Terapia d'urto di Confindustria per uscire dalla crisi

di 23.01.2013 15:29 CET
Giorgio Squinzi
Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria Reuters

«Nei programmi dei partiti c'è poca attenzione all'economia reale» parole di Giorgio Squinzi che oggi da Viale dell'Astronomia consiglia una cura per far salire il Pil del 12% nei prossimi cinque anni: «Taglio drastico degli incentivi, rilancio degli investimenti pubblici, liquidazione dei debiti dello Stato e una settimana in più di lavoro all'anno sgravata da tasse e contributi». E non ha dubbi il presidente di Confindustria che crede che sia possibile, anzi si debba, crescere di più: tanto da dare anche il titolo all'incontro di oggi "Il Progetto Confindustria per l'Italia: crescere si può, si deve". Tre le priorità per rilanciare il Paese: il settore manifatturiero deve tornare centrale, passando dall'attuale 16,7 % del Pil a oltre il 20%. Aumento quindi del Pil stesso del 2% annuo. Far tornare il rapporto deficit / Pil nell'ordine del 100 per 100. Per ridare ossigeno alle imprese invece basterebbe pagare loro i 48 miliardi di debiti commerciali accumulati dallo Stato e dagli enti locali.È sul lavoro che però arrivano le proposte più interessanti da Viale dell'Astronomia, l'obiettivo è soprattutto quello di avere nei prossimi anni 1,7 milioni di posti in più. Per farlo gli industriali chiedono che l'energia costi almeno un 30% di meno, ma soprattutto una riduzione del costo del lavoro, meno tasse e oneri. La contropartita a fronte di una concreta riduzione potrebbe anche essere un aumento dell'Iva e delle imposte sulle rendite finanziarie. La ricerca dli una maggiore flessibilità del mercato del lavoro potrebbe significare anche più ore pagate il doppio. Questo il punto nevralgico, che porterebbe a rivedere la legge Fornero. «Lavorare 40 ore in più l'anno, pagate il doppio perché detassate e decontribuite», ecco la "terapia d'urto" invocata da Squinzi. Ma anche incentivare il part time per i lavoratori con almeno 40 anni di contributi favorendo così l'assunzione di giovani. Dopo il lavoro si è parlato anche di tasse.Arrivare nei prossimi tre anni ad un taglio dell'8% del cuneo fiscale per il settore manifatturiero. E diminuire progressivamente il costo del lavoro dalla base imponibile dell'Irap insieme anche ad una riduzione dell'11% degli oneri sociali, che pesano soprattutto sulle imprese manifatturiere. Tutto ciò verrebbe riequilibrato grazie alle aliquote per gli ammortizzatori sociali e all'adeguamento dell'assicurazione contro gli infortuni "all'avvenuta diminuzione dei sinistri". Nonostante qualche malumore si è parlato anche di aumento delle aliquote dell'Iva. Che dovrebbero passare dal 4 al 6% e dal 10 al 12%. Portando contemporaneamente al 6% l'aliquota sui generi alimentari attualmente soggetti al 10 %. L'aliquota Ires (tassazione delle società) invece, secondo questa impostazione di Confindustria, dovrebbe passare dal dal 27,5% al 23%.  

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