Truffa Regione Campania: arrestato consigliere regionale Pdl

di 20.12.2012 10:59 CET
GdF
Una vettura della Guardia di Finanza in una foto d'archivio Reuters

Accusa di peculato, ancora una volta, a danno delle regioni italiane. Dopo Lazio, Lombardia e Piemonte, questa volta tocca alla Campania: un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata eseguita dalla Guardia di Finanza nei riguardi del consigliere regionale della Campania Massimo Ianniciello (Pdl). Secondo l'accusa, avrebbe percepito illecitamente un rimborso di circa 64 mila euro esibendo fatture per operazioni inesistenti.

L'inchiesta è stata condotta dal pubblico ministero di Napoli Giancarlo Novelli e coordinata dal Procuratore aggiunto Francesco Greco e riguarda l'uso dei fondi pubblici destinati ai gruppi politici della regione in questione. Nei riguardi di Massimo Ianniciello è stato eseguito anche un decreto di sequestro dell'appartamento fino all'ammontare di circa 64 mila euro, pari all'importo della presunta truffa che gli viene contestata dalla Procura della Repubblica di Napoli.

Secondo l'accusa il consigliere campano avrebbe esibito fatture emesse da un'inesistente società di Bacoli, che ha nella sua ragione sociale il commercio all'ingrosso di rottami ed è amministrata da due cittadini svedesi. Il rappresentante operativo di questa società è risultato un pregiudicato che ha precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e ricettazione di assegni rubati. Secondo la Procura di Napoli sarebbe di circa di 4 milioni di euro la somma destinata ai gruppi consiliari.

Le indagini e le perquisizioni sono rivolte anche al commercialista di Ianniciello Antonio Pazzona e all'ex capogruppo dello stesso consiglio regionale campano, Fulvio Martusciello, attualmente consigliere con delega della giunta regionale, accusato di concorso in truffa visto che avrebbe dovuto controllare la regolarità dei rimborsi che vengono erogati ai singoli consiglieri.

La mancanza di controlli nell'erogazione dei fondi regionali è la causa principale della truffa. "A partire dal 2011 la condotta illecita, verosimilmente avendo appurato l'inesistenza di controlli amministrativi di verifiche di coerenza e veridicità delle richieste, ha assunto connotati di particolare spregiudicatezza.” scrive il gip Roberto D'Auria nell'ordinanza di custodia cautelare. “Se nel 2010 l'emissione delle fatture false per operazioni inesistenti era stata commissionata a una società effettivamente operante nel settore della comunicazione, negli anni successivi la condotta si è concretizzata nell'utilizzo di fatture di una società solo apparentemente operativa e anzi avente un oggetto sociale assolutamente incongruo (commercio all'ingrosso di rottami) rispetto a quello attinente alla prestazione asseritamente eseguita e remunerata".

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