Stretta di Trump sull'immigrazione: espulsioni e liste di proscrizione, ma per il muro col Messico ci vorrà tempo

Bambolotto Trump
Un bambolotto giocattolo a immagine e somiglianza del neo-Presidente americano Donald Trump realizzato dalla fabbrica giapponese di bambole Kyugetsu Inc in occasione del tradizionale Giorno delle Donne. Tokyo, Giappone, 26 gennaio 2017. REUTERS/Toru Hanai

Giorno 5 dell'era Trump. Nella Sala Ovale il neo-Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con i suoi più stretti collaboratori intenti ad osservarlo e con un manipolo di giornalisti accorsi a immortalare il momento storico, ha firmato due decreti esecutivi in materia di immigrazione: costruire il muro tra Messico e Stati Uniti, deportare gli irregolari presenti su suolo americano senza documenti e dare una stretta sul controllo dell'immigrazione proveniente dai paesi a maggioranza musulmana.

Una delle firme apposte da Trump è stata in calce a un documento dal titolo “Miglioramento della sicurezza pubblica interna degli Stati Uniti”, un ordine tutto orientato a colpire in particolare due obiettivi: i “removable aliens”, che non sono i fantomatici extraterrestri di Roswell bensì gli immigrati entrati illegalmente negli Stati Uniti o residenti oltre i termini legali previsti dal visto, e le cosiddette “sanctuary city”, letteralmente “città santuario”, che offrono protezione e assistenza agli immigrati irregolari ostacolando la loro espulsione dal Paese.

Il decreto esecutivo del Presidente americano sul muro al confine col Messico non contiene alcun riferimento, contrariamente a quanto si legge da qualche parte, su chi sarà a dover pagare i lavori di costruzione (in campagna elettorale Trump ha dichiarato che lo avrebbe fatto pagare al governo del Messico, ricevendo un deciso “no grazie” dal capo di Stato messicano Enrique Pena Nieto): l'ordine presidenziale non contiene nessuna specifica relativa ai finanziamenti per l'opera ma semplicemente consegna l'incarico al segretario per la Sicurezza Interna di studiare la fattibilità dell'opera e i costi, chiedendo al Congresso di allocare “tutte le risorse disponibili” in questo progetto. Insomma, ci vorrà ancora parecchio tempo prima di vedere la promessa del muro trasformata in realtà.

Resta il fatto che la stretta promessa da Trump in campagna elettorale in materia di immigrazione e permanenza negli Stati Uniti potrebbe presto diventare realtà: il Presidente ha ordinato un taglio dei finanziamenti federali proprio alle “città santuario” - che se continueranno con politiche di accoglienza e tutela degli immigrati saranno prese letteralmente per fame dal governo di Washington – ma soprattutto promette di espellere molto rapidamente tutte quelle persone prive di documenti di residenza o di permessi di soggiorno. Nello specifico, l'ordine di Trump colpisce dichiaratamente sopratutto quegli immigrati irregolari che si macchiano di crimini, anche lievi, negli Stati Uniti: tra questi crimini c'è anche l'ingresso illegale nel Paese, ad esempio attraversando a piedi le zone più impervie che separano Messico e USA, ma anche la permanenza oltre i termini previsti dalla Visa, che resta un reato civile ma verrà perseguito in forma penale.

Ma questi non saranno gli unici due presupposti che porteranno alla possibilità di espulsione di un non-americano dal Paese: l'ordine presidenziale infatti vale anche per quegli immigrati che “nel giudizio di un ufficiale dell'Immigrazione rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale”. Insomma, massima discrezionalità, il che paradossalmente potrebbe significare che chi scrive potrebbe non essere ammesso negli Stati Uniti unicamente per via della barba troppo lunga: vai a spiegare ai funzionari dell'Immigrazione di essere ateo.

Ma, se possibile, al peggio sembra non esserci fine: Donald Trump ha dichiarato che il segretario della Sicurezza Interna pubblicherà settimanalmente un elenco dei reati commessi dagli immigrati (non è stato specificato se gli immigrati irregolari o di tutti i non-americani presenti in America) e di tutte quelle città e amministrazioni locali che si rifiutano di avviare deportazioni ed espulsioni. Una sorta di liste di proscrizione ma in salsa Twitter, su modello “Tutti i crimini degli immigrati”, qualcosa di già visto decenni fa in altre parti del mondo meno libere.

Non a caso questa proposta è emersa per la prima volta su Breitbart News, il sito di news fondato dal consulente senior del Presidente Trump Steve Bannon del quale vi abbiamo già parlato: Breitbart News è la “colonna infame” di Trump e al suo interno ha un'intera sezione di news chiamata “Black Crime”: la sezione è stata aperta in risposta al movimento Black Lives Matter e si è trasformata in un elenco quotidiano molto simile al succitato sito italiano Tutti i crimini degli immigrati, un prodotto para-editoriale del quale la verità fondata sulla percezione della realtà faceva volentieri a meno. Tra tutte gli atti fino ad oggi firmati dal Presidente Donald Trump quest'ultimo è forse quanto di peggio: in appena 5 giorni il neo-presidente è riuscito a picconare ben più di un mattone dello stato di diritto americano, eliminando garanzie e diritti e forzando non poco la mano relativamente a torture ai prigionieri di guerra, aborto, grandi opere come il Dakota Access Pipeline e altri provvedimenti che attengono alla libertà individuale e ai diritti dell'uomo.

In pochi giorni l'America è tornata indietro di qualche anno dal punto di vista del diritto ma per ora i mercati festeggiano le sue promesse in materia fiscale e di espansione: il 25 gennaio l'indice Dow Jones ha toccato il suo massimo da anni, superando la soglia psicologica dei 20.000 punti, e anche se è troppo presto per tirare conclusioni sembra che il mondo della finanza guardi con interesse alle nuove politiche protezioniste di Trump, che ogni giorno di più sembra voler imporre una linea durissima, se la vediamo sotto il punto di vista delle libertà.