Superare la riforma Fornero per avere una pensione dignitosa

di 23.03.2015 15:05 CET
il ministro del lavoro Elsa Fornero
l ministro del Lavoro Elsa Fornero Reuters

Non sono passati neanche 3 anni dalla riforma delle pensioni Fornero che già si parla di ritoccare di nuovo il nostro sistema previdenziale. Questa riforma Fornero sembra figlia di nessuno, eppure per diventare legge qualcuno l'ha votata. Se nessuno era d'accordo perché è stata approvata?

Elsa Fornero, professoressa universitaria, piemontese, a 63 anni viene "chiamata alle armi" dal prof. Monti per occuparsi di ciò di cui ha sempre parlato nelle aule universitarie: le pensioni. Presentata come massimo esperto di sistemi previdenziali, le viene dato il compito di salvare l'INPS (ormai sempre più in rosso) e riformare (per l'ennesima volta) i criteri di accesso alle pensioni.

La scelta sembrava ottima, questa volta non ci saremmo affidati ad un professionista della politica, ma ad una professionista delle pensioni e quindi avremmo dovuto avere la "riforma definitiva". Purtroppo però non si fa neanche in tempo ad approvare la riforma che la Fornero scoppia a piangere. E non è sola: piangono anche gli esodati, cioè coloro che stavano per andare in pensione prima dell'approvazione della riforma, e quindi sono finiti in una specie di "limbo" fra il lavoro e la pensione.

La questione è stata risolta nei mesi successivi, ma il tema degli esodati ha screditato completamente l'operato del ministro Fornero: come fa un esperto del settore a non pensare ad una soluzione ponte per chi sta guadando il fiume?

Ma anche al netto della situazione degli esodati la riforma Fornero è banalissima: la pensione sarà frutto solo dei contributi versati e l'età dell'uscita dal lavoro aumenta.

Un concetto che poteva essere espresso anche da un bambino (e che doveva essere espresso almeno vent'anni fa dalla riformicchia Dini), ma che ha di fatto rivoluzionato il sistema pensionistico. La pensione non più intesa come un mix tra contributi versati e aiuto sociale dopo anni di lavoro, bensì una sorta di salvadanaio, al cui interno trovi solo i pochi soldi versati.

Il problema maggiore per i cittadini è, come al solito, la transizione da uno stato del mondo all'altro, passaggio che è sempre doloroso. Il passaggio al sistema contributivo di fatto salva i conti dell'INPS, ma uccide le pensioni degli italiani, specie i più giovani che si barcamenano tra lavori saltuari e malpagati, mentre salva quelle degli anziani, andati in pensione con il vecchio, generosissimo sistema.

I problemi sono quindi due: col sistema Fornero le pensioni per chi andrà in pensione in futuro saranno misere, mentre per chi è già in pensione saranno eccessive rispetto ai contributi versati. Su questi punti il governo dovrebbe intervenire, ma non c'è un'idea chiara. Si parla di flessibilità in uscita, ma non c'è un vero e proprio progetto di riforma, soprattutto perché l'Europa ci guarda e non vuole che si tocchi la riforma Fornero (per non peggiorare i conti).

È chiaro che intervenire sulle pensioni significa gravare maggiormente sull'INPS, ma lasciare le cose come stanno significa affamare la maggior parte dei futuri pensionati. 

Cosa si può fare? È necessario trovare un escamotage che piaccia alla Corte Costituzionale per reperire risorse da chi (specie pensionati d'oro e parlamentari) ha un assegno troppo generoso in rapporto ai contributi versati; in secondo luogo è necessario usare quelle risorse per gestire la transizione per i nuovi pensionati dal vecchio al nuovo sistema, evitando di affamare la gente e permettendo, per quanto possibile, la costruzione degli altri due pilastri pensionistici previsti dalla normativa (ovvero la previdenza complementare dei fondi pensione e quella integrativa dei risparmi individuali), necessari in un sistema contributivo.

La riforma Fornero, pur essendo una riforma sacrosanta nei principi, resta  paurosamente in ritardo di vent'anni e più, ed è dovere della politica evitare che i propri errori ricadano sulle spalle dei cittadini, gestendo la fase di transizione in modo che sia meno dolorosa possibile, spalmando i sacrifici anche contro i cosiddetti "diritti acquisiti".

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