Trapianto di testa: ci sono tanti ostacoli etici e legali da superare prima di procedere

testa leonardo
Rappresentazione delle proporzioni della testa umana ad opera di Leonardo da Vinci, ca. 1488 PD

Il trapianto di testa, l'intervento a dir poco controverso che il neurochirurgo italiano Sergio Canavero vorrebbe eseguire in Cina entro la fine di quest'anno, è da anni un acceso tema di discussione nella comunità scientifica tra chi lo considera totalmente impossibile (e tra questi figura anche la Società Italiana di Neurochirurgia) e chi lo ritien2e "soltanto" estremamente difficile.

Il versante strettamente scientifico non è però l'unico modo di guardare a questo intervento che potrebbe rivelarsi (quasi certamente) un fiasco di proporzioni bibliche o (molto difficilmente) un evento spartiacque. Prima che Canavero ed il suo collega cinese Xiaoping Ren possano entrare in sala operatoria con l'intenzione di eseguire il trapianto di testa, ci saranno infatti da considerare una moltitudine di implicazioni etiche e legali che, in questo caso, tendono in parte ad intrecciarsi.

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È infatti ad esempio necessario considerare come si ponga la natura stessa dell'intervento per la legge (nel caso del primo tentativo di trapianto quella cinese, e poi eventualmente quella degli altri paesi). L'operazione prevede infatti una doppia decapitazione: quella del donatore, in modo che il corpo diventi disponibile, e quella del ricevente, che deve essere staccato dal suo corpo malato.

L'atto della decapitazione causa ovviamente la morte del ricevente, che nelle intenzioni dei chirurghi dovrebbe essere temporanea. Com'è ovvio, la vita reale e la medicina sono due cose diverse: aprire il ventre di qualcuno con un bisturi è un reato, salvo non lo si faccia in una sala operatoria su un paziente che ha firmato il proprio consenso all'intervento. E qui arriviamo ad un primo snodo di una certa importanza: un medico può chiedere l'autorizzazione a praticare un intervento che ha (nel migliore dei casi, lo ripetiamo) altissime probabilità di concludersi con la morte del paziente?

Si può addirittura affrontare la questione ancor più a monte: un paziente ha la possibilità legale di autorizzare un'altra persona a mettere in atto una procedura che di fatto lo ucciderà? La cosa dovrà sicuramente passare al vaglio di qualche comitato legale e/o etico, specialmente in un paese come la Cina dove la legge vieta esplicitamente eutanasia e suicidio assistito.

In questo caso lo scopo di Canavero e Ren non sarebbe quello di porre fine alla vita del paziente (si spera, almeno) ma un comitato etico potrebbe avanzare il timore, probabilmente non infondato, che a quel punto a qualunque chirurgo basterebbe affermare di voler praticare la stessa procedura per poi mettere in atto senza problemi l'eutanasia anche in paesi dove questa è vietata. La discriminante, com'è ovvio, dovrebbe essere la plausibilità scientifica dell'operazione, e fino a questo momento i due chirurghi non hanno esattamente riscosso un coro di fiducioso consenso.

Solitamente, procedure altamente sperimentali vengono testate sugli animali prima di essere tentate sugli esseri umani. In questo caso, la documentazione in merito è piuttosto scarna e, nel caso specifico della riconnessione del midollo spinale, limitata a quanto prodotto negli scorsi anni dagli stessi Canavero e Ren o da altri scienziati coinvolti nel progetto.

Peraltro, un eventuale successo dell'intervento costringerebbe i legislatori a rivedere la stessa definizione di "Morte". In Italia, secondo la legge 578/93, si può parlare di morte quando sussiste "la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo", cosa che sembrerebbe plausibile attendersi come conseguenza di una decapitazione. Ma, se l'intervento riuscisse, ci sarebbe da riconsiderare cosa sia irreversibile e cosa no.

Se il versante legale è così complesso, non da meno è quello etico: il trapianto di testa dovrebbe avere lo scopo di consentire a persone affette da gravissime patologie che interessano l'intero corpo, come la SLA, o che sono state vittime di incidenti traumatici che le hanno rese quadriplegiche. Queste condizioni sono al momento incurabili, anche se i progressi della ricerca in tal senso sono incoraggianti e costanti.

Chi si dovesse trovare a gestire l'allocazione di fondi, quindi una risorsa limitata, tra la ricerca sul trapianto di testa e quella, ad esempio, per le malattie neurodegenerative si troverebbe davanti una scelta totalmente nuova. Si tratterebbe di una decisione problematica, come quella di chi dovrebbe decidere se sia meglio "sprecare" un intero corpo per un trapianto di testa, destinato quindi ad un paziente non in pericolo immediato di vita, piuttosto che sfruttare i singoli organi per salvare più esseri umani.

Esiste persino una questione etica legata alla possibilità di riprodursi del ricevente di un trapianto di testa, che ovviamente erediterebbe anche l'apparato riproduttore del donatore. Questo significherebbe che un giorno potrebbe essergli possibile avere dei figli che, tecnicamente, sarebbero del donatore, ossia di una persona deceduta e che potrebbe non aver dato il suo consenso a quella procreazione.

In un articolo intitolato "Operazione Frankenstein" pubblicato nel 2016 su Insights in NeuroSurgery, Joshua Cuoco del New York Institute of Technology e John Davy della University of Virginia suggeriscono addirittura che "la sterilizzazione del corpo del donatore prima del trapianto di testa potrebbe aiutare a risolvere alcune delle problematiche etiche al riguardo".

Infine, c'è da considerare l'aspetto psicologico per il ricevente. Se è vero che ciò che siamo si trova nel cervello, è altrettanto vero che il nostro corpo contribuisce a definire questo "ciò che siamo". In un "normale" trapianto il tessuto che il ricevente ottiene implica un cambiamento relativamente ridotto, anche perché si tratta solitamente di qualcosa che si trova all'interno del corpo. Considerando questi aspetti ed il fatto che nei decenni si è andata costruendo una significativa letteratura scientifica sulla condizione psicologica dei trapiantati, i problemi a livello mentale per questi interventi sono perfettamente gestibili.

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La cosa sarebbe molto diversa per quanto riguarda il trapianto di testa. Peraltro, quest'espressione è più divulgativa che reale: a definire un trapianto è il tessuto che ottiene il ricevente, quindi sarebbe più esatto in questo caso parlare di trapianto di corpo. E se è tutto il corpo ad essere trapiantato, significa che stiamo entrando in un territorio a dir poco inesplorato. Non servirebbe a molto sottoporre una persona ad un intervento estremamente rischioso per farla passare da una malattia debilitante ad una condizione di forte disordine psicologico che potrebbe portare anche a psicosi, depressione, tendenze suicide.

Canavero, nella sua più recente intervista, ha spiegato come lui e Ren intendano procedere finalmente all'intervento, dopo anni di attesa, entro la fine del 2017. Ad ogni modo, come abbiamo visto, al di là dell'aspetto puramente scientifico esistono moltissime questioni (probabilmente molte più di quelle che qui sono state trattate) che dovranno essere considerate ed alle quali andrà data una risposta convincente prima che i due chirurghi possano anche solo pensare di mettere il camice ed entrare in sala operatoria.

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