Tunisia: si lavora per far sposare liberamente musulmane e cristiani

Donne Tunisia
Un gruppo di donne con vestiti tradizionali si scattano un "selfie" durante i festeggiamenti per la ricorrenza dell'Indipendenza. Tunisi, Tunisia, 12 marzo 2017. REUTERS/Zoubeir Souissi
  • Un gruppo si associazioni ha chiesto il ritiro di una circolare che proibisce il matrimonio tra musulmane e cristiani;
  • Negli ultimi anni la Tunisia sta compiendo importanti passi in avanti per i diritti civili, basti pensare che sono stati approvati numerosi progetti per la costruzione di diverse chiese;

Continua la spinta della Tunisia verso l'ammodernamento, verso la costituzione di uno stato di diritto completo e che in breve potrebbe persino rendere il paese nordafricano più “civile” di tanti altri in Europa: da lunedì 20 marzo chi verrà sorpreso a fare uso di cannabis in territorio tunisino non andrà più in carcere, allontanando così il rischio di finire tra le grinfie di sedicenti imam alla ricerca di giovani menti da radicalizzare.

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Un primo segnale di come la Tunisia stia affrontando i propri problemi interni, che hanno eco ed effetti internazionali, sono state le libere elezioni dopo la caduta del governo islamico di Ennahda - oggi “stampella” della maggioranza al potere – poi c'è stata le legge sulla cannabis e il prossimo totem culturale a venire demolito potrebbe essere il divieto al matrimonio misto, normato con leggi decisamente restrittive.

Lunedì 27 marzo un gruppo di associazioni ha chiesto il ritiro di una circolare che proibisce il matrimonio tra musulmani e non-musulmani in Tunisia, un testo che “non ha alcun valore legale” nel Paese ma che di fatto “controlla la vita di migliaia di persone”, come denunciato dall'avvocato Sana Ben Achour in una conferenza stampa a Tunisi. 60 associazioni rappresentanti diversi settori della vibrante e poliedrica società civile tunisina hanno firmato un appello al governo di Tunisi affinché venga ritirata una circolare del 1973, che impedisce di fatto i matrimoni misti in Tunisia. Attualmente infatti il sistema tunisino prevede che nel caso una donna di cittadinanza tunisina voglia sposare un non-musulmano (accezione che vale per qualsiasi non-tunisino) quest'ultimo debba presentare un “certificato di conversione” senza il quale il matrimonio non può essere celebrato, o registrato se esso viene celebrato fuori dalla Tunisia. La legge ovviamente vale in un unico senso: gli uomini tunisini possono sposare senza problemi una donna non-musulmana.

Quella circolare però “mette in discussione un diritto fondamentale di ogni essere umano: la libera scelta del coniuge” spiegano le associazioni in un comunicato: “Questo divieto è una sofferenza per migliaia di donne tunisine e per le loro famiglie, private di un diritto fondamentale quale la sicurezza legale nell'istituto del matrimonio”. Secondo la coalizione di associazioni tunisine per i diritti civili il conflitto attribuito a quella circolare non attiene solo ai diritti fondamentali dell'uomo ma alla stessa Costituzione della Tunisia (adottata nel 2014 dopo la rivoluzione che ha deposto il dittatore Ben Ali) che prevede la libertà di coscienza e l'uguaglianza tra tutte le persone.

In materia di diritti delle donne e, più in generale, di diritti civili la Tunisia non smette più di sorprendere: oggi il paese nordafricano è un vero e proprio faro in materia e non solo per i paesi arabi o a maggioranza musulmana ma per tutti. In Italia, per capirci, una legge come quella tunisina sulla cannabis ce la sogniamo: proprio in questi giorni diversi quotidiani italiani riportano le notizie circa l'attività repressiva di Carabinieri e Guardia di Finanza nell'ambito di operazioni di pattugliamento delle scuole superiori con i cani antidroga: quanti adolescenti suicidi vogliamo contare nel 2017?

E così, mentre in Italia tiene banco la ridicola e pericolosissima discussione “moschee sì-moschee no” in Tunisia il governo approva decine di progetti per la costruzione di chiese: attualmente la sola diocesi di Tunisi conta 12 chiese, 9 scuole, 2 cliniche private e diverse biblioteche e centri culturali e in Tunisia c'è persino un monastero. Questo per rispondere a chi sostiene che “se noi costruiamo le chiese a casa loro ci tagliano la testa”, una visione piuttosto ristretta, se non addirittura completamente ribaltata, della realtà.

Il gruppo di associazioni che spinge per l'abolizione della circolare dei primi anni Settanta sui matrimoni misti in Tunisia punta a farla ritirare entro il prossimo mese di novembre, un obiettivo non impossibile se consideriamo che in tempi recenti governo e parlamento della Tunisia si sono mostrati insolitamente celeri nell'abrogare leggi liberticide e nel promulgarne altre decisamente progressiste. Ma per raggiungere tale obiettivo la strada non è priva di ostacoli, soprattutto nel paese che ha rifornito più di tutti le fila di Daesh con i radicalizzati foreign fighters di nazionalità tunisina: la cancellazione di quella circolare implicherà un'opera politica di sensibilizzazione dei ministeri competenti, Giustizia e Interni, e del capo del governo, ma anche una vasta operazione di conoscenza alla popolazione tutta.

Le donne in Tunisia restano ancora oggi cittadine di serie B ma i progressi compiuti negli ultimi anni sono da capogiro e, forse, non hanno eguali nemmeno nel mondo occidentale: il delitto d'onore e il matrimonio riparatore, in Italia, sono stati aboliti solo il 5 settembre del 1981. Ancora oggi le donne tunisine sono discriminate, come ad esempio in caso di eredità (il codice tunisino indica sempre nel marito, come capo famiglia, il legittimo destinatario di ogni eredità). È innegabile che la Tunisia stia oggi stupendo il mondo e, sopratutto, se stessa: oggi le donne tunisine ricoprono posizioni importanti e di potere (8 ministri sono donne), l'attuale primo ministro Yussef Chahed è figlio della prima donna deputata eletta al Parlamento tunisino, il Parlamento ha abolito la poligamia e il ripudio e la nuova Costituzione è un faro del diritto nel mondo arabo, per cui “tutti i cittadini hanno eguali diritti e doveri” senza distinzione alcuna.

Oggi la Tunisia sta letteralmente picconando l'oscurantismo, un'operazione che in parte crea conflitti sociali che il governo sembra voler gestire grazie all'alleato storico della cultura araba: il tempo. Lo scorso anno diverse ONG per i diritti delle donne hanno denunciato “l'esitazione delle autorità nell'attuare gli articoli della Costituzione dedicati alla parità, all'uguaglianza e alla criminalizzazione della violenza sulle donne” ma lodando in ogni caso la direzione intrapresa dal Paese. Che, presto o tardi, potrebbe doppiarci lungo la sfavillante strada dello stato di diritto: che vinca Cartagine!