Trump, Le Pen, Salvini, hanno tutti ragione: i migranti provocano criminalità

Le Pen e i leader anti-euro
Marine Le Pen insieme ad altri leader anti-euro Reuters / Wolfgang Rattey

È vero che migranti, richiedenti asilo, rifugiati e in generale i cittadini extra-europei indigenti provocano un aumento della criminalità, come sostiene la narrazione propinata da esponenti politici un po' in tutto il mondo, da Donald Trump negli Stati Uniti a Marine Le Pen in Francia fino a Matteo Salvini in Italia?

È verissimo, ma non nel senso che vorrebbero lasciare intendere questi esponenti politici. Essendo il paradosso, come anche l'ironia, una materia sempre più complessa da comprendere tanto vale scriverlo chiaramente e togliersi da ogni possibile traiettoria di sciocche polemiche: nelle righe che seguiranno si ragionerà per paradossi. Andiamo con ordine.

Secondo un rapporto del Ministero dell'Interno tedesco in tutto il 2016 si sono registrati oltre 3.500 attacchi (verbali ma sopratutto fisici) nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo residenti in Germania, una media di circa 10 al giorno: 560 persone sono rimaste ferite, tra loro ci sono anche 43 minorenni, e in totale le persone attaccate, secondo le statistiche fornite dal Bundeskriminalamt, la Polizia federale tedesca, sono state 2.545. In uno dei casi più clamorosi il 29enne tedesco Maik Schneider, attivista di ultra-destra di un piccolo centro del Brandeburgo, ha dato fuoco nel febbraio 2016 a un palazzetto dello sport utilizzato dalle autorità tedesche per ospitare i richiedenti asilo, provocando danni per 3,5 milioni di euro oltre che tantissima paura per gli ospiti. Condannato a 7 anni di reclusione la sua pena è stata recentemente aumentata a 8 anni e 6 mesi perché un giudice del Tribunale di Postdam gli ha riconosciuto le aggravanti xenofobe. Altri quattro uomini sono stati condannati a pene che vanno dagli 8 mesi ai 2 anni per favoreggiamento: “L'attacco voleva solo mandare un messaggio ai profughi: non siete i benvenuti qui, non abbiamo spazio per voi, non siete al sicuro da noi”, ha dichiarato il giudice Theodor Horstkoetter, sottolineando le motivazioni razziste degli assalitori.

“Le persone fuggite dal proprio paese e in cerca di protezione in Germania hanno il diritto di aspettarsi una permanenza sicura” ha dichiarato il Ministro degli Interni Thomas de Maiziere, citato dall'AFP il 26 febbraio scorso, rispondendo in forma scritta a un'interrogazione parlamentare presentata sul tema. Quindi in un certo senso, e ragionando par paradossi, più richiedenti asilo e più migranti significano davvero più criminalità. Una criminalità che, tuttavia, è figlia unica della bestia che è in noi.

Storici e statistiche ufficiali non ce ne sono, il governo tedesco ha introdotto tali studi sui crimini politicamente motivati solo nel 2016, ma già nell'ottobre scorso il quotidiano Der Spiegel aveva provato ad approfondire la questione denunciando come il fenomeno negli ultimi quattro anni sia cresciuto a dismisura. Nel 2013 gli attacchi contro i richiedenti asilo sono stati appena 69, 199 episodi si registrarono nel 2014 e nel 2015 c'è stata la prima esplosione, con 1.031 casi di violenza. Entrando nello specifico dei dati raccolti e forniti al Ministero dalla Polizia 988 attacchi dello scorso anno sono stati di tipo incendiario e per molti altri è stato fatto uso di esplosivi.

In un altro caso, che ha fatto molto discutere in Germania, una folla di curiosi si è radunata plaudente di fronte al rogo di un altro rifugio per richiedenti asilo, in un piccolo centro dell'ex-DDR tedesca.

La risposta che il Ministro degli Interni de Maiziere (esponente di livello della CDU, lo stesso partito di Angela Merkel) dice di voler dare al problema sembra andare però nella direzione opposta e contraria a quella prevista in uno stato di diritto: “L'anno scorso ci sono stati 55.000 rimpatri e circa 25.000 deportazioni” ha dichiarato a fine gennaio al quotidiano Rhein-Neckar-Zeitung il Ministro tedesco “ma non è ancora abbastanza: […] abbiamo bisogno di uno sforzo maggiore per ottenere rendimenti più alti”.

Il governo tedesco rinuncia in un certo senso a perseguire i crimini violenti commessi dai tedeschi deportando l'oggetto, l'obiettivo, di tali violenze. Usando lo stesso metro di giudizio si può affermare, come si afferma spesso, che una giovane donna stuprata mentre tornava a casa se l'è cercata perché “non si gira in quel modo a quell'ora, lei provocava”, che l'irresponsabile è il pedone investito che ha attraversato distrattamente sulle strisce e che sì, i migranti scatenano la bestia che è in noi e quindi più ne arrivano più aumenta la criminalità. “Sparecchiavo!” diceva Mela, figlia del conte Mascetti, insultata dal padre perché vittima dello stupro di Giovannone il sottocuoco: aumentano i bersagli di fanatici e razzisti, aumentano le difficoltà sociali e aumenta l'aria soffiata sul fuoco del conflitto. “Vi prego, toglieteci il pretesto per diventare bestie” sembrano chiedere alcuni esponenti politici ai propri governanti piuttosto che chiedere ai propri sostenitori di usare il senno, la ragione, la cultura.

Il sistema dei rimpatri e delle deportazioni è, de facto, il “muslim ban” europeo: più ipocrita del provvedimento di Trump, si declina con una ridicola offerta economica al migrante cui viene chiesto di accettare del denaro e un biglietto aereo per tornarsene a casa. In Germania funziona così (in Italia il sistema è praticamente identico): lo Stato tedesco offre 1.200 euro cash a chi accetta di non presentare o di ritirare la propria domanda di asilo prima del verdetto mentre 800 euro vengono offerti a chi accetta di non impugnare la decisione e rinunciare all'eventuale ricorso. Nel caso delle deportazioni (quindi contro la volontà del richiedente asilo) il processo costa molto di più allo Stato tedesco mentre soldi extra sono previsti nel caso si tratti di famiglie con minori o di minorenni non accompagnati. L'intero sistema non vale per i cittadini siriani.

Negli ultimi due anni sono oltre 1 milione i rifugiati arrivati in Germania: 890.000 solo nel 2015 mentre nel 2016 si è registrato un netto calo dell'afflusso di migranti (280.000 in totale, in Italia ne sono arrivati 100.000 in meno) grazie sopratutto alla chiusura delle frontiere lungo la rotta balcanica e agli effetti prodotti dall'accordo UE-Turchia.

Tutti questi elementi dimostrano inequivocabilmente una cosa, vera: i migranti, più che “portare” criminalità, la provocano. La bestia che è in noi ogni giorno è sempre più affamata e arrabbiata e così mentre i governi europei inondano di denaro le peggiori dittature del mondo affinché si tengano i propri disperati in fuga in Europa il conflitto sociale si gonfia sempre più con i venti dell'ultra-destra. Tanto vale mandarli via, deportarli o chiuderli fuori: qui, nella culla dello stato di diritto e della democrazia, non troveranno altro che astio, illegalità e violenza. In questo senso il voltafaccia di Angela Merkel sul tema immigrazione è lo specchio della crisi dei valori europei: “Non possiamo accogliervi tutti” disse a una bambina siriana in lacrime, decidendo poi di aprire le porte a quasi 1 milione di siriani. Oggi siamo alla terza declinazione del medesimo problema, nuova perché nuovi sono gli obiettivi dei politici in Germania: su tutti, le elezioni federali di settembre.