Trimestrale Apple sotto le attese: si intravedono brutte crepe nella fortezza di Cupertino

Apple, crepe sul logo
Delle crepe sul logo della Apple REUTERS/Dado Ruvic

La Apple è stata una delle maggiori protagoniste nell’industria tecnologica statunitense (e del mondo) degli ultimi vent'anni. La crescita fatta segnare dall’azienda di Cupertino ha avuto dell’incredibile, se pensiamo che prima del ritorno di Jobs molti gli stavano già preparando il funerale. Il ricongiungimento di Steve Jobs con la sua creatura avvenuta nel 1997, e l’immediata investitura nel ruolo di CEO, hanno indotto l’effetto terapeutico sperato: la mela morsicata torna a farsi notare sul mercato con prodotti innovativi e interessanti e si opera un deciso restyling della linea dei personal computer grazie al lancio dell’iMac. Da quando però il suo guru è mancato nel 2011 la Apple sembra essersi un po' seduta sugli allori, e l'ultima trimestrale fotografa una compagnia ancora in salute ma che fatica a generare idee e prodotti nuovi.

IL RILANCIO DELLA COMPAGNIA TARGATO STEVE JOBS 

La linea iMac, lanciata nel 1998, è stata un piccolo successo per la Apple, rivelatasi determinante per riallacciare un rapporto di fiducia con gli utenti e rilanciare l’immagine della compagnia. La macchina riassumeva nel design e nella progettazione l’identità della Apple e la sua vision: semplicità d’uso; qualità superiore alla concorrenza in ogni aspetto; originalità e personalità; bello e accattivante.

In seguito è stata stata anellata una serie di prodotti e servizi vincenti che non hanno fatto altro che aumentare la stima dei consumatori verso la compagnia (e accrescere la leggenda della figura di Jobs): nel 2001 inizia l’iPod mania e nello stesso anno viene lanciato Max OS X; nel 2003 viene lanciato l’iTune, offrendo un valido servizio (il migliore presente sul mercato) per il sui popolari iPod.

In questi ultimi due decenni si possono osservare due periodi ben distinti dell’andamento di Apple. Quello ricordato brevemente finora ne segna in modo determinante il ritorno sulla scena tecnologica, grazie ad una serie di mosse vincenti che possiamo dire essere state propedeutiche al successo avuto in seguito con la serie iPhone. Questo è probabilmente, per qualità delle innovazioni di successo e costanza, il periodo più dinamico ed effervescente nella storia delle compagnia. È raro osservare nell’universo tech aziende che riescono in un periodo di dieci anni ad azzeccare una serie di mosse vincenti una dietro l’altra (di regola si vedono aziende che hanno fortuna con un singolo servizio/prodotto e una molteplicità di progetti fallimentari). La capacità di innovazione della Apple di questo periodo non è casuale, ma è sintesi di una mentalità aziendale che pretende il perfezionamento continuo in ogni processo.

TRA SUCCESSO E DISGRAZIE, COME CAMBIA IL DNA DI APPLE

Il secondo periodo di Apple, quello che va dal 2007 ad oggi, fa ovviamente rima con iPhone (e iPad). Il melafonino è stata l’innovazione distruttiva che ha fatto fare l’impennata decisiva alla Apple, trasformandola nell’azienda più capitalizzata del pianeta, e cambiato per sempre il rapporto delle persone con i dispositivi cellulari (qui non entriamo nel merito su chi tra Apple e Samsung sia arrivata prima sul mercato).

Con il successo è cambiato anche l’approccio della pianificazione dei prodotti da parte della compagnia, che si è concentrata da quel momento in avanti a ottimizzare la corazzata touch per spremere al massimo i ricavi. Siamo quindi passati da un periodo di innovazioni radicali a un periodo di innovazioni incrementali, con la Apple - e il resto delle compagnie produttrici di smartphone e tablet - impegnata a migliorare a ritmi quasi ciclici i suoi prodotti di punta.

È un qualcosa che segna inevitabilmente anche l’identità dell’azienda, abituata a rincorrere gli avversari e ritrovatasi sul tetto del mondo come leader maximo della nuova rivoluzione tecnologica. L’altro evento che segna inevitabilmente la storia della compagnia è la scomparsa di Steve Jobs nell’ottobre del 2011. Per un’azienda strutturalmente disegnata per rispondere alle idee (e ai comandi) del suo uomo simbolo e fortemente dipendente dal suo carisma, la morte di Jobs non può che avere ripercussioni negative, almeno nel medio periodo.

L’ARRIVO DI TIM COOK, TRA INNOVAZIONI INCREMENTALI E SCARSE IDEE SUL FUTURO

Quando Tim Cook è subentrato a Jobs al timone della fortezza di Cupertino si è ritrovato tra le mani un colosso tech ben impostato che macinava (e macina) x miliardi di dollari l’anno di profitti. Ormai il brand Apple è sinonimo di qualità e superiorità e i suoi prodotti si lasciano vendere praticamente da soli.

Per Tim Cook la strada è stata finora abbastanza spianata, dovendo alla fine limitarsi ad amministrare al meglio i tesori della compagnia e i suoi ricchi forzieri. La strategia dell’azienda è stata quasi ed esclusivamente rivolta all’ottimizzazione dei suoi dispositivi, limitandosi a presentare miglioramenti incrementali rispetto ai dispositivi precedenti.

Il nuovo CEO Apple si è rilevato all’altezza del ruolo per quanto concerne la fase di amministrazione pura e semplice. Il problema è che la Apple è un’azienda tecnologica che ha bisogno di presentare ai consumatori prodotti e servizi sempre nuovi, essendo questo un mercato molto più dinamico degli altri, dove la concorrenza è agguerrita e spietata e dove basta una singola innovazione distruttiva per annullare il vantaggio costruito negli anni (ne sa qualcosa Nokia). Da questo punto di vista, Cook sembra un amministratore delegato più adatto per gestire compagnie che non richiedono innovazioni radicali dei propri prodotti, e lo dimostrano i flop che ci sono stati in questi ultimi anni, iWatch in primis.

L’ultima trimestrale di Apple rilasciata il 25 ottobre conferma che il mercato degli smartphone è saturo, e le innovazioni tra una generazione e quella precedente sono sempre meno marcate, fornendo sempre meno motivazioni agli utenti per giustificare un cambio di dispositivo. Una situazione che avvantaggia produttori di seconda fascia, che riescono a offrire prodotti di buona qualità a prezzi più contenuti. Non è un caso che il calo maggiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si è fatto registrare in Cina, dove la concorrenza con i produttori emergenti è più sentita.

Sia chiaro, dal punto di vista finanziario la Apple rimane un’azienda molto solida, che può tra l’altro contare su un’ampia disponibilità di cassa (anche se non così cospicua come spesso si racconta). Il problema più vistoso in questo momento è che oltre il 50% dei ricavi della compagnia deriva dalle vendite dei suoi iPhone: il segmento sta iniziando a dare segni di stanchezza e la compagnia pare aver perso la capacità di innovazione e di lettura del mercato che aveva caratterizzato il decennio 1997-2007. Serve quindi un cambio di rotta perché l’azienda non può pensare di sopravvivere esclusivamente di rendita grazie alla posizione dominante acquisita.

Da questo punto di vista la compagnia pare stia cercando di muoversi in diverse direzioni, e tra queste c’è anche il settore dell’automotive (e in dettaglio su quello della guida autonoma). In questo caso però c’è da dire che la Apple non è sola e sono molti i giganti, tra compagnie tech, marchi storici dell’automobilismo e nuovi arrivati (vedi Tesla) che stanno cercando di capire come intercettare la prossima rivoluzione. Al momento la situazione è ancora troppo confusa per dire quali siano le effettive possibilità per Apple di inserirsi in questo mercato e quali vantaggi potrebbe trarne.

Altra considerazione importante che bisogna fare è sulla possibilità che Apple possa acquisire qualche grossa compagnia grazie alla liquidità di cassa. In primo luogo bisogna tener conto che la cifra spesso dipinta dai media (si parla spesso di 215 miliardi di dollari) è lontana dalla realtà. Se guardiamo lo stato patrimoniale alle voci cash and cash equivalents (che più o meno corrispondono alle liquidità immediate) e marketable securities (strumenti che possono essere riconvertiti in liquidità in tempi molto brevi) si arriva a circa 60 miliardi attivo, mentre se si tengono conto di tutte le attività correnti arriviamo a circa 100 miliardi di dollari: sicuramente una bella cifra a cui però andrebbero anche affiancati i debiti, sia di breve che di lungo periodo (entrambi in crescita). Parliamo comunque di cifre importanti con sui senz'altro Apple potrebbe aggredire qualche azienda interessante, ma è da escludere che possa mettere le mani su compagnie che valgono oltre 50 miliardi di dollari, a meno che non abbia un piano solido che giustificherebbe i rischi assunti (in passato si sono fatte speculazioni molto fantasiose, come quella che vedeva la Apple pronta a comprare Dysney).

COSA CI DICE L’ANALISI TECNICA: TREND POSITIVO, MA ATTENZIONE ALLE INVERSIONI DI TENDENZA

Per quanto concerne invece l’analisi tecnica iniziamo con il dire che il trend di medio-lungo periodo è impostato al rialzo, ma nel breve potremmo osservare dei segnali di inversione.

Apple, grafico giornaliero (26/10/2016) Grafico giornaliero del titolo Apple aggiornato al 26/10/2016. Nel breve periodo atteso almeno un throwback sui massimi precedenti  IBTimes Italia /XTB

Dopo i dati negativi di questa trimestrale il titolo Apple nell’afterhours ha fatto segnare una flessione di circa quattro punti percentuali, portandosi sui 113 dollari per azione, un calo che se confermato aprirebbe un gap down. In questo caso bisognerà fare attenzione a osservare il livello dei volumi di scambio e l’eventuale rottura dei minimi precedenti: se i volumi sono alti e nei prossimi giorni si assiste ad una rottura dei minimi di agosto (parliamo quindi di 100 dollari per azione), allora potremmo essere di fronte a un inizio di trend negativo più prolungato, che porterebbe il titolo a testare prima i minimi dell’anno e poi i 70 dollari per azione.

Apple, grafico settimanale (26/10/2016) Per un'inversione di tendenza più prolungata il titolo Apple ha bisogno di rompere la trendline rialzista disegnata sul grafico settimale  IBTimes Italia / XTB

Sul grafico settimanale possiamo vedere che la rottura dei 100 dollari per azione porterebbe a rompere anche la trendline rialzista disegnata a partire dai minimi del 2013.

Apple, grafico mensile (26/10/2016) Sul grafico mensile di Apple possiamo notare un potenziale testa e spalla. La conferma di questa figura e la successiva rottura della neckline proietterebbe il titolo intorno ai 55 dollari per azione  IBTimes Italia / XTB

Vediamo infine sul timeframe mensile un potenziale testa e spalla in via di formazione, con neckline che coincide con la trendline rialzista disegnata a partire dai minimi del 2009. La conferma della figura e la successiva rottura della neckline (e in questo caso anche della trendline) darebbe un forte segnale negativo per il titolo, che in questo caso si porterebbe a testare quando meno i minimi di fine 2009, intorno ai 55 dollari per azione.