Trump si sta impegnando per finire sotto impeachment, ma non succederà (per ora)

Trump Comey
Donald Trump incontra James Comey alla Casa Bianca REUTERS/Joshua Roberts

Non si può certo dire che Donald Trump non ci stia provando sul serio a mettersi nei casini. Dopo aver passato informazioni confidenziali ai russi senza essersi prima consultato con gli alleati, in particolare l'alleato che gli aveva passato tali informazioni, ovvero Israele, un'altra rivelazione ha sconvolto gli ambienti di Washington. 

Secondo il New York Times, infatti, Trump avrebbe chiesto all'ex direttore dell' FBI James Comey di fermare l'indagine nei confronti dell'ex generale Michael Flynn, amico personale di Trump che per qualche giorno è stato consigliere per la sicurezza nazionale. Flynn si dimise dall'incarico quando si scoprì che aveva mentito al vicepresidente Mike Pence riguardo i suoi incontri con l'ambasciatore russo.

La rivelazione del NYT è solo l'ultimo degli imbarazzi della presidenza. Dopo neanche quattro mesi alla Casa Bianca, l'era di Trump è già macchiata dall'ombra dell'impeachment, e molti commentatori politici hanno tirato in ballo similitudini con il Watergate, lo scandalo che porto alle dimissioni di Richard Nixon. Almeno per il momento, però, non siamo ancora a questo punto.

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La lunga storia dei rapporto fra Trump e Putin


È certamente vero che dei rapporti tra Trump e la Russia si parla sin dalla campagna elettorale. Trump non ha mai nascosto la sua ammirazione personale per il presidente russo Vladimir Putin, e quest'ultimo potrebbe aver avuto buon gioco per interferire nelle elezioni presidenziali dello scorso novembre per portare alla Casa Bianca un suo ammiratore.

Ma i legami con la Russia potrebbero andare ben oltre l'ammirazione personale e le interferenze nella politica interna. Già durante la campagna elettorale, per esempio, il campaign manager di Trump, Paul Manafort, fu costretto a dimettersi dopo che furono esposti i suoi legami con l’ex presidente filorusso dell'Ucraina Viktor Yanukovich.

Dopo l'insediamento alla Casa Bianca questi legami si sono fatti più evidenti. Abbiamo citato il caso di Michael Flynn, che l'amministrazione Obama sconsigliò di portare in gabinetto probabilmente perché a conoscenza degli stretti legami dell'ex generale con Mosca. Possiamo poi ricordare che Trump ha scelto come segretario di Stato un petroliere amico di Putin e con interessi miliardari in Russia. 

Ci sono inoltre diverse indagini (politiche e giudiziarie, oltre che giornalistiche) in corso che stanno cercando di capire quale sia stato il ruolo della Russia nella campagna elettorale che ha portato all'elezione di Donald Trump; c'è stato il licenziamento di James Comey, un atto profondamente irrituale e collegato alle indagini dell' FBI sui legami fra le persone vicine al presidente della Russia; c'è stato il passaggio di informazioni confidenziali alla Russia, attualmente un avversario geopolitico degli Stati Uniti, senza una preventiva discussione con gli alleati, cosa che potrebbe mettere in pericolo uno dei pilastri del contrasto alle minacce internazionali, ovvero la collaborazione fra le agenzie di intelligence. Insomma di carne al fuoco sembra essercene in abbondanza, e la puzza di bruciato comincia ad essere molto forte.

L'impeachment sembra ancora lontanissimo


Se tutti questi episodi vi sembrano sufficienti per farla finita con Trump, sappiate per mettere sotto processo un presidente serve ben altro.

Finora non è stato dimostrato un legame diretto tra Donald Trump e la Russia: le persone vicine a Trump che hanno avuto legami non regolari o inopportuni con Mosca sono state allontanate (Manafort e Flynn); la nomina dell'inesperto Rex Tillerson come segretario di Stato è stata una scelta controversa, ma legittima; il licenziamento del direttore dell’FBI, per quanto sia stato scioccante e inopportuno per via delle indagini in corso, rientra comunque nei poteri della presidenza; lo stesso dicasi per la rivelazione delle informazioni confidenziali, che possono essere desecretate dal Presidente: Trump potrebbe averlo fatto per un semplice calcolo geopolitico, un calcolo probabilmente errato, ma anche qui non c’è nulla di illegale.

Tutti gli episodi spiacevoli che hanno coinvolto Trump dimostrano, in altre parole, che Trump è inadeguato alla presidenza, se non altro perché manca totalmente di autocontrollo, ma non si può ancora dire che abbia commesso qualcosa di illegale.

Per processare Trump mancano due cose fondamentali: la prima è la pistola fumante, ovvero delle registrazioni o dei documenti che dimostrino in maniera incontrovertibile che Trump ha infranto il suo giuramento, ovvero aver fatto coscientemente l'interesse del nemico (tradimento) oppure di aver compiuto gravi atti criminali; la seconda, collegata alla prima, è un radicale cambiamento di ambiente a Washington.

La procedura di impeachment è molto complicata: in breve, la Camera dei Rappresentanti deve dare mandato alla Commissione Giustizia di indagare sulle accuse; la Commissione deve ritenere che ci siano gli estremi per processare il Presidente; la Camera deve approvare la relazione della Commissione e dare il via al processo. Dopo questa trafila il Senato deve approvare, a maggioranza dei due terzi, la rimozione del presidente. Come si può intuire, è un atto dalle forti connotazioni politiche, a cominciare dalle accuse: il Congresso ha una libertà molto ampia nel decidere quali atti siano sufficientemente gravi per iniziare la procedura, per cui la Camera dei Rappresentati preferirà avviare le procedure solo quando il presidente sarà sufficientemente debole.

Allo stato attuale delle cose, il Congresso, a maggioranza repubblicana, non sta neanche pensando di cominciare a parlare di processare un presidente del proprio stesso partito, all’inizio del suo mandato, ovvero quando può ancora vantare un certo capitale politico. Come abbiamo detto in precedenza, Trump non ha ancora commesso alcunché di illecito, ed è ancora in grado di ribaltare la situazione a proprio favore perché non ci sono ancora prove innegabili da sottoporre all'opinione pubblica, che è inoltre molto polarizzata.

Di certo il GOP è fortemente imbarazzato, e i parlamentari dell’elefante stanno cercando in tutti i modi (anche con delle telefonate false) di evitare le domande dei giornalisti. Non è un bel segnale per Trump, ma neppure la fuga dei topi dalla barca che affonda.

Le indagini su Trump, i suoi fedelissimi e la Russia continueranno, perché il livello di attenzione è altissimo, e si ascolterà con attenzione cosa avrà da dire Comey al Congresso. Se le cose dovessero diventare ancor più pesanti per Trump, ovvero se ci saranno gli estremi per accusare il Presidente di intralcio alla giustizia, l’ambiente intorno al partito repubblicano potrebbe farsi abbastanza pesante da spingerlo a scaricare il proprio presidente.

Ma finché non ci sarà la pistola fumante e finché non ci sarà un effettivo cambiamento del vento politico, a Washington e nel Paese, l’impeachment resterà un argomento di discussione per i talk show, non un’effettiva soluzione all’indubitabile inadeguatezza di Trump per la Casa Bianca e come guida del cosiddetto “mondo libero”.