Stato – mafia, ora il CSM vuole trasferire Di Matteo. Lontano dall’Antimafia

di 18.03.2015 13:45 CET
Magistratura
Foto d'archivio Reuters

Il caso Nino Di Matteo si arricchisce di un nuovo capitolo, paradossale come tutto ciò che ruota attorno al magistrato più chiacchierato e meno tutelato (istituzionalmente parlando) degli ultimi anni.

Due settimane fa era giunta la notizia che la Terza Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, nell'indicare i tre nomi che avrebbero dovuto essere applicati alla Direzione Nazionale Antimafia, aveva escluso Di Matteo, nonostante un curriculum con più titoli e una maggiore anzianità professionale rispetto ai tre colleghi prescelti: Marco Del Gaudio (Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli), Salvatore Dolce (sostituto procuratore generale di Catanzaro) ed Eugenia Pontassuglia (Direzione Distrettuale Antimafia di Bari).

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Il plenum, che ha l'ultima parola nel ratificare la decisione della Commissione, ha preso tempo. Si era parlato di 'congelare' la nomina di Di Matteo in vista di un prossimo avvicendamento in DNA, quando uno dei magistrati attualmente applicati arriverà al pensionamento. Ora, filtra una notizia (resa nota ieri dal GR Rai), secondo cui è stato proposto a Di Matteo "il trasferimento da Palermo ad altra sede per ragioni di sicurezza".

Com'è noto il procuratore aggiunto è oggetto di minacce: Toto Riina dal carcere, le lettere di 'corvi' capaci di descrivere nei dettagli gli spostamenti e le abitudini del magistrato, le notizie dagli informatori sul "tritolo" giunto a Palermo, le dichiarazioni dei collaboratore di giustizia Vito Galatolo, ex boss dell'Acquasanta). Minacce e situazioni note da mesi, ma stranamente la proposta è arrivata solo adesso. Stranezza fatta notare da Di Matteo nell'audizione tenuta ieri davanti alla Commissione del Consiglio.

Secondo quanto riferito dal consigliere Renato Balduzzi, già ministro di Monti eletto dal Parlamento a settembre come membro del nuovo CSM, "nel tempo si è registrata una escalation del problema sicurezza", fatto che spingerebbe verso la proposta di trasferimento, che il magistrato ha rifiutato "in attesa che si definiscano i concorsi ai quali il pm ha partecipato". Di Matteo infatti non ha fatto domanda solo per la DNA, ma anche per il posto di procuratore a Enna.  

In caso di trasferimento straordinario, che Di Matteo è libero di rifiutare, gli verrebbero preclusi sia incarichi direttivi che il posto nella DNA. I tempi della proposta e le conseguenze appena indicate, fanno 'pensare male' molti: teniamo Di Matteo lontano dalla DNA, ma facciamo passare il messaggio che il trasferimento è solo per il suo bene. Un goffo tentativo di correggere il tiro sulla strana decisione di due settimane fa? Vedremo quale sarà il voto del plenum, atteso per oggi.

Intanto un'altra strana decisione del CSM finisce sotto accusa. La nomina del Procuratore Lo Voi a Palermo (leggi per approfondire), al posto dei più titolati Lo Forte e Lari, ha innescato un ricorso al TAR dei magistrati esclusi. Domani inizia l'istruttoria presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.