Tunisia, crisi economica e politica: la giovane democrazia nordafricana traballa

Parlamento Tunisi
Il Parlamento di Tunisi mentre vota la sfiducia al governo di Essid. Tunisi, Tunisia, 30 luglio 2016. REUTERS/Zoubeir Souissi

Nel pomeriggio di sabato 30 luglio 2016 il Parlamento della Tunisia ha votato la sfiducia al primo ministro Habib Essid, che termina così la sua esperienza alla guida dell'esecutivo del Paese nordafricano tra mille polemiche: economia in caduta libera dopo che gli attacchi islamisti al Museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse hanno persuaso i turisti a evitare la Tunisia come la peste, il debito pubblico raddoppiato negli ultimi cinque anni (quelli post-primavera araba), una svalutazione forte del dinaro, l'inflazione in salita che oggi si attesta al 4 per cento del PIL e una spesa pubblica dopata in negativo dalla massiccia assunzione di migliaia di lavoratori nel settore pubblico tra il 2011 e il 2013.

A questo scenario economico complesso e desolante si aggiungono tensioni sociali e sopratutto il radicalismo religioso, che mantiene un fortissimo appeal sopratutto tra i più giovani, delusi dagli effetti della Rivoluzione dei gelsomini e disillusi di fronte alle “riforme politiche” tanto invocate in quei giorni. Il primo governo tunisino legittimato dalle urne si è trovato invischiato in un pantano limaccioso e complesso mentre il Fondo Monetario Internazionale chiedeva riforme rapide per ammodernare la macchina dello Stato e dell'economia.

Se Roma piange, con l'Unione in preda all'inattività politica su praticamente qualsiasi questione internazionale e interna, Cartagine certamente non ride: il governo della giovane democrazia tunisina guidato da Essid appena tre settimane dopo la sua costituzione è stato subito macchiato con il sangue versato al Bardo, nel cuore di Tunisi, il 18 marzo 2015. Il 26 giugno dello stesso anno c'è stata la strage di Sousse. Lo stato d'emergenza decretato nel Paese e le ombre sulla sicurezza interna tunisina hanno rallentato, e quasi fermato, gli investimenti pubblici e stranieri nel Paese e quasi azzerato il flusso turistico, un mercato che rappresentava quasi il 10 per cento del Pil tunisino. A tutte queste contingenze si sono sommati alcuni elementi politici che hanno generato un clima di sfiducia dei tunisini nelle istituzioni e nella politica: in molti, scrive Jeune Afrique, hanno visto come un “tradimento” l'alleanza politica tra Ennahda (partito di orientamento islamista moderato) e Nidaa Tounes (laico) e questo, unito alla crisi economica, non può che provocare terremoti in seno alla giovane democrazia tunisina.

Nel 2016 per Eddis, il cui carisma è messo alla prova da una lieve balbuzie, la situazione si è complicata: l'11 gennaio ha rimpastato il governo per dare nuovi impulsi politici all'esecutivo, a febbraio è stato ricevuto da Hollande a Parigi ma al suo ritorno un lungo ricovero ha dato il giusto spazio ai suoi detrattori per cominciare a metterlo fuori dai giochi: sono in molti infatti ad aspirare al suo posto e la solitudine politica di Essid e il suo arroccamento privo di sostegno politico parlamentare lo hanno costretto rapidamente a capitolare.

Addirittura è intervenuto il presidente tunisino a lanciare accuse gravi al primo ministro, il quale a suo dire ha dimostrato “inefficienza” sopratutto nel periodo delicatissimo che ha caratterizzato l'ultimo anno e mezzo: Essebsi, dicono i beninformati, sarebbe rimasto fortemente sconvolto dal tentativo di attentato alla sua persona, quando un bus della guardia presidenziale è saltato in aria portandosi via 13 vite nel novembre 2015.

Essid ha resistito finché ha potuto, forte della Costituzione e del lavoro fatto nei durissimi mesi da primo ministro, ma non è bastato al Parlamento, che lo ha sfiduciato con 118 voti (3 soli i parlamentari vicini al primo ministro). Mercoledì 3 agosto il presidente della Tunisia Beji Caid Esseblsi dovrà pronunciarsi sul sostituto di Essid, che con ogni probabilità sarà il Ministro per gli enti locali Youssef Chahed, al quale verrà probabilmente affidato l'incarico di formare un nuovo governo di unità nazionale che rispecchi anche il nuovo quadro parlamentare nel quale Nidaa Tounes, primo partito dopo le elezioni del 2014, sarà ridimensionato per via della decisione di diversi parlamentari eletti con il partito laico di passare con gli islamisti moderati di Ennahda. Chahed è più giovane rispetto al suo predecessore: ha 41 anni, di mestiere è agronomo ed è membro del partito laico tunisino, nipote della prima donna eletta in Parlamento, l'attivista Radhia Haddad, e lontano parente del presidente Essebsi.

La Tunisia adesso ha di fronte una nuova opportunità politica per mostrare una maturità democratica sin qui traballante e immatura: il sistema semi-parlamentare sembra ancora imbragato dal carisma del Presidente Essebsi, che pure mostra una visione democratica certamente interessante per la storia della Tunisia, che sembra voler guardare oltre l'autoritarismo che l'ha contraddistinta negli anni di Ben Ali.