Taxi, sciopero nazionale 23 marzo: tutto ciò che serve sapere

di 15.03.2017 11:00 CET
Taxi
Taxi, pronti incentivi per 500.000 euro a Milano. Flickr

Ci risiamo. Le principali sigle sindacali che rappresentano i tassisti hanno indetto un nuovo sciopero nazionale, dopo i sei giorni di stop non autorizzati vissuti il mese scorso che hanno paralizzato le principali città italiane, accompagnate da manifestazioni che alla fine sono degenerate in scontri e violenze.

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Taxi, sciopero del 23 marzo: le informazioni generali

C’è già la data: giovedì 23 marzo. Stabiliti anche gli orari: i tassisti incroceranno le braccia dalle 8.00 dalle mattino alle 22.00 della sera. Come di consueto, saranno garantiti i servizi essenziali, compreso il trasporto di anziani in situazioni di emergenza dei disabili.

A causare l’ennesima protesta della categoria è l’impasse del Governo dopo l’accordo verbale arrivato un mese fa, a cui però non sono seguite altre iniziative concrete.

TAXI, sciopero nazionale del 23 marzo: le motivazioni

A proclamare lo sciopero sono stati alcuni tra i principali sindacati di categoria: Unica Cgil, Fit Cisl Taxi, Ugl Trasporti Taxi, Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Usb Taxi, Uti e Unimpresa.

Le motivazioni alla base dell’ennesima protesta sono contenute all’interno di un comunicato diramato nella serata del 13 marzo dopo un incontro sindacale tenutosi nella Capitale: “Ancora una volta siamo stati umiliati: il governo non è stato in grado di fornire alcun tipo di risposta a delle semplici domande, nascondendosi dietro la sovranità del Parlamento”.

E ancora: "Il governo non può tenere la pistola puntata sulla nostra testa con il ddl concorrenza e chiederci di sederci al tavolo per i decreti attuativi", ha affermato Valter Drovetto vicesegretario Ugl Taxi durante la riunione.

Per capire a cosa si riferiscano queste parole occorre fare un passo indietro. La tensione tra Governo e universo dei Taxi è salita a causa dell’ormai celebre emendamento Lanzillotta inserito all’interno del decreto Milleproroghe, approvato a fine febbraio.

L’emendamento della discordia prevede il rinvio a fine 2017 del decreto che avrebbe dovuto disciplinare il settore, consentendo la coesistenza tra Taxi e auto a noleggio con conducente (NCC). Nel dettaglio la norma sospende, fino al 31 dicembre 2017, l'efficacia di alcune norme (il decreto legge 207/2008 articolo 29 comma 1-quater) che limiterebbero l'attività delle NCC e dei veicoli Uber e che consentirebbero a questi ultimi di operare solo con i clienti che si presentano nella loro rimessa chiedono di essere trasportati; stazionare solo “all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”; vietando parallelamente alle auto a noleggio con conducente di ricevere chiamate per strada, obbligando gli autisti a tornare all'autorimessa al termine della corsa, ecc. Misure che de facto disinnescano il meccanismo vincente di Uber cioè la possibilità per l’utente di “guardarsi intorno” tramite l’app che indica tutte le auto disponibili e di prenotarsi la corsa con l’autista più vicino che quindi arriverà in brevissimo tempo.

I tassisti aspettavano in gloria l’applicazione di queste norme che, mettendo paletti all’attività degli altri servizi, secondo loro, avrebbero ristabilito l’equità e la legalità in una giungla di abusivismo.

Da sottolineare che, alcune limitazioni a livello comunale esistono già, ma i tassisti pretendono regole più stringenti volte ad impedire che altre realtà offrano lo stesso servizio dei Taxi senza i vincoli imposti dalle costosissime licenze.

Mentre il Parlamento era impegnato ad approvare il Milleproroghe, sulla scia delle fortissime proteste degli addetti ai lavori, è stato trovato un accordo tra Governo e tassisti in base al quale entro un mese sarebbero dovuti arrivare due decreti, uno relativo al riordino del settore, l’altro sulla lotta all’abusivismo, superando de facto l’emendamento Lanzillotta. Da allora però nessun passo avanti è stato fatto nonostante anche l’Antitrust sia intervenuta sulla questione chiedendo una riforma attesa da 25 anni.

Il risultato è che alcune delle principali sigle sindacali hanno deciso di proclamare uno sciopero nazionale per il prossimo 23 marzo.