TRAPPIST-1: c'è la prima immagine, ma non sperate troppo di trovarci la vita (forse)

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Rappresentazione artistica della stella TRAPPIST-1 e dei sette pianeti simili alla Terra che le orbitano intorno NASA/JPL-Caltech

Come presumibilmente già saprete, nelle scorse settimane la NASA ha annunciato la scoperta di un sistema di sette pianeti, alcuni dei quali con alte probabilità di essere abitabili, che orbitano intorno alla stella TRAPPIST-1, nella costellazione dell'Acquario. Come se non bastasse l'eccitazione prodotta da una rivelazione di questo tipo, ci sono delle novità di grande rilevanza sull'argomento. Per essere precisi, ci sono una notizia buona ed una cattiva. Anzi, volendo essere ancora più precisi, ci sono una notizia buona ed una cattiva che però forse non è così cattiva.

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Riassumiamo velocemente la vicenda per coloro i quali non sapessero di cosa stiamo parlando (ce ne sarà pure qualcuno in giro, no?). Poco meno di un mese fa, la NASA ha annunciato come grazie al telescopio Spitzer è stato possibile individuare sette pianeti di dimensioni simili a quelle della Terra che orbitano intorno a TRAPPIST-1, una stella nana ultrafredda situata nella costellazione a circa 40 anni-luce da noi. Tutti e sette questi corpi celesti si trovano all'interno della zona abitabile della loro stella e potrebbero avere dell'acqua liquida sulla superficie.

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I sette pianeti sono stati individuati tramite il cosiddetto "metodo del transito". Quando un pianeta transita tra la sua stella ed un punto di osservazione (in questo caso il telescopio spaziale Spitzer) la luminosità osservabile dell'astro subisce una diminuzione: calcolando la portata di questa diminuzione e conoscendo le dimensioni della stella è possibile effettuare una stima abbastanza precisa delle dimensioni del pianeta.

Questo sistema stellare non è quindi stato osservato direttamente, almeno fino ad ora. E qui arriva la buona notizia della quale parlavamo: nelle scorse ore la NASA ha rilasciato la GIF animata che vedete qui sotto, che mostra le prime immagini "reali" del sistema di TRAPPIST-1, acquisite dal telescopio spaziale Kepler.

Sì, lo sappiamo: sembra soltanto un centinaio di pixel sfarfallanti, ma tenete conto che quei pixel rappresentano un'area di circa 44 secondi d'arco del cielo. In altre parole, è come osservare nel dettaglio (si fa per dire) un granello di sabbia posto ad un metro di distanza. I pixel bianchi al centro sono la stella, la cui luminosità subisce una lieve diminuzione (meno dell'1%) quando uno dei pianeti si frappone fra Kepler e la stella stessa.

Veniamo ora alla brutta notizia: come certamente saprete, pur con tutte le cautele del caso gli scienziati coinvolti hanno voluto sottolineare come tutti e sette pianeti potrebbero, a livello potenziale, avere le condizioni necessarie allo sviluppo di una qualche forma di vita, in primo luogo la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie. Questo è vero in particolare per quanto riguarda tre di loro.

Come spiegato in un paper pubblicato su Astronomy and Astrophysics, alcuni ricercatori svizzeri dell'osservatorio dell'università di Ginevra hanno analizzato due tipi di radiazioni provenienti dalla stella: i raggi-X della corona ed un tipo di radiazione ultravioletta chiamato radiazione di Lyman-alpha, che invece nasce negli atomi di idrogeno della cromosfera. Paragonata a Proxima Centauri, TRAPPIST-1 emette meno della metà di radiazioni Lyman-alpha, ma circa la stessa quantità di raggi-X.

La cosa viene ritenuta quantomeno singolare, dal momento che sia le radiazioni ultraviolette che i raggi-X diminuiscono nel tempo (questi ultimi si vanno affievolendo molto più velocemente). Secondo i ricercatori, questo significa che TRAPPIST-1 è una stella "relativamente giovane", ossia 500 milioni di anni o giù di lì. Questi dati sono fondamentali per capire se le radiazioni provenienti dalla stella possano aver eliminato l'atmosfera di questi pianeti nel corso della vita di questo sistema.

trappist-1 Il sistema dei pianeti intorno alla stella TRAPPIST-1  NASA

La vicinanza dei pianeti a TRAPPIST-1 porta ad essere pessimisti, e questa è la cattiva notizia. Ma, com'è facile intuire, molto dipende da quanto lunga sia stata l'esposizione alle radiazioni provenienti dalla stella, e qui ci sono alcune speranze, almeno in base a questi ultimi dati. I due pianeti più interni potrebbero essere totalmente privati della loro atmosfera in un tempo compreso fra 1 e 2 miliardi di anni, ma potrebbe essere stato necessario molto meno perché i due corpi celesti siano stati privati di questo elemento fondamentale alla vita.

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Gli altri cinque pianeti del gruppo potrebbero invece perdere la loro atmosfera in un tempo compreso tra 5 e 22 miliardi di anni, in base alla distanza. Peraltro, la posizione dei pianeti porta a pensare che questi siano arrivati dove si trovano adesso da un'area più esterna nel sistema, il che vuol dire che le radiazioni alle quali sono stati esposti potrebbero essere ancora meno.

In altri termini, anche se non possiamo ancora sapere se nel sistema di TRAPPIST-1 sia presente acqua allo stato liquido, ed anche se il rischio che su questi pianeti (inclusi i tre considerati molto promettenti) non esista più un'atmosfera, adesso sappiamo che la cosa è meno probabile di quanto temessimo. Se un giorno riusciremo effettivamente a raggiungerli, la cosa potrebbe tornarci utile.