Sistema Incalza e Grandi Opere, il ruolo dimenticato delle cooperative rosse

di 24.03.2015 13:04 CET
Treno ad alta velocità
Treno ad alta velocità Reuters

L'inchiesta della Procura di Firenze che ha condotto in carcere il 'boiardo di Stato' Ercole Incalza, controllore e gestore delle Grandi Opere in Italia, ha fin qui prodotto come risultato le dimissioni di Maurizio Lupi, sostituito ad interim da Matteo Renzi alle Infrastrutture. Solo il tempo dirà se il caso diventerà l'ennesima occasione persa per sottrarre alle 'grandi cricche' miliardi di euro dei contribuenti per opere inutili o i cui costi vengono gonfiati ad arte.

Ma c'è un altro aspetto, finito troppo presto nel dimenticatoio. Incalza era già indagato per il coinvolgimento in un'altra inchiesta, da cui è partito il secondo filone di indagine oggi al centro delle cronache. E' il caso legato a Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr ex governatrice dell'Umbria finita all'epoca ai domiciliari con l'accusa di essere al vertice di un'altra presunta associazione a delinquere "finalizzata alla corruzione e all'abuso d'ufficio nell'appalto per l'attraversamento di Firenze del Tav". E in cui vengono fuori intrecci con le cooperative rosse.

Secondo il Gip di Firenze la  Lorenzetti "svolgeva la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito, e mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati". Non solo, secondo le accuse la presidente di Italferr, "grazie a modifiche normative e accomodanti disposizioni delle pubbliche amministrazioni a copertura dell'operato", otteneva, a proposito degli scavi del tunnel di Firenze che "la gestione degli scarti della fresa fosse fatta in deroga alla disciplina sui rifiuti".

Lo scorso 13 febbraio sono arrivate 11 richieste di rinvio a giudizio per altrettanti dirigenti della Coopsette e per la stessa Lorenzetti. Ma non è l'unico caso che ha visto finire le Coop rosse nel mirino di inchieste giudiziarie. A maggio dello scorso anno, fronte Expo 2015, a finire indagato è Claudio Levorato, presidente del consiglio di gestione della Manutencoop Facility Management. E' toccato anche alla CMC, nel caso legato all'inchiesta sul porto di Molfetta, che vede indagato per frode e reati ambientali il presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzollini (NCD).

E il sistema Incalza? Non risultano manager di coop rosse indagati ma, riporta oggi il Fatto Quotidiano, "è interessante notare quante volte i nomi delle società aderenti alla Lega Coop ricorrano nei capi di imputazione". Nell'ordinanza del GIP che ha condotto Incalza in carcere, il manager viene citato perché avrebbe garantito "un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell'opera ed all'avvio ed allo svolgimento dei lavori, e comunque assicurato un trattamento di favore al general contractor Consorzio Cavet, a fronte dell'affidamento alla società Ingegneria Spm srl riferibile a Perotti Stefano, da parte del Consorzio Cavet, dell'incarico di direzione dei lavori per un importo di 68 milioni e 195 mila euro 241,58". Consorzio Cavet di cui fa parte proprio CMC. Quest'ultima in ottimi rapporti con Incalza, a cui avrebbe"corrisposto nel periodo dal 1999 al 2008, compensi per 501 mila e 962 euro".