Tra il Mar Cinese Meridionale e nell'Oceano indiano le superpotenze si guardano sempre più male

Trump Gallo
Alcuni lavoratori di una fabbrica osservano un gonfiabile di un gallo che somiglia a Donald Trump, costruito in occasione del Capodanno cinese che ha aperto l'anno del Gallo a Jiaxing, provincia di Zhejiang, Cina 12 gennaio 2017. REUTERS/Aly Song
  • L'egemonia cinese nel Mar Cinese Meridionale preoccupa anche l'India;
  • L'Oceano Indiano è un'area marittima strategica di cui si sente parlare poco ma su cui la Cina ha già messo gli occhi;
  • Il Giappone vuole impedire alla Cina di tagliarlo fuori dalle rotte di approvvigionamento energetico dal Golfo Persico.

In Cina, il 28 gennaio scorso, è cominciato l'anno del Gallo e una delle domande che si fanno gli analisti internazionali riguarda proprio il ruolo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale: chi farà la parte del gallo in quel contestatissimo tratto di mare? Si fa sempre più complicato infatti il Risiko marittimo a cavallo tra Mar Cinese Meridionale e Oceano Indiano, dove le preoccupazioni di tutti sono in crescita per la progressiva militarizzazione delle rotte marittime dalle quali passa gran parte del petrolio mondiale. India, Cina, Australia, Stati Uniti e Giappone sono i principali attori sulla scena seguiti da gregari altrettanto “di peso”, come le Filippine, il Vietnam e in una misura molto minore l'Indonesia, tutti o quasi interessati a far valere le proprie ragioni sovraniste o territoriali su quel tratto di mare.

Le future alleanze della geopolitica in Asia si giocano tutte lì, a cavallo tra il Mar Cinese Meridionale e l'Oceano Indiano: qui l'80 per cento del trasporto marittimo di idrocarburi del mondo si incanala in tre strozzature, lo stretto di Malacca, quello di Hormuz e Bab el-Mandab, e il paese più preoccupato dello strapotere cinese in quel tratto di mare è il Giappone, quasi totalmente dipendente dalle importazioni petrolifere: “Questa zona, nell'Oceano Indiano, è così tanto importante per noi perché collega le nostre fonti energetiche in Medio Oriente all'Asia e al Giappone” ha dichiarato Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, nel corso di una conferenza sulla sicurezza energetica tenutasi a Delhi questa settimana: “Per noi la Cina è una sorta di minaccia nel Mar Cinese Meridionale. Sarà lo stesso anche nell'Oceano Indiano?”.

La preoccupazione di molti, in Giappone, è che le politiche militari cinesi nelle acque a sud dell'Asia e che il progetto “One Belt-One Road” lungo la cosiddetta “nuova via della Seta” possa tagliare le vie di approvvigionamento alle fonti energetiche in Asia Centrale e Asia Minore occupando così la via principale al Golfo Persico. Un problema che accomuna Giappone e India, visto che anche quest'ultima lamenta una concorrenza cinese senza precedenti nell'Oceano Indiano.

Nel quadro geopolitico che va delineandosi oggi questo avvicina molto i due colossi asiatici agli Stati Uniti di Donald Trump, che da anni punta il dito contro l'ingerenza commerciale cinese e che da inquilino della Casa Bianca potrebbe declinare questa visione con una politica militare più massiccia nel Mar Cinese Meridionale: “Difenderemo i territori internazionali dal rischio di sottostare al controllo di un singolo paese” ha dichiarato Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, citato dal network australiano ABC News, il quale sottolinea anche come l'Australia sia in linea con le nuove politiche di Washington in tal senso.

Il Segretario di Stato Rex Tillerson ha puntato il dito più volte contro la costruzione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale da parte della Cina, definito da Trump “un massiccio complesso militare” in un tratto di mare che Pechino rivendica come proprio: l'obiettivo è arrivare ad un volume d'affari complessivo, tra la Cina e il Sud-est asiatico, pari a mille miliardi di dollari entro il 2020.

L'espansione marittima di Pechino è necessaria anche per l'accesso allo stesso Oceano Indiano. Basta osservare Google Maps per rendersi conto di come la Cina meridionale sia letteralmente circondata di isole per capire la necessità di Pechino di assumere il controllo di tali isole, come le Spratly, e di conseguenza di tali rotte marittime. La flotta cinese ha un'intensa attività in quel tratto di mare e oggi la Cina può difendere con successo la strategica isola di Hainan, nel sud del paese. Ma è proprio questa intensa attività militare che allarma, da anni oramai, gli Stati Uniti.

Un problema che nei prossimi anni potrebbe allargarsi all'India, paese con cui la Cina non è esattamente in buoni rapporti. Muoversi in quelle acque, per la politica e la diplomazia, non sarà certamente agevole e questo è vero sopratutto nel clima di tensione sempre più palpabile che si respira in quella zona del mondo. Entrambi i fronti sono agguerriti nel far valere le proprie ragioni e tutti, o quasi, sono militarmente determinati e ben riforniti per eventuali scontri più muscolari: per ora i colossi mostrano i pezzi importanti e, come l'India, sembrano solo rivendicare la propria posizione e rimarcare le proprie preoccupazioni. Ma la situazione potrebbe evolversi molto presto.