Supermarket Italia: dopo la Pirelli, anche la Giochi Preziosi ai cinesi?

di 25.03.2015 15:22 CET
Mao e la bandiera cinese
Mao e la bandiera cinese REUTERS/STRINGER

La Cina è letteralmente scatenata e dopo aver di fatto concluso l'acquisizione della Pirelli, per mano della Chem China (azienda controllata dallo stato cinese), ecco che pare sempre più vicina l'acquisizione del 35% della Giochi Preziosi, l'azienda di giocattoli numero due in Europa dopo la Lego. L'offerta è stata lanciata dalla Ocean Gold Global, azienda di proprietà dell'imprenditore cinese Michael Lee, già fornitore della Giochi Preziosi e proprietario di miniere di rubini e smeraldi.

L'apertura a nuovi soci sembra necessaria per via di un debito di circa 270 milioni di euro da parte della Giochi Preziosi, che ormai è diventato insostenibile. Enrico Preziosi, fondatore della Giochi Preziosi, rimarrà comunque socio di maggioranza col 51%.

La trattativa per l'ingresso dei soci cinesi nella società di giocattoli va avanti da diversi mesi, ma pare che ora i tempi siano maturi e a breve ci dovrebbe essere il matrimonio. La Giochi Preziosi poteva essere la terza società con capitali cinesi in poco tempo, perché neanche un mese fa i cinesi di Insigma stavano per comprare da Finmeccanica le aziende Ansaldo Breda e Sts, ma alla fine l'hanno spuntata i giapponesi dell'Hitachi.

L'Italia è diventata una sorta di supermarket dove le potenze straniere, Cina in primis, han deciso di investire i propri capitali. Ma perché tutto questo interesse verso le aziende italiane proprio adesso? Lo spiega il vice presidente della camera di commercio italo-cinese Fu Yixiang che, in un'intervista rilasciata a Lettera43, dichiara senza giri di parole: "Dal nostro punto di vista l'Italia ha toccato il fondo e questo ha aperto importanti possibilità di investimenti".

Purtroppo è vero, le aziende italiane sono in affanno e rilevarle attualmente è un affare, l'affare è reciproco (per i cinesi e per l'Italia) solo se si ha intenzione di investire, senza portare via i marchi. E secondo Fu Yixiang l'idea dei cinesi è proprio questa, infatti continua dicendo: "bisogna capire che i cinesi non vengono in Italia per prendere il know how e portarselo via. I cinesi vogliono il know how mantenendo le basi in Europa e aprendo il grande mercato cinese, 1,4 miliardi di persone, ai prodotti italiani".

Da queste parole sembra che siamo destinati a "cinesizzarci", in realtà attualmente sono più le aziende italiane che investono in Cina che non il contrario. Secondo il Centro Studi per le imprese della Fondazione Italia Cina (CESIF) le partecipate italiane in Cina sono 1.250 e producono 18 mila miliardi di fatturato, mentre le partecipate cinesi in Italia sono solo 187 per un fatturato pari a 2.852 miliardi di euro.

Il futuro è nelle nostre mani, nessuno ci obbliga a vendere, ma è chiaro che i soldi degli investitori stranieri fanno comodo. L'ideale è fare come la Giochi Preziosi, mantenere una maggioranza italiana che assicuri il futuro dell'impresa in Italia ed evitare di fare come la Pirelli, che per adesso resta in Italia, ma in futuro chissà.

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