Sole 24 Ore, la situazione precipita: dieci indagati, giornalisti in sciopero, patrimonio in rosso. Cosa succede ora?

di 13.03.2017 15:03 CET
Sole 24 ore
Una parte della testata de Il Sole 24 Ore Interact SpA via Flickr (CC-BY-SA-NC)

La situazione sta precipitando. Nonostante l’inizio della primavera il Sole non splende più. I giornalisti hanno indetto uno sciopero a oltranza finché Roberto Napoletano – attualmente indagato - non si decida a mollare la sedia di direttore del giornale. Per placare l’ira dei giornalisti che già a fine 2016 hanno sfiduciato il direttore invocando un ricambio al vertice, ha messo sul tavolo la sua autosospensione. Intanto la procura di Milano sta indagando sui piani alti del Sole 24 Ore per false comunicazioni sociali e appropriazione indebita.

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Ma Napoletano non molla, sicuro del sostegno a oltranza di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, azionista di maggioranza del gruppo Sole 24 Ore. L’inchiesta giudiziaria sta però soltanto accelerando i tempi di un tracollo annunciato. Sul finire del 2016 è venuta a galla la falla nei conti del giornale grazie al lavoro di Gabriele del Torchio amministratore delegato del Sole chiamato per fare chiarezza sui conti della società. Soltanto nei primi sei mesi dello scorso anno, il gruppo ha registrato qualcosa come 50 milioni di debiti che vanno a sommarsi ai buchi preesistenti.

Oltre allo scandalo giudiziario che dovrà decapitare i vertici del gruppo (se il giornale vorrà mantenere un briciolo di credibilità) il vero problema da risolvere sarà quello dei conti. Oltre ai debiti, il patrimonio del gruppo è in rosso per 7 milioni, rendendo indispensabile un rifinanziamento. A conti fatti servono almeno 100 milioni, ma non è chiaro chi potrebbe metterceli. Nella peggiore delle ipotesi, la prospettiva per la società è di chiedere il concordato preventivo e offrire ai creditori una parte dei soldi dovuti: in caso di bocciatura del piano sarebbe fallimento immediato.

Perché il Sole non splende più

L’operazione trasparenza sui conti è iniziata lo scorso anno con il ricambio al vertice di Confindustria e del gruppo editoriale. Prima dell’estate 2016 Vincenzo Boccia diventa presidente di Confindustria, mentre l’uscente Giorgio Squinzi si auto-proclama presidente del Sole 24 Ore e Gabriele Del Torchio viene nominato amministratore delegato dal CDA del giornale.

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Spinto dal neo presidente Boccia, Del Torchio inizia un’operazione trasparenza sul bilancio della società andando a spulciare i dati del Sole 24 Ore e facendo venire a galla un buco da circa 50 milioni solo nel primo semestre del 2016. Non solo. Dal 2010 ad oggi il gruppo editoriale del Sole 24 Ore ha perso quasi 300 milioni di euro e circa il 90% del suo valore in Borsa. 40,4 di perdite nel 2010; 8,3 nel 2011 (perdita contenuta grazie alla vendite di alcuni asset); 48,4 nel 2012; 76,1 nel 2013; 29,5 nel 2014; 24,9 nel 2015 e 49,8 nel solo primo semestre del 2016.

Questi sono i dati che Del Torchio ha messo sul tavolo in un infuocato CDA di fine anno provocando le dimissioni di Squinzi e altri consiglieri che hanno fatto decadere il CDA del gruppo.

Parallelamente al disastro finanziario, però, è venuto alla luce anche la gestione truffaldina degli abbonamenti. Anche in questo caso, la segnalazione alla Consob è arrivata dall’interno: il giornalista del Sole 24 Ore Nicola Borzi ha presentato due esposti per suggerire di indagare sui dati gonfiati degli abbonamenti.

A quanto pare tramite altre società private, riconducibili in qualche modo a personaggi interni al gruppo Sole 24 Ore, compravano migliaia di abbonamenti soltanto per gonfiare i dati i quindi far alzare il prezzo della pubblicità sul giornale. Intanto il buco di bilancio sempre più consistente e la perdita di credibilità per quello che è stato il quotidiano economico finanziario più venduto d’Europa hanno eroso il valore della società sul mercato, ormai spettro del gruppo editoriale che si era quotato nel 2007 con una capitalizzazione di 750 milioni (oggi ne vale appena 50).

Sole 24 Ore: gli indagati 

I riflettori sono tornati a puntare dritti sul Sole 24 Ore nei giorni scorsi quando la Guardia di Finanza è andata a fare una perquisizione nella redazione del giornale. Attualmente gli indagati sono 10, il direttore Napoletane o altri dirigenti del gruppo accusati di false comunicazioni sociali e appropriazione indebita.

Il numero delle copie vendute e degli abbonamenti non sarebbe gonfiato soltanto tramite la Di Source Limited di Londra, ma anche tramite altre società in qualche modo riconducibili a qualcuno del gruppo Sole 24 Ore. Intorno a questa rete di copie comprate e buttate al macero e abbonamenti mai attivati gira l’accusa di false comunicazioni sociali, per la quali già sul finire del 2016 la Consob ha rettificato al ribasso del 38% il numero delle copie diffuse nel 2015.

Ma la procura sta indagando anche per appropriazione indebita: l’accordo con la società inglese ha portato nelle casse del Sole 24 Ore 15,5 milioni di euro ma è stata compensata con uscite per 18,5. Si indaga su quei 3 milioni scomparsi.

Intanto i giornalisti sono sul piede di guerra e venerdì dopo una riunione di emergenza del comitato di redazione hanno deciso con maggioranza schiacciante di indire uno sciopero ad oltranza fino alle dimissioni di Napoletano. Il direttore però non vuole mollare la sedia a nessun costo, nonostante l’indagine e nonostante abbia perso già da molti mesi la fiducia della sua redazione.

Ma Napoletano, per qualche strano motivo, è convinto di avere le spalle coperte dal presidente di Confindustria Boccia che ormai difende l’indifendibile. Il direttore ha messo sul tavolo la sua autosospensione, ma a quanto pare non è ritenuta sufficiente dai giornalisti per tornare a lavoro. 

Sole 24 Ore: quali prospettive?

Il ricambio al vertice è ormai inevitabile, ma il vero problema da risolvere è quello dei conti. Con un indebitamento finanziario di circa 50 milioni e patrimonio negativo per 7 milioni, bisogna intervenire al più presto.

Confindustria prende tempo, probabilmente perché non sa che pesci prendere di fronte allo scoppio improvviso del bubbone. Servono 100 milioni al più presto. Le aziende sembrano poco propense a spendere altri soldi nel Sole 24 Ore, ma allo stesso tempo l’azionista di maggioranza del gruppo non vede di buon occhio l’idea che qualche altro socio di peso entri nell’azionariato.

Tra le ipotesi ci sono le banche che detengono parte dei debiti del Sole 24 Ore che potrebbero trasformali in quote oppure l’ingresso di un socio industriale (pare che Caltagirone abbia drizzato le antenne), ma nessuna ipotesi piace agli industriali.

Ma delle due una: o Confindustria mette questi 100 milioni oppure permette a qualcun altro di entrare come socio di peso nel gruppo con tutte le conseguenze del caso. Altrimenti il giornale sarà lasciato andare alla deriva. Senza il rifinanziamento la società non potrà far altro che chiedere al tribunale il concordato preventivo in continuità cioè un meccanismo che permette all’attività di andare avanti (il giornale potrebbe uscire regolarmente), mentre si cerca un accordo con i creditori per una ristrutturazione del debito. Il gruppo potrebbe offrire il ristoro di una certa percentuale dei soldi dovuti: in caso di approvazione del concordato da parte dell’adunata dei creditori il giornale potrebbe guardare avanti; altrimenti sarebbe fallimento automatico.

Ma sembra impossibile che gli industriali siano disposti a lasciare affondare la nave senza nemmeno provare a tappare la falla.