornisce ai propri miliziani sono molto più solide di quelle fornite da Daesh, che ha promesso terra e Stato invece che ideologia teologica e senso di appartenenza intellettuale, prima che fisico.

Il ritorno di al-Qaeda agli attacchi suicidi mirati contro obiettivi precisi e sensibili non necessita di grandi risorse economiche, se lo compariamo alla guerriglia tradizionale o addirittura alla gestione di un territorio, e di chi ci vive, grande quanto il Belgio. E qui si ripropone, ancora una volta, la questione della risoluzione del conflitto siriano: al-Qaeda ha dimostrato, nel corso di oltre due decenni, di sapersi adeguare perfettamente ai cambiamenti politici in corso soprattutto quando questi avvengono violentemente. Un elemento chiave importantissimo che i colloqui di pace tra le parti dovrebbero tenere in forte considerazione, se l'intenzione reale è arrivare ad una pace duratura, ad una soluzione politica giusta e, soprattutto, ampiamente accettata dalla popolazione.