Svimez: crisi e manovre d'austerità deprimono soprattutto il Sud Italia

di 27.07.2013 10:08 CEST
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Il prodotto interno lordo dell'Italia nel 2013 dovrebbe registrare, come noto, una decrescita dell'1,9 per cento a livello nazionale, ma analizzando per aree geografiche si notano differenze decisamente marcate a sfavore del Sud del Paese. È quanto riconosce il rapporto Svimez 2013, secondo il quale, mentre il centro-nord dovrebbe registrare una contrazione del Pil dell'1,7 per cento, il calo sarà decisamente più marcato al Sud, il cui prodotto dovrebbe calare invece del 2,5 per cento.

Il rapporto rileva anche che nel 2014 il Pil nazionale dovrebbe salire lo 0,7 per cento, ma ancora una volta le differenze tra aree geografiche saranno maggiormente favorevoli alle aree a nord di Roma: se da un lato il centro-nord dovrebbe segnare un timido aumento dello 0,9 per cento, nel Mezzogiorno il prodotto resterà sostanzialmente fermo, ovvero aumenterà di appena lo 0,1 per cento, anche se una contrazione di qualche punto decimale anche nel 2014, se le cose non dovessero andare come previsto, resta nelle carte.

Svimez rileva anche che la situazione è probabilmente destinata a peggiorare nel lungo periodo: si parla infatti di "desertificazione" del Mezzogiorno, poiché da qui al 2065 dovrebbe esserci un calo della popolazione di 4,2 milioni di persone (ovvero la popolazione del Sud passerà da oltre un terzo a circa un quarto di quella totale), mentre al Nord dovrebbe esservi un aumento di 4,5 milioni: in particolare spariranno due milioni di under 44, a causa non solo di nascite inferiori, ma anche in conseguenza di ben noti problemi occupazionali che spingono all'emigrazione. Si tratta di una tendenza già in atto, se si considera che, mentre nel 2000 "solo" l'11 per cento dei laureati fuggiva dal Meridione, nel 2011 questa percentuale è arrivata al 25 per cento; i disoccupati sono aumentati fra il 2011 e il 2012 di ben 300 mila unità, mentre i consumi e i redditi delle famiglie fanno registrare cali più marcati nel Mezzogiorno che nel resto del Paese.Gli italiani del Sud dell'Italia, insomma, sembrano avere molte ragioni per emigrare e, in mancanza di politiche adeguate che rilancino il Mezzogiorno, la tendenza è destinata ad approfondirsi.

Secondo Svimez inoltre le manovre di finanza pubblica attuate dal 2010 ad oggi hanno depresso più il Pil meridionale che quello del resto dell'Italia. Nel 2013 le manovre hanno inciso per un minor prodotto per l'1,5 per cento al Sud, contro lo 0,9 per cento del Nord: fra il 2012 e il 2014, a causa in particolare dei tagli alle spese operati dai vari governi che si sono succeduti negli anni, il Pil delle regioni meridionali scenderà dell'8,8 per cento contro il 5,9 per cento del centro-nord e il 6,5 nazionale. In particolare i tagli alla spesa pubblica avrebbero inciso per il 5,7 per cento sul Pil del Mezzogiorno, contro il 2,9 per cento del centro-nord.

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