Trump sta devastando l'economia russa: con gli investitori in fuga meglio stare alla larga dal Micex in questo 2017

Putin
Vladimir Putin durante un incontro con il vice premier cinese Zhang Gaoli a San Pietroburgo REUTERS/Alexander Zemlianichenko/Pool

Nel corso del 2016 il Micex, il principale indice di borsa della Russia, ha fatto registrare una delle migliori performance tra gli indici mondiali insieme al Bovespa brasiliano. Sia il Brasile che la Russia stanno cercando di lasciarsi alle spalle delle recessioni molto forti: il Brasile sta vivendo una crisi economica che non vedeva praticamente da cent’anni a questa parte, e i cambiamenti climatici stanno devastando le piantagioni di caffè, complicando ulteriormente le possibilità di ripartenza del paese (ricordiamo che il Brasile è il primo produttori di caffè al mondo); la Russia è stata colpita duramente dalle sanzioni occidentali e sta soffrendo il calo dei prezzi di materie prime come gas naturale e petrolio, considerando che l’economia del paese rimane fortemente sovraesposta a queste risorse energetiche. Le aspettative di ripresa economica, sostenute anche dal rialzo del petrolio, hanno permesso agli indici di questi due paesi di sovraperformare gli altri indici, compresi quelli di altri paesi BRICS.

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Questo primo trimestre del 2017 si sta invece rivelando abbastanza desolante per il Micex russo, che da inizio anno ha già bruciato oltre 10 punti percentuali, inserendosi quindi nella classifica dei peggiori listini del mondo (tra questi c’è anche il Ftse Mib italiano). Anche l’indice russo ha potuto godere da novembre dello scorso anno del cosiddetto Trump effect, ma i benefici sono iniziati a svanire da metà gennaio, quando le vendite hanno iniziato a colpire pesantemente il listino. Più che una semplice correzione tecnica, obbligatoria considerando la performance dello scorso anno, sembra che gli investitori abbiano iniziano a perdere fiducia riguardo alle possibilità di ripresa della Russia e gli investimenti nel paese stanno iniziando gradualmente a ritirarsi.

Perché le vendite stanno colpendo il Micex in modo tanto violento?

Attualmente ci sono un mix di fattori negativi che si stanno abbattendo sull’indice russo. I prezzi del petrolio sono in ritirata e difficilmente il mercato riuscirà a vedere la performance positiva fatta registrare nel 2016: l’economia russa rimane eccessivamente legata al settore energetico, nonostante i diversi tentativi effettuati a più riprese negli anni di diversificare la propria economia. Come abbiamo fatto notare in una nostra analisi sul petrolio, da quando Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti sembra essersi rotta la correlazione inversa tra la commodity e il dollaro statunitense e il sistema dei petrodollari potrebbe essere a rischio, dato che i paesi arabi produttori potrebbero fare fatica a tenere il passo della politica monetaria della Fed. A questo si deve inoltre aggiungere un’offerta che rimane decisamente abbondante e con le scorte che rischiano nuovamente di aumentare (sempre Trump ha fatto sapere di voler accelerare la produzione statunitense nel settore). Parliamo quindi di una situazione molto instabile che non farà di certo bene a tutti quei paesi che reggono la propria economia per buona parte sul petrolio.

L’altra importante variabile di cui tener conto sono le sanzioni occidentali in vigore contro la Russia, che impediscono al paese di poter uscire con slancio dalla recessione degli anni passati. Inizialmente gli analisti pensavano che un personaggio come Trump alla Casa Bianca potesse favorire Putin e rimuovere le sanzioni economiche contro Mosca, e questo di fatto ha contribuito a spingere il Micex verso i massimi di sempre. Quando però i dubbi su un alleggerimento delle sanzioni da parte della Casa Bianca hanno iniziato a farsi strada il principale indice russo è crollato.

Trump, volutamente o meno, non si sta rivelando il miglior alleato di Putin come molti pensavano alla vigilia delle elezioni statunitensi e le sue mosse stanno anzi assestando colpi molto duri alla debole economia di Mosca. Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha lasciato intendere che nutre ammirazione verso il leader di Mosca ma che i rapporti tra i due paesi sono su un altro piano. Del resto molti funzionari militari scelti da Trump hanno vissuto sulla propria pelle il periodo della Guerra Fredda ed è quindi difficile pensare che questi uomini mettano improvvisamente da parte il passato come fosse niente.

Il quadro tecnico è meno allarmante ma attenzione ad altri scivoloni

Micex Il Micex russo su timeframe giornaliero aggiornato al 31 marzo  IBTimes Italia / TradingView

Andando a guardare l’aspetto puramente tecnico, possiamo dire che il Micex arriva da un periodo rialzista molto sostenuto, con una netta accelerazione al rialzo nella parte finale dell’anno. In questo primo trimestre del 2017 l’indice ha di fatto consumato l’intero rally partito a seguito della vittoria di Trump alla corsa presidenziale, completando un throwback sulla rottura dei massimi di settembre 2016 (2065 punti). Vediamo che l’indice ha cercato di rimbalzare quando si è avvicinato ai minimi di novembre 2016 (intorno ai 1940) ed è questo livello che va monitorato per individuare nuove fiammate ribassiste. Al momento l’ipotesi più probabile è quella di un movimento laterale per il prossimo trimestre, con l’indice che potrebbe avere anche parziali possibilità di recupero, del resto se allarghiamo lo sguardo e prendiamo in considerazione un periodo più ampio possiamo vedere che il ribasso di inizio 2017 non è tale da sporcare il trend rialzista di lungo periodo.

Una discesa sotto i 1940 punti darebbe via ad ulteriori ribassi e il Micex andrebbe a puntare i 1600 punti.