Stiamo tornando sulla Luna: come Trump, NASA, SpaceX ed altri ci riporteranno sul nostro satellite

superluna novembre 2016
La Superluna del 14 novembre si alza dietro una collina a Tbilisi (Georgia) REUTERS/David Mdzinarishvili
  • Non andiamo sulla luna dal '72, ma potremmo/dovremmo tornarci presto
  • Trump potrebbe essere il primo Presidente USA desideroso di investire sul budget NASA per le missioni spaziali con equipaggio
  • Forse già dal 2018 dei ricchi turisti potrebbero avere l'occasione di orbitare intorno al nostro satellite
  • Quest'anno alcuni rover raggiungeranno la Luna nell'ambito del Google Lunar X Prize

Per tanto, troppo tempo le attività di esplorazione spaziale hanno trascurato la Luna, protagonista negli anni '60 di un'incredibile "gara" tra Stati Uniti ed Unione Sovietica e poi messa da parte una volta che 6 missioni Apollo riuscirono a portare degli esseri umani sulla superficie. Da allora, a parte un po' di sonde e rover, il nostro satellite è stato messo in secondo piano da obiettivi più ambiziosi.

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Da qualche mese, o se vogliamo qualche anno, a questa parte c'è stato un deciso ritorno di interesse per la Luna che sorge la sera, contempla i deserti e scatena ambizioni di una nuova corsa allo spazio che, a differenza di quella "originale", vedrà come principali protagoniste delle aziende e non delle nazioni.

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Questa rinnovata attenzione, che coinvolge anche gli Stati Uniti del neo-Presidente Trump, potrebbe portare a risultati notevolissimi in tempi che per l'esplorazione spaziale sono relativamente brevi o al massimo di media durata. Stiamo tornando a guardare alla Luna come avveniva pochi decenni fa: come ad un obiettivo e non come ad una semplice compagna di viaggio della Terra.

La prima corsa alla Luna: risultati straordinari al prezzo di un fiume di denaro (e non solo)

Negli anni '50 e '60 del secolo scorso, Stati Uniti ed Unione Sovietica si sfidarono in una corsa allo spazio che vide Mosca prevalere in numerose tappe (primo satellite artificiale, primo uomo nello spazio, prima "passeggiata spaziale", prima sonda a raggiungere l'orbita lunare), mentre gli USA arrivarono davanti al traguardo finale, portare degli esseri umani sulla superficie lunare.

Questo risultato fu la conseguenza del fiume di denaro riversato sulla NASA: secondo varie stime, al netto dell'inflazione il costo complessivo del programma Apollo (durato oltre un decennio) fu superiore ai 100 miliardi di dollari odierni. Giusto per dare un raffronto: una cifra del genere oggi rappresenterebbe oltre cinque volte il budget annuo complessivo dell'intera NASA. Investimenti del genere, in tempi nei quali il "partito dei benaltristi" ha sempre in mente ambiti più urgenti sui quali porre le risorse pubbliche, sarebbe impossibile.

Edgar Mitchell sulla superficie della Luna nel corso della missione Apollo 14 Edgar Mitchell sulla superficie della Luna nel corso della missione Apollo 14  NASA

Quello economico non fu comunque l'unico conto salato che gli USA si trovarono a pagare per vincere la corsa alla Luna. I tre astronauti dell'Apollo 1 (Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee) morirono durante un test, l'equipaggio dell'Apollo 13 corse il serio rischio di non rientrare ed anche varie altre missioni furono caratterizzate da parecchi problemi tecnici: il modulo lunare dell'Apollo 10, ad esempio, andò vicino a schiantarsi sulla Luna con gli astronauti a bordo.

Sono in molti a ritenere che i numerosi problemi tecnici che caratterizzarono le missioni Apollo siano stati la diretta conseguenza della pressione alla quale era sottoposta la NASA, obbligata a fare in fretta sia per battere l'URSS che per mantenere la promessa fatta da John Kennedy di raggiungere la Luna entro la fine degli anni '60. Oggi che la Guerra Fredda è fortunatamente un ricordo, probabilmente l'opinione pubblica avrebbe difficoltà ad accettare una missione con eccessivi rischi.

Gli USA punteranno di nuovo alla Luna grazie a Trump?

La situazione potrebbe cambiare a breve grazie a Donald Trump, che potrebbe essere il Presidente che da qualche decennio a questa parte comprende maggiormente il grande significato simbolico e di impatto sul pubblico delle missioni spaziali con equipaggio. O, quantomeno, è quello che più sembra disposto a puntarci sopra una parte consistente del budget federale.

Obama cancellò il programma Constellation, che prevedeva un ritorno sulla Luna entro il 2020, ritenendolo troppo costoso e soprattutto mirato a realizzare obiettivi già raggiunti in passato. Secondo John Logsdon, ex-direttore dello Space Policy Institute della George Washington University, in molti fra i consiglieri del neo-Presidente ritengono che quello sia stato un errore, al quale gli piacerebbe porre rimedio.

Il 44° presidente USA Barack Obama in compagnia del CEO di SpaceX Elon Musk Il CEO di SpaceX, Elon Musk, in compagnia del 44° Presidente USA, Barack Obama  NASA

"Se l'amministrazione-Trump uscirà dall'attuale caos ed il loro approccio al budget lo permetterà, penso che entro i prossimi 12 mesi vedremo una grossa iniziativa spaziale che coinvolga una partnership tra pubblico e privato, auspicabilmente una partnership internazionale, focalizzata su un ritorno sulla Luna", ha spiegato Logsdon.

Di certo, se così fosse, Trump non avrebbe problemi a trovare dei partner privati interessati a partecipare al progetto: il primo nome che viene in mente è ovviamente quello di SpaceX, ma sono in tanti quelli che potrebbero ugualmente essere coinvolti, come Blue Origin e Moon Express. Ma andiamo con ordine.

Già quest'anno si tornerà sulla Luna

Nel 2017 si tornerà sulla Luna con dei rover nell'ambito del Google Lunar X Prize: in gara sono rimasti cinque team, ed al di là dell'inevitabile scaramanzia è auspicabile che almeno uno di loro riuscirà effettivamente a portare il proprio rover sulla superficie del nostro satellite, aggiudicandosi il premio di 20 milioni di dollari.

I requisiti per aggiudicarsi la gara sono semplici (almeno a spiegarli): portare il proprio robot sulla Luna, fargli percorrere almeno 500 metri ed inviare sulla Terra foto e video ad alta risoluzione, il tutto entro il 31 dicembre di quest'anno. Per rimanere in gara questo punto era necessario siglare un contratto di lancio entro il 2016. A riuscirci sono stati gli israeliani di SpaceIL, gli statunitensi di Moon Express, gli indiani di Team Indus, i giapponesi di Hakuto e Synergy Moon, un team composto da membri di 15 diverse nazioni.

Ognuna di queste missioni presenta dei grandi motivi di interesse, ma è inevitabile che molti degli occhi degli appassionati che seguono questa gara siano puntati su Moon Express, società statunitense che punta ad aggiudicarsi il premio del Google Lunar X Prize, ma che vuole andare anche oltre. Molto oltre.

La Luna come una miniera

Il lander trasporterà strumenti scientifici sviluppati dalla NASA, dall'International Lunar Observatory e dalla University of Maryland: tra le altre cose, il robot servirà a valutare se le ambizioni di Moon Express di sfruttare la Luna da un punto di vista minerario potranno avere un futuro. L'idea in sé non è nuova e neanche particolarmente ambiziosa: per dire, una società del Lussemburgo intende sfruttare le risorse degli asteroidi.

Tra le altre cose, Moon Express intende sfruttare risorse come l'elio-3, un isotopo dell'elio che si suppone possa essere molto abbondante sulla Luna, nello strato superiore delle rocce regolitiche. Questo materiale potrebbe essere utilizzato sulla Terra per la produzione di energia abbondante e pulita, visto che l'elio-3 è un isotopo non radioattivo che non produrrebbe materiale di scarto pericoloso per l'uomo.

"Il nostro obiettivo è espandere alla Luna la sfera sociale ed economica della Terra, il nostro largamente inesplorato ottavo continente, e permettere una nuova era di esplorazione e sviluppo lunare a basso costo per studenti, scienziati, agenzie spaziali ed interessi commerciali", ha spiegato nei mesi scorsi Bob Richards, CEO di Moon Express.

Se pensate che tutto questo sia ambizioso, sappiate che nei mesi scorsi il co-fondatore di Moon Express, Naveen Jain, ha annunciato l'intenzione di far vedere il nostro satellite a qualche turista non solamente dal finestrino, ma direttamente dalla superficie.

Il piano di è infatti quello di iniziare a trasportare persone sulla Luna a partire dal 2026, riuscendo a rendere queste attività talmente comuni da sviluppare economie di scala capaci di portare il prezzo di un biglietto di andata e ritorno fino a 10.000 dollari, circa 9.500 euro. In tutta onestà, e per quanto possa essere affascinante l'ipotesi di un viaggio del genere ad un prezzo simile a quello di un volo transoceanico in prima classe, questo appare però più un annuncio mirato a far parlare della propria azienda che un progetto verosimile.

Chi vuole spedire cartoline dalla Luna?

Ad ogni modo, il turismo spaziale potrebbe essere un elemento fondante della nuova corsa alla Luna, anche dal punto di vista dell'arrivo di risorse finanziarie che potrebbero essere poi utilizzate su altri progetti. Nelle scorse settimane una grandissima attenzione è stata ottenuta da SpaceX, che ha annunciato come nel 2018 due passeggeri (molto) paganti viaggeranno a bordo di una navicella Dragon 2 per raggiungere l'orbita lunare.

musk dragon Il fondatore di SpaceX, Elon Musk, davanti ad una capsula Dragon V2  REUTERS/Mario Anzuoni

I due turisti lunari dovranno sottoporsi ad un allenamento di base da astronauta, anche se la maggior parte delle operazioni della Dragon saranno totalmente automatizzate. Al momento è difficile dire se la data del 2018 sia verosimile o meno: quel che è certo è che finora SpaceX non si è fatta decisamente notare per la sua capacità di rispettare le scadenze previste. Per esempio, già da quest'anno SpaceX avrebbe dovuto iniziare ad eseguire i trasferimenti di astronauti da e per l'ISS, un'attività per la quale nel migliore dei casi quest'anno inizieranno i voli di test.

Se il ritardo non sarà eccessivo, l'azienda di Elon Musk avrà comunque ottime possibilità di raggiungere il proprio obiettivo prima di OAO S. P. Korolev Rocket and Space Corporation Energia, azienda russa il cui nome viene solitamente abbreviato in RSC Energia. Questa società ha in programma di stringere un accordo con Roscosmos (l'agenzia spaziale russa) per dei voli privati dirette verso l'ISS a bordo di navicelle Soyuz e, all'incirca nel 2021-2022, di iniziare a portare turisti in orbita lunare.

Non di passaggio, ma per restare

Il grande concorrente di Elon Musk e SpaceX nel campo dell'esplorazione spaziale da un paio d'anni a questa parte sembra essere Jeff Bezos con la sua Blue Origin. Nei giorni scorsi è infatti trapelato un piano del fondatore e CEO di Amazon che, dal punto di vista dell'impatto emotivo, è sicuramente quello di maggiore rilevanza: stabilire una colonia umana sulla Luna.

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Il primo step sarebbe quello di sviluppare un lander la cui destinazione sarebbe il Polo Sud lunare: nel 2009, le analisi spettrografiche della sonda LCROSS della NASA confermarono la presenza di acqua all'interno del cratere Cabeo. Il documento di Blue Origin propone la creazione di un "servizio di consegne" che permetta di portare in più riprese materiale di vario tipo sulla superficie entro la metà del prossimo decennio.

Il materiale in questione dovrebbe comprendere anche degli habitat che, alla fine, dovrebbero consentire la creazione di una colonia umana. " È tempo che l'America ritorni sulla Luna, questa volta per restare", ha spiegato Bezos al Washington Post. "Un insediamento lunare permanentemente abitato è un obiettivo difficile e meritevole. Percepisco che molte persone sono eccitate al riguardo".