Tesla: nell'incidente mortale l'Autopilot non ha sbagliato, Musk sì

Tesla Model S
Tesla Model S REUTERS/Beck Diefenbach

L'Autopilot è una delle caratteristiche che i Tesla user vantano di più. Si tratta di un sistema avanzato di assistenza alla guida che quel genio del marketing di Musk ha avuto l'intuizione di chiamare Autopilot. Un termine che in realtà è piuttosto fuorviante e che potrebbe portare molti potenziali acquirenti ad avere una percezione sbagliata di quello che realmente può fare l'auto. Ma facciamo un passo indietro, esattamente ad un anno fa.

Lo scorso maggio infatti si è verificato un incidente mortale che ha visto coinvolto un utente alla guida di una Tesla con l'Autopilot attivo, nel sinistro il driver ha perso la vita. Anche se l'incidente si è verificato il 7 maggio 2016, esso è stato reso noto soltanto il 30 giugno probabilmente a causa della riservatezza delle indagini. Lo sventurato protagonista della vicenda è Joshua David Brown, un uomo di 40 anni, di Canton, Ohio, che mentre si trovava al volante della sua Model S nera del 2015 in modalità autopilot sulla US Route-27 a Williston si è finita sotto un camion. Nello specifico l'auto si è infilata sotto il rimorchio del camion che si trovava sulla carreggiata opposta e in quel momento stava attraversando la strada.

L'incidente Tesla visto dall'alto L'incidente Tesla visto dall'alto  Electrek

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"Né pilota automatico, né il conducente sono stati in grado di distinguere il lato bianco del rimorchio del camion, in posizione perpendicolare all'auto, dal cielo che in quel momento era particolarmente luminoso".

I sensori e le telecamere dell'Autopilot hanno confuso la fiancata chiara del mezzo con il cielo e la frenata automatica non è stata applicata, l'altezza elevata del rimorchio ha fatto il resto e la conseguenza è stata quella che la Tesla si è infilata sotto il rimorchio. Come si può vedere dalla foto sotto nell'impatto la parte superiore del mezzo e il parabrezza sono stati completamente schiacciati. 

Tesla, l'incidente dove è stato coinvolto l'Autopilot Tesla, l'incidente dove è stato coinvolto l'Autopilot   Courtesy Robert VanKavelaar/Handout via REUTERS

Tesla a seguito del sinistro ed esattamente come prevede la procedura, ha prontamente riportato l'accaduto alla National Highway Traffic Safety Administration che ha provveduto ad aprire un'indagine sull'accaduto.

Un anno dopo arriva il verdetto

Come riportato su Reuters un anno dopo arrivano i risultati dell'indagine avviata dalle autorità preposte. Dalle indagini è emerso che l'uomo che è rimasto ucciso nell'incidente mentre utilizzava l'Autopilot non teneva le mani sul volante nonostante i ripetuti avvisi del sistema.

La National Transportation Safety Board (NTSB) ha pubblicato un fascicolo di ben 500 pagine sull'incidente che ha provocato la morte di Joshua Brown. L'avvocato della famiglia, Jack Landskroner, ha detto in una e-mail che i risultati del rapporto diffuso dalla NTSB dovrebbero mettere a tacere i media sul fatto che Brown mentre si trovava al volante della sua Model S stava guardando un film. Lo stesso avvocato ha ribadito che la famiglia non ha intrapreso alcuna azione legale contro Tesla. 

Quello che emerge dalla relazione dalla NTSB è che in un lasso di tempo di 37 minuti Joshua Brown ha tenuto le mani sul volante soltanto per un periodo corrispondente a 25 secondi. La Tesla Model S ha invitato Joshua Brown a rimettere le mani sul volante mediante sette avvisi acustici e visivi -il messaggio recitava: "non rilevate le mani sul volante-.

Tesla Tesla  REUTERS/Hannibal Hanschke

Con l'ultimo aggiornamento dell'Autopilot Tesla ha implementato la disattivazione del sistema di guida semiautonoma nel caso in cui non vengano rilevate le mani sul volante a seguito del segnale acustico. 

La NHTSA ha dichiarato che Brown non ha applicato alcuna forza sul pedale del freno e che la sua ultima azione, a meno di due minuti dallo schianto, è stata quella di impostare il cruise control a 74 miglia (119 chilometri), mentre il limite era di 65 miglia. L'agenzia ha dichiarato inoltre che il camion sarebbe dovuto essere visibile a Brown almeno sette secondi prima dell'impatto. 

L'esagerazione di Musk

Joshua Brown era un appassionato Tesla. Anzi, Joshua Brown era proprio un perfetto fan Tesla: attivista e che aveva abbracciato in pieno la causa di Elon Musk. Joshua Brown non perdeva occasione per rendere partecipe la grande comunità della casa americana delle gesta della sua vettura e, conseguentemente, dell'Autopilot. Lo stesso Jousha Brow qualche settimana prima dell'incidente mortale aveva infatti postato su YouTube un video della sua Tesla Model S con il sistema di guida autonoma inserito nel quale la vettura era riuscita ad evitare la collisione con un camion dotato di braccio elevatore.

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Musk sulla guida autonoma ha fatto delle previsioni un po' troppo ottimiste, tanto per usare un eufemismo. Inoltre, la comunicazione che ha impostato Tesla è stata un po' troppo aggressiva. Cerchiamo di precisare un po' la questione. Tesla ha sempre ribadito che l'Autopilot è un sistema avanzato di assistenza alla guida che non sostituisce il pilota umano che pertanto deve restare sempre vigile e controllare quello che accade sulla strada. Un sistema che, quando è avvenuto l'incidente mortale, era conforme al livello 2 di guida autonoma e che, tanto per capirci, sterzata automatica a parte, non era poi tanto diverso da quello della Mercedes Classe E.

Insomma, Tesla invita gli utenti a tenere le mani sul volante, congiuntamente però comunica che il suo sistema è il più sicuro al mondo e che ha percorso oltre 130 milioni di miglia senza un incidente. In più chiama il sistema Autopilot e non prende una netta posizione di condanna da tutti coloro che nel periodo precedente l'incidente mortale hanno pubblicato sui social video dove, con il pilota automatico attivo, erano intenti a fare tutt'altro.

Musk ha preso la decisione di chiamare Autopilot un sistema avanzato di assistenza alla guida che per quanto possa essere performante e superiore rispetto a quello della concorrenza, sempre tale rimane. L'utente potrebbe pertanto essere tratto in inganno ed utilizzare il sistema senza le opportune precauzioni. L'azienda, come abbiamo più volte ribadito, in fase di vendita dovrebbe formare ed informare l'utente su questo tipo di tecnologia e sull'utilizzo specifico. Non è infatti una novità che alcuni utenti, come lo stesso Joshua David Brown, tendano a sovrastimare le potenzialità dell'Autopilot  che è un sistema in beta che è ampiamente migliorabile.

Il portavoce dell'NHTSA, Bryan Thomas, in una dichiarazione rilasciata nelle ore successive all'incidente recita le seguenti parole: "Non basta spiegare il funzionamento dell'Autopilot all'interno di un manuale con la speranza che i conducenti lo leggeranno, c'è bisogno di una formazione da parte dell'azienda in fase di vendita".

Il nuovo Autopilot

Elon Musk però ha capito di aver forzato un po' troppo la mano e così è tornato sui suoi passi annunciando importanti miglioramenti per l'Autopilot, miglioramenti, che a detta dello stesso imprenditore, avrebbero potuto salvare Joshua dall'incidente mortale.

Il nuovo Autopilot, che attualmente è implementato (su richiesta) sulle nuove Tesla, ha a disposizione otto telecamere che garantiscono una visibilità a 360 gradi intorno alla macchina e fino a 250 metri di distanza. Sono presenti inoltre dodici sensori ultrasonici che consentono il rilevamento di diversi tipi di oggetti -di consistenza diversa- con una distanza quasi due volte superiore rispetto al sistema precedente. Inoltre è presente un radar sulla parte frontale della vettura con una capacita di elaborazione potenziata ed un nuovo computer di bordo con una capacita di calcolo più di 40 volte superiore rispetto alla generazione precedente.

Tesla: nuovo Autopilot Tesla: nuovo Autopilot  Tesla

Questa vicenda rafforza ulteriormente l'utilità dei sistemi avanzati di assistenza alla guida ma ribadisce, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che gli utenti devono essere formati ed informati al loro utilizzo.